Vegani pitagorici

Perché i vegani erano chiamati pitagorici?

Perché i vegani sono stati definiti per secoli Pitagorici? Perché Pitagora fu il primo studioso a legare indissolubilmente metodo scientifico, medicina ed etica all’alimentazione.

La parola “vegan” è relativamente recente, nata nel 1944  a Londra, quando – all’interno della Vegetarian Society – emerse l’esigenza di creare una nuova definizione per i vegetariani che dalla loro dieta avevano scelto di eliminare i derivati animali. Prima, però, come venivano chiamati? Andiamo indietro nel tempo e atterriamo in Grecia, sulle scalinate di una delle prime scuole Pitagoriche.

Pitagora e la Metempsicosi

Tutti conosciamo Pitagora (Samo, Grecia, 570 a.C.), abbiamo studiato in matematica il suo teorema, in filosofia la sua dottrina e letto alcuni momenti della sua vita in letteratura antica. Un esempio ne è Ovidio, che ci racconta come questo grande pensatore greco fu tra i primi a scagliarsi contro i banchetti a base di carne. Nelle Metamorfosi, il poeta rivela che per Pitagora mangiare animali non era necessario, anzi, lo considerava una strage priva di senso perché la terra stessa offre frutti capaci di soddisfare i palati e le esigenze del corpo delle persone.

Amici miei, evitate di corrompere il vostro corpo con cibi impuri; ci sono campi di frumento, mele così abbondanti da piegare gli alberi dei rami, uva che riempie le vigne, erbe gustose e verdure da cuocere. La terra offre una grande quantità di ricchezze, di alimenti puri, che non provocano spargimento di sangue né morte.

Questa sua idea, così forte e radicata in lui e nei suoi discepoli, deriva dalla Metempsicosi, credenza in cui ogni essere vivente, animali compresi, viene considerato dotato di un’anima, e che, una volta defunto si reincarna in qualsiasi forma di vita. Quindi, uccidere un animale nel pensiero pitagorico è considerato come uccidere una persona: un crimine.

Coloro che uccidono gli animali e ne mangiano le carni saranno più inclini dei vegetariani a massacrare i propri simili.”

Audosso, matematico e astronomo greco, ci tramanda addirittura che Pitagora si tenesse alla larga dai cacciatori e dai macellai, rifuggendo ogni persona o luogo legato alla morte. Per lui, infatti, chi si nutre di carne lo fa esclusivamente per vanità, ignorando il legame profondo che invece ci lega come parte di un tutto e che ci ricollega al divino.

“Come potrete pretendere giustizia quando voi stessi sacrificate per crudele ghiottoneria o avidità degli esseri legati a noi da fraterna alleanza?”

Vegani pitagorici: la nascita di una filosofia

Il non mangiare carne, quindi, per i pitagorici è un atto elevato di purificazione e di rispetto per la vita. La morte delle creature non è giustificabile e nemmeno da prendere in considerazione come sacrificio per le divinità, anzi, per Pitagora e i suoi seguaci l’unico modo per esaltare la divinità è con le buone azioni, la tutela del prossimo e la cura di sé.

“Mai sacrificare animali agli Dei o ferire animali ma promuovere in tutti i livelli una cultura di rispetto e protezione nei loro riguardi”.

Oltre alle implicazioni etico-religiose, infine, si aggiungono anche quelle medico-scientifiche: Pitagora stesso aveva constatato che nutrirsi di legumi (fave a parte), frutta e verdura era decisamente più salutare che nutrirsi in modo eccessivo di carne. Sosteneva, inoltre, che una dieta a base vegetale rendesse più vigorosi nel corpo e nella mente, mentre, al contrario, mangiare eccessivamente carne rendesse più violenti e pigri.

Esempi di queste convinzioni furono i risultati ottenuti da alcuni pitagorici come Milom famoso atleta greco, ed Eurimena, che vinse le olimpiadi: entrambi erano vegani.

Influenza della Scuola Pitagorica 

vegani pitagorici

Sono proprio le sue convinzioni, tramandate nel tempo, ad aver reso Pitagora uno dei primi vegetariani della storia, ma probabilmente uno dei primi vegani: anche se non esistono fonti certe sulle sue idee legate ai derivati animali, ne esistono molte che asseriscono che non indossasse né calzari, né indumenti di pelle o pellicce.

Furono proprio le sue idee, che trovarono sede a Crotone nella prima scuola di vegetarismo, ad ispirare Plutarco, Ovidio, Seneca, Platone, Aristotele, Epicuro, Porfirio e moltissimi altri filosofi dopo di loro, raggiungendoci fino a oggi, ancora con i loro tratti mistici, ma profondamente attuali. 

Pitagora ha avuto questo forte impatto perché non era una persona che seguiva una credenza, ma uno studioso che osservava, ascoltava e faceva suo ogni insegnamento della terra, del passato (era un grande conoscitore delle scuole egizie, delle teorie orfiche e delle tradizioni druidiche) e lo interpretava in un’ottica orientata al futuro. La sua visione della religione lo dimostra: per lui rispettare il divino significava rispettare ogni forma di vita, rispettare il proprio corpo mantenendolo in salute, e rispettare anche gli animali permettendogli di vivere una vita felice e priva di sofferenze inutili. 

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In una statua dedicata a Pitagora, eretta dai romani successivamente alla sua morte, troviamo l’incisione:

Il più saggio di tutti gli uomini. Si disse che venne a questo mondo per migliorare la razza umana. Fu visto alimentare orsi con delle pannocchie e non venne mai attaccato dalle diverse belve che avvicinava. Un giorno durante un viaggio tra Sibari e Crotone incontrò dei pescatori che issavano delle reti. Indovinò per scommessa il numero dei pesci ed essi accettarono di ributtarli a mare. Pitagora pagò il valore dei pesci liberati. Si credeva ad una sua immacolata concezione che lo voleva figlio del dio Apollo intervenuto spiritualmente sulla sua madre naturale”.

Alla fine, quindi, perché i vegetariani sono stati definiti per secoli Pitagorici? Perché Pitagora fu il primo studioso a legare indissolubilmente metodo scientifico, medicina ed etica all’alimentazione, rivelando le sue capacità di tutelare salute fisica e mentale. Sono stati proprio i suoi studi e le testimonianze al riguardo a contagiare seguaci e persone vissute anni e anni dopo di lui, in ogni parte del mondo, e ad arrivare fino a noi in tutta la loro potenza.


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