I vegani non indossano la lana. Perché?
Hai mai riflettuto sulla lana che indossi? A prima vista, la lana potrebbe sembrare un dono naturale, un materiale innocuo e in armonia con l’ambiente. Ma se guardiamo più da vicino, emerge una storia ben diversa.
Hai mai pensato a come viene prodotta? La realtà industriale dietro a questo materiale apparentemente semplice, è complessa e solleva numerosi interrogativi.
Consideriamo le dimensioni enormi della produzione laniera: tonnellate di lana lavorate ogni anno in un processo che si allontana dall’immagine idilliaca del pastore e delle sue pecore.
E le metodologie? Pratiche discutibili come il mulesing in Australia lanciano un segnale d’allarme sulle questioni etiche che circondano questa industria.
In questo articolo, esploreremo queste problematiche, svelando la verità nascosta dietro la lana. Ti sei mai chiesto quali sono le alternative? Ti invitiamo a leggere e scoprire di più.

La tosatura delle pecore
La tosatura delle pecore, attualmente, viene eseguita principalmente a mano, un metodo che può comportare diversi aspetti negativi per gli animali. Questo processo spesso si svolge in maniera rapida a causa della remunerazione dei tosatori basata sul volume, non sull’ora, il che può portare a una mancanza di attenzione per il benessere degli ovini. In alcuni casi, le pecore possono subire stress, paura e ferite fisiche durante la tosatura. La pressione di lavorare velocemente aumenta il rischio di maltrattamenti e lesioni agli ovini.
Le pecore vengono generalmente tosate in primavera, dopo il parto e poco prima che alcune razze perderebbero naturalmente il loro manto invernale. La tempistica è critica: tosare troppo tardi comporta la perdita di lana. Tuttavia, la tosatura prematura o in condizioni climatiche avverse può esporre le pecore a rischi come colpi di calore durante l’estate o eccessiva esposizione al freddo durante l’inverno, aumentando il rischio di mortalità e sofferenza.
Dove viene prodotta la lana?
La produzione globale di lana è un’industria vasta e diversificata, influenzata da vari fattori geografici e pratiche di allevamento. Mentre l’Australia è rinomata per la sua produzione di lana, in particolare della pregiata lana Merino, molti altri paesi contribuiscono significativamente all’offerta mondiale. Tra questi, la Nuova Zelanda, il Regno Unito, l’Iran, la Russia, il Sud Africa e l’India sono noti per la loro produzione di lana, ciascuno con caratteristiche uniche dovute a fattori come il clima e le tecniche di allevamento specifiche alla regione.
Le pratiche di allevamento possono variare ma gli ovini subiscono molti maltrattamenti: oltre alla tosatura, i maschi vengono castrati e a tutti gli ovini viene tagliata la coda o praticato il cosiddetto mulesing.

Che cos’è il mulesing?
Il mulesing è una pratica volta a prevenire l’infestazione da larve di mosca, nota come myiasis. Questo processo prevede il taglio di parti di pelle dall’area perianale e dalla coda delle pecore. Il fine di questa operazione è doppio: da un lato, si vuole prevenire la deposizione di uova da parte delle mosche nella pelle degli animali, e dall’altro, si cerca di evitare che le pecore sporchino il loro vello con gli escrementi, un aspetto particolarmente rilevante per il valore commerciale della lana.
La procedura di mulesing è drastica e dolorosa: gli animali vengono bloccati a testa in giù e poi, senza l’uso di anestetici, viene tagliata la loro carne viva, lasciando ferite aperte e sanguinanti. Questo trattamento brutale può causare intenso dolore, stress e anche la morte in alcuni casi.
La pratica del mulesing è stata aspramente criticata da organizzazioni per il benessere degli animali e da gruppi di attivisti per i suoi metodi inumani. La sofferenza inflitta alle pecore, unita alla mancanza di cure adeguate post-operazione, ha sollevato preoccupazioni significative.
La crescente sensibilizzazione sui diritti degli animali e la pressione dei consumatori stanno spingendo parte dell’industria a cercare alternative al mulesing. Queste includono l’uso di repellenti chimici e lo sviluppo di linee genetiche di pecore meno suscettibili alle infestazioni.

Ma abbiamo bisogno della lana?
Non è necessario ricorrere alla lana per godere di calore e comfort. Il mondo tessile offre infatti un’ampia varietà di alternative che si distinguono per morbidezza e capacità isolante, senza impiegare fibre di origine animale. Tessuti come il pile, il velluto, la microfibra, la ciniglia, e il caldo cotone, ad esempio, sono altrettanto efficaci nel fornire calore. Il caldo cotone, in particolare, grazie alle sue microcamere d’aria, isola in modo ottimale dal freddo.
L’offerta non si limita qui: esiste un’ampia gamma di materiali eco-sostenibili, sia vegetali che sintetici, tra cui lino, viscosa, acrilico, canapa, fustagno, goretex, nylon, poliestere. Questi materiali, di qualità elevata, hanno un impatto ambientale minore rispetto ai prodotti derivanti da fonti animali.
Optare per queste alternative non solo è una scelta etica ma rappresenta anche un impegno verso la sostenibilità ambientale.
Inoltre, per chi ama creare capi personalizzati, esistono soluzioni come la lana acrilica, realizzata con plastica riciclata. Disponibile in un’ampia varietà di colori, questa opzione unisce la morbidezza della lana tradizionale con i benefici di una scelta sostenibile, ideale per realizzare maglie, maglioni, guanti, calze, berretti, sciarpe e altri accessori.
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