Vino vegano: cosa significa? Facciamo chiarezza sull’argomento

Cosa significa esattamente "vino vegano" e quali sono le caratteristiche che un prodotto deve avere per poter essere definito in questo modo? Facciamo chiarezza parlando di metodi di certificazioni, chiarificazione e packaging.

Quante volte ci sarà capitato di assistere o partecipare a una discussione sul vino vegan, che sarà suonata più o meno così:

-“Attenzione, il vino non è vegan!”
-“Certo che no, a parte quello bianco!”
– “Vi sbagliate, sono vegani quelli senza solfiti!”
– “Non è così, so per certo che sono vegani solo quelli biologici!”
– “Ma cosa dite? Mio cugino mi ha detto che…”.

Sì, perché l’eccesso di opinioni su siti, social e testate giornalistiche è ormai una delle cause principali della cattiva informazione, ed è davvero complesso informare correttamente in mezzo a tante affermazioni spesso in contraddizione tra loro e altrettanto spesso scritte e diffuse da persone senza specifiche conoscenze sull’argomento. Proviamo quindi a fare un po’ di chiarezza e a definire in modo  univoco come stanno le cose: cosa significa “vino vegano”?

Per prima cosa partiamo col dire che, tecnicamente, tutti i vini sono legittimamente definibili “vegan”. La definizione europea del significato di “vegano” è consultabile sul sito www.veganstandard.eu (che invitiamo tutti a usare come strumento di risposta verso chi facesse affermazioni errate) e fa riferimento esclusivamente agli ingredienti utilizzati. Certamente lo standard europeo si riferisce solo ai requisiti minimi necessari per poter legittimamente definire “vegano” un prodotto ma, da vegani, niente ci vieta di pretendere di più; anzi, è auspicabile avanzare ogni ulteriore richiesta che possa servire a sensibilizzare la società relativamente alle motivazioni di questa scelta etica.

Per il vino esistono attualmente diverse certificazioni: alcune fanno esplicito riferimento a precisi standard consultabili dai consumatori, altre – che lavorano in maniera forse un po’ meno trasparente – non rendono invece pubblici tali standard. A parte questo aspetto, tutte paiono conformi allo standard europeo aggiungendo però l’ulteriore aspetto di verifica sul tipo di chiarificazione utilizzata per diminuire l’intorpidimento proteico. Questo processo viene spesso effettuato utilizzando coadiuvanti tecnologici di origine animale come caseine, gelatine animali, sangue di bue e altre sostanze più specifiche certamente estranee a ciò che può essere realisticamente definito compatibile con la scelta vegan. Bisogna sottolineare che tali agenti chiarificanti non fanno parte degli ingredienti, ma sono invece definibili “coadiuvanti tecnologici” ed è per questo che tale procedura non esclude il vino dagli alimenti utilizzabili dai vegani.

Cosa sono i “coadiuvanti tecnologici”?

Questa definizione è indicata nel regolamento (CE) 1333/08 relativo agli additivi alimentari, che fa però riferimento a tutte le sostanze di per sé non destinate al consumo alimentare diretto, ma utilizzate “nella trasformazione di materie prime, alimenti o loro ingredienti, per esercitare una determinata funzione tecnologica nella lavorazione o nella trasformazione”. Il regolamento specifica inoltre che residui di tali sostanze o loro derivati possono essere presenti nel prodotto finito se la loro presenza è “non intenzionale” e “tecnicamente inevitabile” a patto che “questi residui non costituiscano un rischio per la salute e non abbiano effetti tecnologici sul prodotto finito”. (reg. CE 1333/08, art. 3.2.b).

Non vanno confusi con gli additivi. La principale differenza? L’additivo diventa, direttamente o indirettamente, componente dell’alimento finale e, in quanto tale, deve essere inserito nella lista degli ingredienti. Al contrario, il coadiuvante tecnologico nell’alimento finale è presente solamente sotto forma di residuo e non esercita un effetto tecnologico sul prodotto. Per tale motivo, non è necessario inserire nella lista degli ingredienti le denominazione dei coadiuvanti tecnologici utilizzati.

Affinché un vino, una birra o qualsiasi altro tipo di alcolico possano essere correttamente chiarificati (quindi filtrati) con metodi totalmente compatibili con la scelta etica vegan è necessario che il processo di filtrazione venga eseguito senza l’utilizzo di sostanze di origine animale. Quali sono quindi i metodi compatibili? I più utilizzati sono la filtrazione attraverso bentonite o tramite semplice decantazione naturale, tanto che la maggior parte delle certificazioni vegan prevedono infatti questo genere di soluzioni. Ma questo basta a rendere un vino adeguato a chi abbia intrapreso un percorso etico vegan o è necessario pretendere qualcosa in più?

Vino vegano: uno sguardo (anche) al packaging

Per dare una risposta concreta a questo quesito, ci viene in aiuto lo standard VEGANOK, il cui disciplinare fissa delle regole rigide nel pieno rispetto di tutto ciò che rappresentano i valori della scelta etica vegan. Molte persone non sanno infatti che tra gli “ingredienti” del packaging necessario a contenere e conservare il prodotto – contenitore primario, contenitore secondario, colle, inchiostri, mastici, guarnizioni – sono spesso presenti sostanze animali come caseina, lanolina, sego bovino e altre sostanze assolutamente inaccettabili in un prodotto vegan. Può un prodotto che contiene tali sostanze essere considerato vegan dai vegani stessi? Ovviamente la risposta è no, senza “se” e senza “ma”.

Lo standard VEGANOK è attualmente l’unico standard vegan al mondo che garantisce l’assenza di sostanze animali nel prodotto considerando anche il packaging. Oltre a ciò, include anche il divieto di effettuare (o commissionare ad altri) esperimenti su animali, non solo per il prodotto certificato, ma sull’intera produzione dell’azienda produttrice anche al di fuori del settore alimentare.

Quindi, riassumendo, tutti i vini sono tecnicamente definibili “vegan”, ma i vegani cercano di consumare prodotti con una maggiore consapevolezza. Se realmente si vuole produrre un vino che non solo sia definibile “vegan” ma che possa vantare questa caratteristiche nel rispetto di precisi standard etici e soprattutto nel rispetto di chi lo comprerà, abbiamo gli strumenti per farlo: sta a noi scegliere!

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Sauro Martella
Fondatore VEGANOK

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