Stop alla macellazione dei cavalli: 50.000 firme per portare la decisione in Parlamento

In Italia l'83% delle persone che consumano carne non mangia carne di cavallo, eppure macellare un cavallo è ancora perfettamente legale. Animal Equality ha deciso di trasformare questa contraddizione in una proposta di legge di iniziativa popolare: si chiama "Fine corsa" e ha bisogno di 50.000 firme entro il 6 gennaio 2027.

Secondo i dati Ipsos diffusi da Animal Equality, tra gli italiani che consumano carne l’83% non consuma carne di cavallo. Non solo: il 73% prova empatia verso questo animale e lo considera alla pari di cani e gatti. Il cavallo, nella percezione collettiva, è sempre più un compagno di vita, un animale da relazione, una presenza con cui molte persone costruiscono legami profondi. Per la legge, però, può ancora finire al macello.

È da questo divario che nasce “Fine corsa”, la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Animal Equality insieme a Fondazione Islander, l’organizzazione che si occupa del recupero di cavalli e altri equidi vittime di maltrattamento o abbandono. L’obiettivo è chiaro: vietare la macellazione degli equidi in Italia.

La questione normativa: la sigla che può decidere la vita di un cavallo

Per capire perché oggi un cavallo può essere macellato bisogna partire da una sigla: DPA, cioè “destinato alla produzione di alimenti per il consumo umano”.

A differenza di cani e gatti, tutelati dalla legge 281 del 1991 in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo, gli equidi non sono riconosciuti in modo univoco come animali d’affezione. Nel loro documento identificativo viene indicata una classificazione: DPA o non DPA. È questa destinazione a stabilire se un equide può essere avviato alla macellazione per il consumo umano oppure no.

Il risultato è una contraddizione evidente: un cavallo può essere vissuto per anni come animale da compagnia, e, se classificato come DPA, restare comunque destinabile alla macellazione. La proposta di legge chiede di superare questa ambiguità, riconoscendo agli equidi una tutela coerente con il ruolo che occupano oggi nella società.

Lo ha spiegato con chiarezza Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia, vicepresidente europeo dell’organizzazione e fondatore della realtà italiana di Animal Equality, ospite a Morning News su Canale 5:

“Per legge il cavallo non è identificato in maniera unica come per i cani e gatti. Alla sua nascita gli viene assegnata una sigla, DPA o non DPA, e questo definisce se finisce al macello”.

Cosa prevede la proposta di legge

Il testo depositato interviene su quattro fronti:

  • stop alla macellazione degli equidi;
  • rafforzamento della tutela e del riconoscimento giuridico degli animali;
  • controlli più stringenti sulla filiera;
  • protezione normativa degli equidi lungo tutta la catena.

Un punto merita attenzione: non si tratta di una semplice petizione online. La legge di iniziativa popolare è uno strumento previsto dall’articolo 71 della Costituzione italiana, che consente ai cittadini di presentare alle Camere un progetto di legge redatto in articoli e sostenuto da almeno 50.000 firme valide.

Questo non significa che la proposta venga approvata automaticamente. Significa però che la mobilitazione dei cittadini assume una forma giuridica precisa, entra nel circuito istituzionale e aumenta la pressione pubblica e politica su un tema che, secondo Animal Equality, non può più essere rimandato.

Il tema, peraltro, non è nuovo per le aule parlamentari. Come ha ricordato Cupi durante l’intervista, sono già state depositate diverse proposte di legge alla Camera con un sostegno politico trasversale, “sia da destra che da sinistra”. Il dossier è passato per audizioni parlamentari e discussioni in Commissione Agricoltura. Quello che manca, secondo Animal Equality, non sono i dati né la consapevolezza, ma la volontà di decidere.

Per firmare la proposta di legge di iniziativa popolare: è possibile consultare la pagina ufficiale della campagna “Fine corsa” sul sito di Animal Equality.

Le inchieste: cosa succede nei macelli equini italiani

La proposta di legge poggia anche su anni di lavoro investigativo. Animal Equality documenta da tempo la filiera della carne di cavallo in Italia, portando alla luce criticità legate ai controlli e a pratiche illegali.

Le irregolarità riscontrate durante le indagini sono gravi e ricorrenti. A Morning News, Matteo Cupi ha citato alcuni casi emblematici: stordimenti inefficaci, con animali macellati ancora coscienti; cavalli costretti ad assistere alla morte dei propri compagni; una carcassa abbandonata nel cortile di un macello, in violazione delle normative europee sulla gestione delle carcasse; e persino un cavallo non destinato alla produzione alimentare finito comunque al macello.

Quest’ultimo punto è cruciale, perché mostra che nemmeno la classificazione non DPA, oggi l’unica barriera formale rispetto alla macellazione per consumo umano, può bastare se il sistema dei controlli non funziona.

Il quadro è confermato anche in sede giudiziaria. Animal Equality si è costituita parte civile in un maxi processo nato dalle indagini del Nucleo Antisofisticazioni dei Carabinieri di Perugia insieme alla ASL veterinaria. Secondo quanto riportato dall’organizzazione, l’inchiesta ha fatto emergere un sistema illegale attivo in diverse regioni italiane: maltrattamenti sistematici, documenti falsificati nella Banca Dati Nazionale Equini e cavalli non idonei alla macellazione immessi nel circuito alimentare.

Per firmare la proposta di legge di iniziativa popolare: è possibile consultare la pagina ufficiale della campagna “Fine corsa” sul sito di Animal Equality.

Chi sostiene “Fine corsa” e come firmare

La proposta di legge di iniziativa popolare è stata depositata presso la Corte di Cassazione di Roma il 2 luglio 2026 e presentata alla Camera dei Deputati il giorno successivo. La campagna ha raccolto il sostegno pubblico di personalità del mondo dello spettacolo, della scienza, della politica e dell’attivismo, tra cui Nicole Berlusconi, Edoardo Stoppa, Claudia Vismara, Roberto Marchesini, Richard O’Barry, Marc Bekoff, Caterina Murino, Rita Dalla Chiesa, Eleonora Evi e Micaela Biancofiore.

La raccolta firme ha una scadenza precisa: 6 gennaio 2027. Servono almeno 50.000 firme certificate, che possono essere apposte digitalmente con SPID o Carta d’identità elettronica. Tutte le informazioni e le istruzioni sono disponibili sul sito di Animal Equality, alla pagina ufficiale della campagna “Fine corsa”.

“Quello che possiamo decidere adesso è da che parte vogliamo stare come società: se dalla parte dell’empatia e del rispetto verso gli animali, o mantenere lo status quo”

ha concluso Cupi a Morning News, definendo la raccolta firme “un’opportunità unica e rivoluzionaria”.

La scelta, come ha osservato in trasmissione anche Emanuela Carcano, giornalista Mediaset, tocca un principio più ampio: una società civile si misura non solo da quello che fa, ma anche da quello che decide di non fare più.

Per firmare la proposta di legge di iniziativa popolare: è possibile consultare la pagina ufficiale della campagna “Fine corsa” sul sito di Animal Equality.


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