Analizzando il comportamento di ricerca degli italiani negli ultimi tre mesi (dicembre 2025 – marzo 2026) attraverso Google Trends, l’Osservatorio VEGANOK ha rilevato che il tofu domina incontrastato l’interesse per i prodotti vegan e vegetali, con un indice di interesse medio pari a 61 su 100: quasi il triplo rispetto al secondo termine più cercato, il latte d’avena (20), e oltre cinque volte il tempeh (11).

Il picco di interesse si è concentrato a febbraio 2026, sull’onda di un gennaio particolarmente intenso per il mondo vegan italiano: da un lato il Veganuary, la campagna internazionale che ogni anno spinge milioni di persone a sperimentare l’alimentazione vegetale; dall’altro, proprio a gennaio, il lancio annuale di VEGANOK CHANGE — il percorso strutturato su 52 settimane ideato da VEGANOK per accompagnare chi vuole avvicinarsi al veganismo in modo graduale, consapevole e supportato. Due iniziative diverse per natura e approccio, ma che insieme fotografano un momento in cui l’interesse per il vegan non è più solo curiosità passeggera: diventa percorso. Ma i dati sulle query in crescita raccontano qualcosa di più interessante del semplice effetto stagionale.
La vera notizia: gli italiani cercano il mapo tofu

Tra le query in forte crescita legate al tofu, spicca un dato inatteso: “mapo tofu near me” registra una variazione del +1.700%, mentre “mapo tofu” cresce del +300%. Seguono “hamburger di tofu” e “tobiko”, entrambe classificate da Google Trends come impennata. Un insieme di segnali che racconta un cambiamento culturale preciso: il tofu non è più solo l’ingrediente del vegano consapevole che cucina a casa. È diventato un’esperienza gastronomica da cercare fuori, al ristorante, in versione autentica e spesso asiatica.
Il mapo tofu è un piatto della tradizione sichuanese, a base di tofu morbido, salsa fermentata di fagioli e peperoncino, e il caratteristico pepe di Sichuan — noto per il suo effetto intorpidente. Esiste in versione completamente vegana, e sta conquistando le tavole italiane grazie alla diffusione dei ristoranti cinesi di nuova generazione e al traino dei contenuti food sui social. Il fatto che gli italiani lo cerchino con “near me” è un segnale forte: non lo stanno scoprendo, lo stanno già conoscendo e vogliono trovare dove gustarlo.
Anche il tobiko — le piccole uova di pesce volante croccanti tipiche del sushi — compare tra le query in impennata non per caso: nella sua versione vegana, realizzata con alghe marine, è sempre più presente nei menu dei ristoranti fusion e vegan. La sua comparsa in questo contesto conferma il quadro: è la cucina asiatica il nuovo motore dell’interesse per il tofu in Italia.
Curiosità critica in crescita: “tofu controindicazioni” sale
Accanto all’entusiasmo gastronomico, emerge un’altra tendenza significativa: la query “tofu controindicazioni” è tra le più in crescita, con andamento classificato come impennata da Google Trends. Un dato che non va letto negativamente: indica un pubblico che vuole informarsi, che non si accontenta del “fa bene perché è vegan” ma cerca risposte precise.
È un segnale di maturità del mercato. Il consumatore vegan italiano sta diventando più esigente e più consapevole — e questo è esattamente il terreno su cui la certificazione e la trasparenza fanno la differenza.
Il quadro complessivo

L’analisi conferma una tendenza che l’Osservatorio VEGANOK monitora da tempo: il mercato vegan italiano non è omogeneo. Accanto a un interesse consolidato per il tofu come ingrediente versatile e proteico, cresce la domanda di esperienze culinarie più sofisticate, di origine etnica, e di informazioni affidabili sui prodotti. Il latte d’avena si conferma al secondo posto, stabile, maturo, mentre il tempeh mantiene una nicchia di interesse tra i consumatori più orientati alla fermentazione e alla salute dell’intestino.
Commenta Laura Serpilli, Direttrice di Osservatorio VEGANOK:
“Questi dati ci dicono qualcosa che il mercato fatica ancora ad ammettere: il vegan in Italia non cresce nonostante la cultura gastronomica ma attraverso di essa. Gli italiani non cercano il tofu perché qualcuno li ha convinti che fa bene al pianeta, lo cercano perché è dentro un piatto che li ha incuriositi, che hanno visto su uno schermo o assaggiato al ristorante. Il mapo tofu non è un’eccezione esotica: è la dimostrazione che quando un ingrediente vegetale entra in una narrazione culinaria forte, autentica, radicata in una tradizione, anche lontana dalla nostra, il consumatore lo segue naturalmente. Senza resistenze, senza bisogno di essere persuaso. È questo il meccanismo che come Osservatorio continuiamo a monitorare: non quante persone si dichiarano vegane, ma come il cibo vegetale conquista spazio nella vita quotidiana delle persone che vegane non sono.”
Fonte: elaborazione Osservatorio VEGANOK su dati Google Trends, dicembre 2025 – marzo 2026, Italia.
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