Una dieta vegana riduce del 12% il rischio di ictus: lo studio è dell’Università di Harvard

Per la prima volta, uno studio confronta la correlazione tra il tipo di grassi assunti (animali o vegetali) al rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari: una dieta plant-based risulta protettiva, specialmente rispetto alla possibilità di andare incontro a ictus.

Limitare il consumo di grassi di origine animale, in favore di grassi vegetali, riduce del 12% il rischio di ictus: a rivelarlo è uno studio presentato in questi giorni durante le sessioni scientifiche 2021 dell’American Heart Association e realizzato da alcuni studiosi dell’Università di Harvard. Questa ricerca, anche se ancora in attesa della procedura di peer review, è di grande importanza perché è la prima ad analizzare in modo completo l’impatto sul sistema cardiovascolare derivante da grassi animali e vegetali.

I dati derivano da follow-up condotti ogni 4 anni, per quasi 30 anni, su 117.136 partecipanti al Nurses’ Health Study (1984-2016) e allo Health Professionals Follow-up Study (1986-2016), due dei più grandi studi condotti per esaminare i fattori di rischio per varie malattie croniche. Quello che emerge è la correlazione tra il consumo di grassi di origine animale e l’insorgenza di ictus: coloro che hanno assunto principalmente grasso da fonti derivate animali – come manzo, maiale, pancetta, salame e altre carni trasformate – hanno avuto un aumento del 16% del rischio di ictus. Ma non è tutto: gli esperti hanno scoperto che ogni singola porzione di carne aumentava il rischio di ictus dell’8%, e una porzione di carne lavorata addirittura del 12%. Non è stata dimostrata alcuna correlazione tra il consumo di grassi derivanti dai prodotti lattiero-caseari e l’insorgenza di ictus.

Al contrario, i partecipanti che assumevano grassi alimentari in prevalenza da fonti vegetali – come olio di oliva, girasole, e colza – hanno mostrato un rischio inferiore del 12% di andare incontro a ictus.

La salute passa da un’alimentazione plant-based

Già nel 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato le carni lavorate come “cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 1), mentre il consumo di carne rossa è stato classificato come “probabilmente” cancerogeno per l’uomo “(Gruppo 2A). Nel fare questa valutazione, il team di lavoro ha preso in considerazione tutti i dati rilevanti esaminati, mostrando un’associazione tra consumo di carne rossa e cancro colon-rettale, del pancreas e della prostata.

Oggi non si contano le ricerche che dimostrino come una alimentazione a base vegetale sia vantaggiosa per la salute: ultimo in ordine di tempo è uno studio secondo cui gli anziani che seguono un’alimentazione plant-based, assumono il 58% in meno di farmaci rispetto ai coetanei onnivori. Una dieta onnivora, al contrario, corrisponde sia a un aumento della morbilità, che del numero di pillole assunte.

I risultati della nostra ricerca indicano che, nella prevenzione delle malattie cardiovascolari tra cui l’ictus, il tipo di grasso e le fonti da cui viene assunto sono più importanti della quantità totale di grassi ingeriti” ha dichiarato il dottor Fenglei Wang, della Harvard TH Chan School of Public Health e tra i principali autori dello studio. Il dottor Michael Miedema, direttore del Minneapolis Heart Institute, ha fatto eco affermando che “questo studio conferma quello che sostiene da tempo la scienza nutrizionale: dovremmo scegliere principalmente una dieta a base vegetale. La dieta americana media si basa su proteine ​​di origine animale e, prima riusciremo a spostarla verso una più vegetale, meglio staremo“.

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Sauro Martella
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