15 marzo 2026 – Giornata Mondiale dei Diritti dei Consumatori
639 milioni di euro. È questo il valore del mercato italiano dei prodotti vegan nel 2025, secondo i dati più recenti. Un mercato che cresce del +16,4% all’anno, trainato da consumatori che leggono le etichette, confrontano i prodotti, fanno domande.
Domande come questa: se su un prodotto vegan c’è scritto “può contenere tracce di latte”, lo compro o no?
La risposta conta, e non è scontata. È esattamente il tipo di incertezza che la Giornata Mondiale dei Diritti dei Consumatori, celebrata ogni anno il 15 marzo, ci invita ad affrontare: il tema scelto per il 2026 da Consumers International è “Safe Products, Confident Consumers”, prodotti sicuri e consumatori fiduciosi. La fiducia, però, si costruisce con informazioni corrette.
“Può contenere tracce di latte”: un prodotto vegan o no?

La risposta è sì: un prodotto con questa dicitura si considera vegan.
“Può contenere tracce di…” e “prodotto in uno stabilimento che utilizza anche…” indicano la possibilità di una contaminazione involontaria durante la lavorazione, il cosiddetto fenomeno della cross contamination. Molti stabilimenti producono sulle stesse linee sia referenze vegan sia referenze con ingredienti animali, in momenti diversi della giornata o della settimana. Per quanto accurate siano le procedure di pulizia, non è possibile escludere per legge una contaminazione residua. La dicitura in etichetta è quindi un obbligo a tutela delle persone allergiche, che possono avere reazioni gravi anche a tracce minime di latte, uova, frutta a guscio, soia e altri allergeni.
I residui accidentali non sono ingredienti: lo stabilisce esplicitamente il Regolamento UE n. 1169/2011 all’articolo 2, comma 2, lettera f). Il gruppo di lavoro europeo che ha definito lo standard vegan condiviso, che VEGANOK ha presieduto e a cui hanno partecipato altre realtà europee come la Vegan Society e la Vegan France, ha adottato una linea guida chiara su questo punto: quella dicitura serve al consumatore allergico. Chi fa una scelta etica può accettare la possibilità remota di una cross contamination involontaria, perché non è il risultato di una scelta del produttore. Lo standard completo è consultabile su veganstandard.eu.
Meat sounding: la confusione che non c’è

Se la questione delle tracce riguarda la chimica dei processi produttivi, c’è un altro fronte sull’etichettatura che in queste settimane ha avuto conseguenze molto concrete: il cosiddetto “meat sounding”, ovvero la possibilità di usare termini come burger, salsiccia o scaloppina per prodotti a base vegetale.
Il compromesso raggiunto nel trilogo europeo di marzo 2026 ha aperto la strada a restrizioni su questi nomi, partendo dall’assunto che i consumatori vengano indotti in errore. I dati raccolti dall’Osservatorio VEGANOK, e quelli di diverse ricerche europee sul comportamento d’acquisto, raccontano qualcosa di diverso: chi sceglie prodotti vegan è tra i consumatori più informati e attenti presenti sul mercato. Sa perfettamente che un burger di lenticchie è fatto di lenticchie. L’ha scelto per questo.
Il diritto all’informazione, cardine della tutela del consumatore, si esercita con più trasparenza, standard chiari e strumenti di verifica, non con la limitazione del lessico. VEGANOK porta avanti questa posizione, insieme ad ASSOVEGAN e ad altre realtà del settore, nei tavoli istituzionali dove queste decisioni si prendono.
“Vegan” in etichetta e marchio di garanzia: due cose diverse

In Italia non esiste una norma che stabilisca cosa si possa chiamare “vegan”. Chiunque può stamparlo sulla confezione, sotto la propria responsabilità, senza alcun controllo esterno. Per questo, sugli scaffali convivono prodotti con un generico claim autoprodotto e prodotti con un marchio di garanzia riconoscibile come VEGANOK: e la differenza non è estetica.
Le aziende che aderiscono al marchio VEGANOK sottoscrivono un disciplinare preciso e dichiarano la conformità dei propri prodotti secondo la norma europea UNI EN ISO 14021, che regola le autodichiarazioni ambientali di prodotto. Chi firma si assume una responsabilità civile e penale su quanto dichiara. VEGANOK verifica la documentazione tecnica, le schede degli ingredienti e le etichette prima di approvare ogni singolo prodotto. In un mercato privo di una norma specifica sul “vegan”, avere un sistema con standard definiti, controllo documentale e responsabilità legale è lo strumento più solido a disposizione del consumatore per orientarsi.
Per le aziende: la fiducia si guadagna con la verificabilità
I consumatori vegan sono tra i più esigenti del mercato alimentare. Leggono le etichette, confrontano i prodotti, segnalano le incoerenze. In un settore che vale 639 milioni di euro e cresce a doppia cifra, la reputazione ha un peso diretto sulle vendite.
Aderire al marchio VEGANOK significa formalizzare un impegno e renderlo verificabile: un claim stampato sul packaging dice che il produttore si fida di sé stesso, un disciplinare condiviso dice che accetta di essere misurato su standard precisi. In assenza di una norma europea definitiva, e mentre a Bruxelles i lavori per uno standard unico sono ancora in corso con VEGANOK al tavolo, avere un quadro di riferimento condiviso è già una forma concreta di tutela del consumatore.
C’è un dettaglio del disciplinare che vale la pena conoscere: ogni prodotto autorizzato a portare il marchio VEGANOK ha in etichetta un codice univoco aziendale. Chiunque può inserirlo su veganok.com per verificare in tempo reale che quel prodotto sia effettivamente registrato e autorizzato. Se il codice non c’è, o se il logo compare su un prodotto che non risulta nel registro, VEGANOK pubblica la segnalazione e procede con le azioni del caso. È uno strumento di trasparenza attiva: il consumatore non deve fidarsi solo del logo, può controllare.
La fiducia si costruisce con informazioni vere
Sapere la differenza tra una traccia e un ingrediente, tra un claim autoprodotto e un marchio di garanzia, tra una denominazione familiare e un inganno: non è cultura da addetti ai lavori. È quello che serve a chiunque voglia fare scelte consapevoli ogni volta che mette qualcosa nel carrello.
Ogni 15 marzo, la Giornata Mondiale dei Diritti dei Consumatori ricorda che l’informazione è un diritto. L’Osservatorio VEGANOK lavora tutto l’anno per renderla concreta: un dato, un’analisi, uno standard alla volta.
I dati citati sono tratti dal report VEGANOK Economy 2025–2026. Per informazioni sul marchio di garanzia VEGANOK e sul programma VEGANOK CHANGE, visita veganok.com.

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