Il 30 aprile 2026 il Parlamento Europeo ha approvato in sessione plenaria una risoluzione sul futuro del settore zootecnico europeo. 426 voti a favore, 119 contrari, 40 astenuti: il 73% dei votanti ha detto sì a un testo che, dietro la retorica della “tutela dell’agricoltura europea”, contiene misure che riguardano da vicino e osteggiano tutto l’ecosistema vegan e plant-based: le imprese, le organizzazioni, la comunicazione, persino le mense scolastiche.
Il testo, il documento A10-0088/2026, relatore Carlo Fidanza (ECR / Fratelli d’Italia), adottato dalla Commissione Agricoltura il 18 marzo, è non vincolante, ma porta il peso politico di una larga maggioranza parlamentare e segnala la direzione in cui si intende spingere la Commissione europea nei prossimi anni.
Cosa dice la risoluzione: i punti che ci riguardano
Stop ai finanziamenti europei per le ONG plant-based (punto 10) La risoluzione chiede alla Commissione di smettere di finanziare le ONG che fanno lobbying trasmettendo «un’immagine fuorviante, militante e ideologica dell’allevamento in Europa». La richiesta è accompagnata da un invito a istituire un registro pubblico dei destinatari di fondi UE e a rendere obbligatoria la divulgazione degli incontri con le istituzioni. Nel mirino diretto ci sono le organizzazioni (come SAFE, ProVeg, Good Food Institute e molte altre) che ricevono finanziamenti europei e fanno advocacy per la transizione alimentare.
Denominazioni carnee: il divieto si estende (punto 65) Il testo chiede di allargare il divieto di usare denominazioni di origine animale per prodotti non animali, includendo esplicitamente le proteine cellulari e i prodotti ibridi animale/vegetale. È un’estensione diretta della logica del CMO Regulation, il cui accordo provvisorio, con il divieto di 31 denominazioni vegetali, è stato raggiunto a marzo 2026.

Fuori dalle mense scolastiche (punto 68) La risoluzione mette in guardia contro la promozione «acritica» dei sostituti alimentari come alternative ai prodotti di origine animale, con un avvertimento esplicito contro la loro presenza nelle mense per bambini e giovani. Lo stesso schema già adottato per escludere le bevande vegetali dal programma UE “Frutta e latte nelle scuole”.
Il framing nutrizionale (punto 11) Il testo afferma che il valore nutritivo degli alimenti animali «non può essere adeguatamente sostituito da alternative vegetali o artificiali». Una presa di posizione che, in forma di risoluzione parlamentare, potrà orientare le future linee guida alimentari europee.
Un dettaglio che non circola nelle notizie Nell’Annex del documento, il relatore Fidanza dichiara le parti che ha consultato nella preparazione del testo: COPA-Cogeca, Farm Europe, Eat Europe, ASSICA, MSD Animal Health, KWS. Nessuna organizzazione del settore vegetale, vegan o per i diritti degli animali è stata ascoltata. Non è una svista procedurale: è una scelta politica.
“Questa risoluzione è un campanello d’allarme”: intervista a Sauro Martella, founder di VEGANOK

VEGANOK: Sauro, come leggi questo voto del Parlamento Europeo?
Sauro Martella: La risoluzione approvata dal Parlamento Europeo sul futuro della zootecnia non è una semplice presa di posizione tecnica: è un segnale politico molto chiaro. E, per chi da oltre 40 anni vive e lavora dentro il cambiamento vegan, è un segnale che non può essere ignorato.
Da una parte l’Europa continua a parlare di transizione ecologica, sostenibilità, crisi climatica, tutela delle future generazioni. Dall’altra, quando si arriva al punto concreto, cioè mettere davvero in discussione il modello zootecnico e il rapporto di sfruttamento sugli animali, una parte delle istituzioni europee sembra voler blindare il passato invece di governare il futuro.
VEGANOK: Il testo usa parole come “militante” e “ideologica” per descrivere chi promuove le alternative vegetali. Ti sembra una definizione corretta?
Sauro Martella: Trovo particolarmente grave che si arrivi a colpire, anche solo sul piano politico e comunicativo, le organizzazioni che promuovono una transizione alimentare vegetale, accusandole di offrire un’immagine “ideologica” o “militante” dell’allevamento. La verità è che parlare delle conseguenze ambientali, etiche e sociali della zootecnia non è ideologia: è responsabilità. Ideologico, semmai, è pretendere che un sistema basato sulla nascita, l’allevamento, la detenzione, lo sfruttamento e l’uccisione di miliardi di animali possa essere raccontato solo attraverso una narrazione rassicurante, produttiva e romantica.
VEGANOK: Uno dei punti più contestati riguarda le mense scolastiche. Cosa ti preoccupa?
Sauro Martella: Ancora più preoccupante è il tentativo di mettere in discussione il ruolo dei prodotti vegetali nelle mense, nella comunicazione pubblica e perfino nelle future linee guida alimentari. Qui non siamo più davanti a una normale tutela di un settore economico. Siamo davanti al rischio concreto di orientare culturalmente le nuove generazioni contro una delle soluzioni più immediate e praticabili che abbiamo a disposizione: ridurre la dipendenza dai prodotti animali e costruire un modello alimentare più giusto, più sostenibile e più compassionevole.
VEGANOK: Quanto peso hanno, secondo te, gli interessi economici su queste scelte?
Sauro Martella: Dobbiamo avere anche il coraggio di dire una cosa scomoda: questa predisposizione politica a proteggere il mercato della carne e della zootecnia non appare affatto guidata da un reale interesse per il bene dei cittadini europei. Al contrario, tutto lascia intravedere un sistema pesantemente condizionato da pressioni economiche, lobby organizzate, interessi industriali e possibili conflitti di interesse che nulla hanno a che vedere con la salute pubblica, con l’ambiente o con il progresso etico della società. Quando le istituzioni sembrano preoccuparsi più di difendere un comparto produttivo che di ascoltare la scienza, i cittadini, le nuove generazioni e le istanze etiche legate agli animali, è legittimo chiedersi chi stia davvero orientando certe scelte politiche. Non possiamo far finta che il potere economico della filiera zootecnica non abbia un peso enorme nei processi decisionali. E non possiamo accettare che questo peso venga mascherato da tutela della tradizione, dell’agricoltura o della libertà alimentare.
VEGANOK: Osservi questo fenomeno da una prospettiva privilegiata. Ce la racconti?
Sauro Martella: Lo dico da persona che non osserva questo fenomeno da fuori. Sono vegano da oltre 40 anni. Ho visto il mondo vegan passare dall’essere considerato una stranezza marginale a diventare un fenomeno culturale, sociale ed economico riconosciuto. Ho visto aziende cambiare formulazioni, consumatori cambiare abitudini, professionisti della salute aprire nuovi orizzonti, imprenditori investire nel vegetale e istituzioni cominciare, almeno timidamente, a porsi delle domande. Ma proprio per questo dobbiamo essere onesti anche verso noi stessi: se oggi l’Europa può permettersi di trattare la transizione vegan come un fastidio da contenere, una parte della responsabilità è anche nostra. Il mondo vegan, troppo spesso, non ha saputo unire le proprie energie. Ha disperso forza, competenze, visione e credibilità in mille frammenti separati, mentre dall’altra parte gli interessi della zootecnia si muovono con strutture compatte, risorse enormi e rappresentanza politica organizzata.
VEGANOK: Dove vedi il nodo principale di questa dispersione?
Sauro Martella: E c’è un altro punto che dobbiamo avere il coraggio di affrontare: negli ultimi anni troppa attenzione è stata spostata quasi esclusivamente sul cibo, sul prodotto, sulla novità da scaffale, sul burger vegetale, sulla bevanda alternativa, sul “plant-based” come categoria di mercato. Tutto questo ha avuto e ha un valore, certo. Ma il veganismo non nasce per vendere un’alternativa in più al supermercato. Nasce per mettere fine a un’ingiustizia. Vedo tanti, troppi vegani più impegnati a fare video e contenuti social sull’ultimo hamburger vegetale realizzato dalla multinazionale di turno, mitizzandolo e mettendolo su un piedistallo, piuttosto che ad agire denunciando l’anacronismo e l’ingiustizia sociale del vedere ancora oggi animali sfruttati, detenuti, torturati e uccisi per riempire gli scaffali dei supermercati.
Questo non significa negare l’utilità dei prodotti vegetali. Al contrario: sono strumenti importanti, a volte indispensabili, per rendere più semplice il cambiamento. Ma non possono diventare il centro morale del movimento. Non possiamo sostituire la liberazione animale con l’entusiasmo per il reparto frigo. Non possiamo ridurre una battaglia di giustizia a una recensione dell’ultimo burger.
Il cuore del veganismo non è il cibo. Il cuore del veganismo sono gli animali.
I prodotti vegetali sono mezzi. Gli animali sono il fine etico. Se perdiamo questa distinzione, perdiamo tutto. Se trasformiamo il veganismo in una semplice tendenza di consumo, peggio ancora in una corsa al cibo spazzatura in versione vegetale, lasciamo campo libero a chi vuole raccontarci come una moda, una lobby alternativa o una nicchia di mercato. Ma il veganismo non è questo. Il veganismo è una richiesta di giustizia.
VEGANOK: Cosa ti aspetti allora dal movimento, come risposta a questa risoluzione?
Sauro Martella: Questa risoluzione europea dovrebbe essere letta come un campanello d’allarme. Non solo contro chi vuole difendere a oltranza il sistema zootecnico, ma anche per chi, nel mondo vegan, deve finalmente decidere se restare una somma di sensibilità separate o diventare una forza culturale adulta, competente e unita.
Serve una risposta ferma, ma non isterica. Scientifica, ma non fredda. Etica, ma non scollegata dalla realtà. Dobbiamo parlare di ambiente, salute, economia e innovazione, certo. Ma dobbiamo tornare a dire con chiarezza che il punto centrale è la vita degli animali. Sono loro i grandi assenti da molte discussioni istituzionali. Sono loro che non siedono ai tavoli. Sono loro che pagano ogni giorno il prezzo di decisioni prese in nome della produzione, della tradizione, del mercato e degli interessi di pochi.
L’Europa dovrebbe avere il coraggio di guidare il futuro, non di proteggere il passato. E il mondo vegan dovrebbe avere il coraggio di ricordare a tutti, istituzioni comprese, che non stiamo parlando solo di alimentazione, ma di giustizia.
Perché una società capace di riconoscere diritti ai più indifesi non diventa più fragile. Diventa più civile.
VEGANOK non osserva questo scenario da lontano. Laura Serpilli, Direttrice dell’Osservatorio VEGANOK, ricopre il ruolo di Presidente del Gruppo di Lavoro Vegan presso SAFE Food Advocacy Europe, la ong con sede a Bruxelles che fa advocacy sulle politiche alimentari a livello europeo. In quella sede, insieme alle altre associazioni del continente, lavoreremo per portare avanti una visione diversa: quella di un’Europa che non si limiti a proteggere ciò che esiste, ma abbia il coraggio di costruire ciò che è necessario. Perché le istituzioni cambiano quando le voci che chiedono il cambiamento smettono di parlare da sole.
Testo integrale della risoluzione (EN): https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-10-2026-0088_EN.html
Testo adottato in plenaria (TA-10-2026-0157): https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2026-0157_EN.pdf

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