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Allevamenti intensivi di galline: la più grande inchiesta al mondo ne svela gli orrori

Svolta in 37 Paesi, nel pieno della crisi dell’influenza aviaria, l'indagine mostra il prezzo nascosto delle uova con galline rinchiuse in condizioni estreme e rischi per la salute pubblica, anche in Italia

Food for Profit ha appena diffuso in Italia la più grande inchiesta mai realizzata sugli allevamenti intensivi di galline ovaiole in gabbia.

L’indagine, coordinata dalla Open Wing Alliance (OWA) – una coalizione che riunisce quasi 100 organizzazioni impegnate nella difesa degli animali da allevamento – raccoglie immagini provenienti da 37 Paesi in tutto il mondo e mostra un sistema globale di sfruttamento, sofferenza e pericolo per la salute pubblica.

Gabbie sovraffollate, galline ferite e condizioni igieniche estreme

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Le scene riprese mostrano galline ammassate in gabbie così minuscole da non riuscire nemmeno ad aprire le ali, costrette a vivere tra escrementi, corpi in decomposizione e ferite mai curate. Alcune non riescono più a camminare, altre sono vive ma immerse nel letame, con lo sguardo perso e il piumaggio strappato.

Lo spazio concesso a ciascuna gallina è inferiore a quello di un iPad: troppo poco per distendere le ali, figuriamoci per muoversi o compiere gesti naturali come beccare o razzolare. L’odore è acre, l’aria irrespirabile. E tutto questo accade ogni giorno, dietro le quinte di un sistema che produce miliardi di uova l’anno.

Una bomba sanitaria sotto i nostri occhi

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Gli allevamenti intensivi in gabbia rappresentano un rischio concreto per la salute pubblica. Lo sappiamo da tanto ormai, ma lo confermano anche i dati sulla diffusione dell’influenza aviaria che oggi colpisce tutti i continenti e preoccupa gli esperti per la sua potenziale trasmissibilità all’essere umano.

Gabbie sovraffollate, stress cronico e condizioni igieniche precarie creano un terreno fertile per la nascita e la diffusione di nuovi virus zoonotici. In questo contesto, il legame tra benessere animale e sicurezza sanitaria diventa più evidente che mai.

Come dichiara la giornalista Giulia Innocenzi,

Tutto il mondo è paese. E no, non si tratta di casi isolati: nessun allevamento che utilizza le gabbie può dirsi al sicuro. Nel frattempo, i produttori usano la crisi sanitaria e l’inflazione per giustificare prezzi record, continuando a incassare fondi pubblici. Ci troviamo davanti a una crisi globale. A pagarne il prezzo sono gli animali, l’ambiente e la salute pubblica, mentre l’industria continua a guadagnare.”

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Cosa possiamo fare

L’inchiesta sugli allevamenti intensivi di galline ha dato il via a una campagna globale per chiedere l’abolizione delle gabbie e spingere aziende e istituzioni a prendere posizione. Sul sito è possibile firmare la petizione e visualizzare tutto il materiale, le immagini e le testimonianze provenienti dai 37 Paesi coinvolti, tra cui l’Italia.

Nel frattempo, tutti noi possiamo fare la nostra parte scegliendo prodotti di origine vegetale, sostenendo chi si batte per un sistema alimentare più giusto e informandoci sulla provenienza di ciò che acquistiamo.

 

Credit immagini: Food for Profit

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