Nestlé al lavoro sulla carne creata in laboratorio, a breve il lancio sul mercato?

Nestlé è la prima grande azienda alimentare a lavorare per immettere sul mercato prodotti a base di carne coltivata in laboratorio. La multinazionale ha da poco confermato la collaborazione con la start up israeliana Future Meat Technologies, per esplorare le potenzialità di questo settore.

Torniamo a parlare di carne coltivata in laboratorio, questa volta perché oggetto dell’interesse di una delle multinazionali alimentari più grandi del mondo: Nestlé ha confermato le voci secondo cui sarebbe al lavoro con la start up israeliana Future Meat Technologies per esplorare le potenzialità di questo settore. Una collaborazione che non stupisce, se pensiamo che la start up con sede a Rehovot (Israele) ha inaugurato il primo stabilimento al mondo dedicato interamente alla produzione della “clean meat” su larga scala.

L’azienda, che per adesso è in grado di produrre in vitro e senza modificazioni genetiche carne di pollo, agnello e maiale, si sta concentrando anche sulla carne di manzo. La sfida principale a questo tipo di tecnologia sembra essere stata affrontata e superata: la start up è stata in grado di ridurre i costi al punto da pensare a una produzione industriale, ma l’obiettivo finale è di raggiungere in poco tempo la parità di prezzo con la carne animale. 

Nestlé si fa strada sul mercato delle proteine alternative

Per molti anni abbiamo investito nella ricerca sulle proteine e nello sviluppo di tecnologie per creare alternative alla carne a base vegetale, che ci hanno permesso di espandere continuamente la nostra vasta gamma di prodotti gustosi e nutrienti a minor impatto ambientale – dichiara Reinhard Behringer, capo del Nestlé Institute of Material Sciences presso Nestlé Research – Per completare questi sforzi, stiamo anche esplorando tecnologie che potrebbero portare a creare alternative rispettose degli animali che siano nutrienti, sostenibili e vicine alla carne in termini di gusto, sapore e consistenza. Sono entusiasta di conoscere il loro potenziale.” La multinazionale sta studiando la possibilità di mescolare cellule animali create in laboratorio con ingredienti a base vegetale: prodotti diversi da quelli “ibridi” già presenti in supermercati americani o inglesi, che utilizzano proteine vegetali e carne proveniente da allevamenti convenzionali.

Non è chiaro se e quando la carne in vitro a marchio Nestlé sarà disponibile sul mercato; quello che è certo è che, come molte altre grandi aziende, anche il colosso svizzero ha deciso di assecondare i cambiamenti del mercato alimentare globale. Un passo alla volta, le referenze vegan a marchio Nestlé aumentano, segno evidente di una tendenza di mercato ormai consolidata. Prima i burger vegetali a marchio Garden Gourmet – per i quali la multinazionale, accusata di creare confusione tra i consumatori, ha perso una causa contro Impossible Foods – poi il KitKat vegano, lanciato sul mercato dopo aver rilevato che un numero consistente di utenti dei social media chiedeva la creazione di una versione senza derivati animali. Poi ancora un’alternativa al latte vaccino, il latte di piselli a marchio Wunda.

Le persone stanno riducendo o eliminando sempre più i prodotti animali dalla loro dieta per molte ragioni, tra cui il benessere degli animali e la salute, nonché le preoccupazioni ambientali. – dichiara l’azienda in una notaCiò ha portato alla rapida crescita della richiesta di carne e latticini a base vegetale.  Oggi offriamo un’ampia gamma di alternative adatte a flexitarian, vegani, vegetariani e a persone con esigenze dietetiche particolari.

Carne in vitro: facciamo chiarezza

Partiamo col dire che la carne coltivata in laboratorio non è adatta a vegetariani e vegani, perché è carne vera e propria – ottenuta senza macellazione animale, partendo invece da cellule staminali animali. Anche se non comporta l’uccisione di nessun animale, ne causa comunque lo sfruttamento.

Il primo hamburger creato con questa tecnologia fu presentato a Londra, nel 2013, dal professor Mark Post, Chief Scientific Officer dell’azienda Mosa Meat, che produce carne in vitro. Fu il risultato di anni di ricerca presso l’Università di Maastricht ed è costato 250.000 euro. Da allora, il risultato è stato perfezionato e oggi siamo quasi al punto in cui la carne in vitro sta per arrivare sul mercato. A fine 2020, Singapore è stato il primo Paese al mondo a dare il via libera alla vendita di carne coltivata, e da poco è anche il primo Paese al mondo in cui la si può ordinare a domicilio. L’interesse da parte di Nestlé e di altre grandi aziende a questo tipo di prodotto rende ancora più concreta la possibilità di trovare la “clean meat” al supermercato nel prossimo futuro.

Siamo convinti che sia necessaria? No, perché sosteniamo da sempre che la scelta migliore dal punto di vista etico e ambientale sia un’alimentazione 100% vegetale. Crediamo che sia utile? Sì, perché ha innegabili vantaggi dal punto di vista ambientale, e viviamo in un momento storico in cui la crisi climatica non può più essere ignorata. La “clean meat” può essere un compromesso concreto, immediato e facilmente raggiungibile per rispondere alla domanda di carne a livello globale.

Ricordiamo che dobbiamo per forza fare i conti col fatto che sono ancora la maggioranza coloro che “vogliono” mangiare carne, indipendentemente dalla questione etica e ambientale.

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