Carne coltivata: aperto il primo impianto di produzione industriale

La start-up israeliana Future Meat Technologies ha inaugurato il primo stabilimento di produzione su larga scala di "carne pulita". Attualmente sono in produzione carne di pollo, maiale e agnello, ma presto verrà integrata anche la creazione in vitro di carne di manzo. L'obiettivo? Arrivare sul mercato entro la fine dell'anno prossimo.

Dopo il ristorante che ha permesso al pubblico di provarla per la prima volta e il servizio di delivery dedicato, per la carne coltivata è arrivato il momento di una produzione su scala industriale: la start-up israeliana Future Meat Technologies (FMT), ha da poco inaugurato nella città di Rehovot il primo stabilimento al mondo dedicato interamente alla produzione della “clean meat” su larga scala. L’azienda, che per adesso è in grado di produrre in vitro e senza modificazioni genetiche carne di pollo, agnello e maiale, si sta concentrando ora sulla carne di manzo. L’obiettivo è di lanciare i primi prodotti entro il 2023.

Future Meat Technologies è stata fondata nel 2018 per lavorare a una tecnologia in grado di rendere sostenibile il sistema alimentare globale. Fondatore dell’azienda è il Prof. Yaakov Nachmias dell’Università Ebraica di Gerusalemme, che sembra aver intuito il potenziale economico di questo tipo di produzione. Solo quest’anno Future Meat ha raccolto 26,75 milioni di dollari di finanziamenti, che si sommano a quelli ottenuti fin dalla sua fondazione.

Ad oggi, l’azienda sembra anche aver superato quello che finora è risultato l’ostacolo principale alla diffusione su larga scala della carne coltivata: producendo petti di pollo in vitro ​​per soli $ 3,90, e con la prospettiva di abbassare ancora i prezzi, FMT prevede di rendere la carne coltivata accessibile a tutti. Ovviamente, l’obiettivo finale è raggiungere la parità di prezzo con la carne animale.

Ma quali sarebbero i vantaggi di una produzione di carne in vitro su larga scala? Secondo l’azienda – che è in grado di creare 500 chilogrammi di “clean meat” al giorno, equivalenti a 5000 hamburger – la carne in coltura cellulare può essere prodotta 20 volte più velocemente della carne convenzionale, generando l’80% in meno di emissioni di gas serra. Utilizza anche il 99% in meno di terra e il 96% in meno di acqua dolce rispetto alla produzione tradizionale di carne, il tutto con gli stessi valori nutrizionali. Per i primi tempi, Future Meat Technologies si rivolgerà al mercato statunitense, ma l’obiettivo è certamente quello di arrivare a una diffusione globale.

Yaakov Nahmias, fondatore e direttore scientifico di Future Meat Technologies. (fonte: nocamels.com)

Carne coltivata: facciamo il punto

A differenza della fake meat, che imita per gusto e consistenza la carne utilizzando solo ingredienti vegetali, la carne coltivata in laboratorio è creata partendo da cellule staminali prelevate da animali. Non è quindi un prodotto vegetale, ma vera e propria carne ottenuta artificialmente in vitro, anche se senza macellazione animale. Il primo hamburger creato con questa tecnologia fu presentato durante una conferenza stampa a Londra, nel 2013, dal professor Mark Post, Chief Scientific Officer dell’azienda Mosa Meat, che produce carne in vitro. Fu il risultato di anni di ricerca presso l’Università di Maastricht ed è costato 250.000 euro.

Da allora, il progresso tecnologico ha permesso di creare in laboratorio diverse tipologie di carne, riducendo drasticamente i costi e migliorandone le caratteristiche. Oggi siamo quasi al punto in cui la carne creata in laboratorio possa raggiungere il mercato, anche grazie ai finanziamenti alle aziende che la producono, che solo nel 2020 hanno rappresentato il 14% degli investimenti totali nel settore delle proteine alternative; esattamente il doppio rispetto all’anno precedente. Ma non è tutto, perché si calcola che i 366 milioni di dollari raccolti nel 2020 siano il 72% del capitale totale raccolto nel settore dal 2016 al 2020. Per saperne di più: Carne coltivata: nel 2020 boom di finanziamenti; verso la competitività di prezzo?

Partendo dal presupposto che non si tratta di un alimento vegetale né vegano e che il target a cui sono rivolti questi prodotti non è il consumatore vegano, è innegabile che la “clean meat” possa essere una soluzione per ridurre l’impatto ambientale legato alla produzione di cibo. Dal punto di vista etico, trattandosi di un prodotto ottenuto senza macellazione, ma non senza il coinvolgimento di animali, non può essere ancora considerata una soluzione definitiva.

Piuttosto, vediamo nella carne creata in vitro un’alternativa reale, concreta e sostenibile alla domanda di carne a livello globale. Anche se siamo d’accordo con chi afferma che mangiare carne non è necessario, dobbiamo fare i conti col fatto che sono ancora la maggioranza coloro che “vogliono” mangiare carne. Indipendentemente dalla questione etica e ambientale.

L’industria alimentare deve dunque offrire una risposta a questa domanda, tenendo conto anche della crisi climatica in atto. La clean meat è solo una delle possibili risposte sostenibili – ma eticna amente non accettabili – a questa domanda. È un compromesso; non un traguardo.

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Sauro Martella
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