Gli anziani vegani assumono il 58% in meno di farmaci rispetto ai coetanei – Lo studio

Lo studio, pubblicato sull'American Journal of Lifestyle Medicine, dimostra una minore morbilità e una minore necessità di assumere farmaci per gli anziani che seguono una dieta plant-based.

Gli anziani che seguono un’alimentazione plant-based, assumono il 58% in meno di farmaci rispetto ai coetanei onnivori. A rivelarlo è uno studio pubblicato sull’American Journal of Lifestyle Medicine, analizzando l’associazione tra la tipologia di dieta e la polifarmacia, ovvero la necessità di assumere regolarmente cinque o più farmaci. A questa, molto frequente tra le persone anziane, si associano potenziali effetti collaterali negativi dovuti alle interazioni farmacologiche. Secondo gli esperti, gli individui che assumono più di cinque farmaci al giorno hanno un rischio maggiore dell’88% di eventi avversi da farmaci e tassi di mortalità più elevati.

I dati raccolti si basano su 328 partecipanti, di età pari o superiore a 60 anni, e i risultati parlano chiaro: una dieta vegana riduce sensibilmente sia la morbilità che il numero di farmaci assunti, anche se associata all’aumento dell’età, dell’indice di massa corporea (BMI) e alla presenza di malattie. Una dieta onnivora, al contrario, corrisponde sia a un aumento della morbilità, che del numero di pillole assunte.

I risultati mostrano che un’alimentazione sana, in particolare una dieta vegana, può essere protettiva nel portare a ridurre l’assunzione di farmaci, sia prevenendo lo sviluppo di fattori di rischio e/o malattie cardiovascolari, che aiutando a controllare tali condizioni” dichiarano gli esperti, autori dello studio.

Consumo di carne e malattie: le stime per l’Italia

Mentre questi dati si riferiscono in particolare alla popolazione anziana, un altro studio interessante, realizzato per LAV da Demetra – società che si occupa di ricerca scientifica e sostenibilità – analizza invece la correlazione tra consumo di carne e la possibilità di contrarre quattro gravi patologie, in tutta la popolazione: carcinoma del colon-retto, diabete di tipo 2, ictus e malattie cardiovascolari. I risultati, che riguardano l’Italia, si basano su un consumo di 43,8 g al giorno di carne rossa e 46,0 g al giorno di carne lavorata, ovvero la media giornaliera consumata dagli onnivori in Italia.

I dati scientifici dimostrano che il consumo di 43,8 g/gg di carne rossa aumenta del 3% il rischio di ammalarsi di carcinoma del colon-retto e dell’8,6% la possibilità di avere il diabete di tipo 2. Il consumo di carne lavorata, invece, aumenta il rischio di contrarre tutte e quattro le malattie considerate, e con una percentuale decisamente più alta. Per fare un esempio, il rischio di contrarre il diabete di tipo 2 consumando 46 g al giorno di carne lavorata aumenta di oltre il 30%.

Per saperne di più: Consumo di carne e malattie: ogni anno gli italiani perdono 2,3 giorni di vita in salute

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Sauro Martella
Fondatore VEGANOK

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