Packaging: per gli italiani, il futuro post-Covid tra sostenibilità e trasparenza

Gli italiani vogliono packaging “green”, che chiariscano le caratteristiche del prodotto e ne illustrino la tracciabilità: ecco i dati emersi dal secondo Osservatorio Out-of-the-Box realizzato a giugno.

Uno strumento per garantire la sicurezza, ma anche un mezzo per consolidare la riconoscibilità del brand ed esprimere l’attenzione dell’azienda ai temi della sostenibilità: nell’era post-Covid, il packaging cambia volto e diventa per i consumatori molto più di un semplice contenitore. A rivelarlo sono i dati emersi dal secondo Osservatorio Out-of-the-Box, presentato lo scorso giugno e realizzato da Nomisma e Glaxi per l’azienda di imballaggi Ghelfi Ondulati.

In un’epoca in cui la sicurezza e la salute sono temi fondamentali, gli italiani cercano un packaging che rispecchi caratteristiche precise: il 55% delle persone coinvolte nel sondaggio afferma che, pensando agli acquisti futuri, preferirà confezioni che rispecchino chiaramente le caratteristiche del contenuto; il 53%, invece, tenderà a scegliere il packaging più sostenibile.

Ma cosa intendono esattamente gli italiani quando parlano di sostenibilità del pack dei prodotti? Un italiano su due ritiene che sia necessario che l’imballaggio sia stato realizzato usando materiali il più possibile riciclabili, ma che allo stesso tempo siano facili da smaltire (56%) e da riciclare (50%). La propensione è per quei prodotti che riportano in etichetta le indicazioni per un corretto smaltimento. Non manca l’attenzione ai metodi di produzione: il 42% delle persone coinvolte, ritiene importante che il packaging sia stato creato usando fonti rinnovabili e con basse emissioni di CO2, mentre un altro 42% pone l’accento sul fatto che la sua produzione sia avvenuta senza sfruttare la manodopera dei paesi poveri. Il concetto di sostenibilità si estende quindi oltre il rispetto per l’ambiente, riguardando anche la tutela dei lavoratori.

Focus on: il “packaging del futuro”

Premesso che quello della sostenibilità è oggi più che mai un tema sentito, che riguarda diversi ambiti produttivi, rispetto al packaging emergono idee contrastanti. C’è chi non sarebbe disposto a pagare di più per un imballaggio “eco” (3 italiani su 10) se si tratta di alimenti. Il 37%, però, spenderebbe il 40% se si prendono in considerazione i capi di abbigliamento, anziché i prodotti alimentari.

In un futuro post-Covid, i consumatori si aspettano che il packaging risponda a esigenze ben precise, prima tra tutte la comunicazione delle caratteristiche di base del prodotto (88%). Seguono l’attenzione alla sostenibilità (84%), la capacità di evidenziare la trasparenza e l’onestà del brand (83%), la trasmissione di un senso di positività, freschezza ed energia (82%), e l’espressione dell’autenticità della marca (78%).

Un altro aspetto che riguarda il “packaging del futuro” è il lavoro di innovazione che gli italiani si aspettano dalle aziende: per 9 italiani su 10 sarà importante l’impiego di nuovi materiali e tecnologie che garantiscano la sicurezza in termini di igiene e salute, e capaci di far percepire la freschezza del prodotto. Per l’83% dei consumatori è fondamentale la tracciabilità e, in particolare, il 70% vorrebbe trovare sul packaging dati riferiti al ciclo di vita del prodotto, come data di produzione e data di scadenza; il 69% elementi legati alla sicurezza sanitaria e alla conservazione, mentre un altro 69% si concentra sull’origine delle materie prime e le fasi della produzione. Per il 66% è fondamentale trovare certificazioni e indicazioni a comprova della qualità.

Leggi anche: una panoramica sugli ingredienti del pack

Parlando di packaging e sostenibilità, come Osservatorio non possiamo evitare il riferimento alla possibile presenza di derivati animali nel packaging di un prodotto. Se un prodotto è vegetale al 100%, ma la sua confezione è realizzata con colle, inchiostri o materiali non vegan, nemmeno il prodotto stesso può essere considerato vegan.

Questo è uno dei principali motivi per cui molte realtà che (apparentemente) producono referenze già 100% vegetali – come legumi, salse e conserve – scelgono di uniformare i propri prodotti allo standard VEGANOK. Al momento, infatti, il marchio VEGANOK è l’unico al mondo a verificare che nel packaging non siano contenute sostanze di origine animale.

Per approfondire questo argomento: Packaging e prodotto vegano: l’analisi degli inchiostri e dei materiali

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Sauro Martella
Fondatore VEGANOK

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