Primo Maggio: le professioni del futuro nascono nell’economia vegan

Non solo etica, non solo mercato: l'economia vegan è anche, e sempre di più, un grande generatore di occupazione

Nuove professioni ed economia vegan: ecco il futuro del lavoro.

Il Primo Maggio è tradizionalmente l’occasione per riflettere sul lavoro: su chi lo fa, su come cambia, su dove sta andando. Quest’anno, dall’Osservatorio VEGANOK, vogliamo contribuire a questa riflessione con una prospettiva che ci riguarda da vicino: il settore vegetale e plant-based non è solo un mercato in espansione. È un ecosistema professionale che genera competenze nuove, figure specializzate e opportunità occupazionali concrete, in Italia e in Europa.

I numeri di un’industria che ridisegna il lavoro

I dati parlano chiaro. Secondo un’analisi Circana di aprile 2026 riportata da Food Manufacture, il mercato plant-based di sei paesi europei (UK, Germania, Italia, Spagna, Francia e Paesi Bassi) ha raggiunto i 16,3 miliardi di euro, con una crescita del 5,1% anno su anno. Secondo GFI, nel 2025 le vendite retail globali di plant-based meat, seafood e alternative vegetali a latte, yogurt, gelato e formaggio hanno raggiunto circa 28,9 miliardi di dollari.

Ma i dati più significativi sul fronte occupazionale arrivano da un report pubblicato a gennaio 2026 da Systemiq, su incarico di GFI Europe: Seizing the Economic Opportunity of Alternative Proteins in Europe. Lo studio, basato su modelli quantitativi e interviste con 50 esperti del settore, delinea con precisione le dimensioni dell’opportunità economica e lavorativa che le proteine alternative rappresentano per l’Unione Europea nei prossimi 15 anni.

Nello scenario di supporto politico moderato, considerato dagli autori il percorso più realistico e raggiungibile, le proteine alternative potrebbero generare entro il 2040 un mercato europeo da €53 miliardi (superiore all’intero mercato europeo del cioccolato), che sale a €79 miliardi considerando l’intera filiera del valore, con un potenziale export di €60 miliardi annui.

Ma il dato che più interessa in questo Primo Maggio è un altro: entro il 2040, il settore delle proteine alternative potrebbe sostenere quasi mezzo milione di posti di lavoro nell’Unione Europea, distribuiti lungo tutta la catena del valore: dall’agricoltura alla ricerca, dalla manifattura alla logistica. Il contributo al PIL dell’UE è stimato in €111 miliardi l’anno, paragonabile all’apporto dell’intero settore vitivinicolo europeo.

Un mercato che cresce in modo strutturale genera domanda di lavoro. E lo fa in modo trasversale, lungo tutta la filiera.

Le figure professionali emergenti nel settore vegan

L’ecosistema plant-based ha bisogno di competenze che fino a pochi anni fa non esistevano come profili autonomi. Il report Systemiq/GFI Europe identifica grandi categorie occupazionali: produzione di proteine alternative, input agricoli, input specializzati, infrastrutture di processing e attrezzature specializzate. Queste categorie si traducono in figure concrete, con livelli retributivi sopra la media europea (dai 30.000 ai 80.000 euro annui a seconda della specializzazione).

Food Scientist e Protein Technologist

La scienza degli alimenti incontra la tecnologia delle proteine vegetali. Sviluppare un prodotto plant-based che abbia la giusta texture, il profilo nutrizionale corretto e rispetti i requisiti clean label richiede figure altamente specializzate, dai microbiologi ai tecnici di bioprocesso, capaci di lavorare con proteine di pisello, soia, frumento, avena e fermentati. Secondo il report Systemiq, queste figure di alta specializzazione tecnica rappresentano uno dei profili più remunerati del settore, con retribuzioni medie tra i 75.000 e gli 80.000 euro annui. La domanda supera già l’offerta.

Regulatory Affairs Specialist (plant-based focus)

Con l’evoluzione normativa europea, dalla recente discussione sul meat-sounding alle nuove regole sull’etichettatura, le aziende vegan e plant-based hanno bisogno di esperti capaci di navigare il quadro regolatorio comunitario. Il report Systemiq sottolinea come la semplificazione e l’armonizzazione dei processi regolatori europei sia una condizione chiave per la crescita del settore: questo rende chi conosce sia il diritto alimentare europeo sia le specificità del mercato vegan una figura rara e sempre più ricercata.

Vegan Certification Specialist

La certificazione vegan è uno strumento di mercato, non solo un’etichetta etica. Aziende di ogni settore, dal food alla cosmesi, dal tessile ai servizi, si rivolgono a enti come VEGANOK per ottenere un riconoscimento verificabile e credibile. Chi gestisce processi di certificazione, auditing di filiera e verifica degli ingredienti è una figura professionale consolidata e in espansione.

Agronomo e Agricoltore di Filiera Plant-Based

Spesso dimenticato nelle discussioni sul futuro del lavoro vegan, l’apporto dell’agricoltura è in realtà centrale. Il report Systemiq stima che il 16% dei nuovi posti di lavoro generati dalle proteine alternative sarà nel settore agricolo, con una forte domanda di coltivatori specializzati in legumi e colture proteiche (piselli, fave, lenticchie, lupini) destinate all’alimentazione umana anziché al mangime. Nello scenario moderato, la domanda di piselli da campo e fave potrebbe raddoppiare entro il 2040, con un potenziale incremento di reddito per gli agricoltori europei fino a €5 miliardi annui, grazie al premio di prezzo che le colture food-grade ottengono rispetto a quelle destinate al feed (in media un 15-20% in più).

Sustainability Manager e ESG Specialist

Le aziende che producono e distribuiscono prodotti vegan o plant-based sono spesso all’avanguardia nella rendicontazione di sostenibilità. Misurare l’impatto ambientale, gestire la supply chain in ottica ESG, dialogare con gli investitori istituzionali su metriche non finanziarie: sono competenze che il settore plant-based ha sviluppato prima di molti altri. Non a caso il report Systemiq inquadra le proteine alternative come una priorità industriale strategica europea, paragonabile per rilevanza agli investimenti nelle rinnovabili e nei veicoli elettrici.

Il flexitarianismo allarga la base occupazionale

Un dato che merita attenzione: secondo le rilevazioni Circana, il flexitarianismo ha guadagnato 10 punti percentuali dal 2023, arrivando a rappresentare il 31% dei consumatori europei. Questo significa che il mercato plant-based non serve più solo il segmento vegan e vegetariano (circa l’11% della popolazione europea), ma intercetta una domanda molto più ampia.

Più domanda significa più produzione, più distribuzione, più ricerca, più logistica. Ogni punto percentuale in più di consumatori flexitarian si traduce in opportunità professionali lungo tutta la catena del valore. È esattamente questa la logica industriale che il report Systemiq porta alle sue conseguenze quantitative: un mercato da €53 miliardi che attiva un indotto da €79 miliardi complessivi nell’intera filiera europea.

Non solo scienza e strategia: il lavoro operativo del settore vegetale

C’è un aspetto che rischia di passare in secondo piano quando si parla di professioni del futuro: il settore plant-based non è fatto solo di ricercatori e manager. È fatto anche, e soprattutto, di lavoro manuale, operativo, di fabbrica e di campo.

Il report Systemiq lo dice chiaramente: tra i quasi mezzo milione di posti di lavoro previsti entro il 2040, una parte rilevante riguarda figure operative che non richiedono lauree specialistiche ma competenze tecniche solide e specifiche. Sono lavori stabili, radicati nel territorio, spesso in aree rurali o in contesti industriali in conversione.

Operatori di impianti e tecnici di produzione: chi governa i macchinari di estrusione delle proteine vegetali, chi gestisce i fermentatori, chi presidia le linee di confezionamento. Il report li definisce come la colonna vertebrale manifatturiera del settore, con retribuzioni medie tra i 60.000 e i 70.000 euro annui.

Addetti al controllo qualità: il quality assurance in un impianto plant-based è un ruolo critico: si verificano standard igienici, conformità degli ingredienti, assenza di contaminanti animali. In un settore dove la certificazione è parte integrante del prodotto, questa figura ha un peso specifico molto alto.

Agricoltori e agronomi di filiera: il report Systemiq stima che il 16% dei nuovi posti di lavoro sarà nell’agricoltura. Non si tratta di un’agricoltura generica: serve chi sappia coltivare piselli, fave, lenticchie e lupino secondo standard food-grade, con conoscenze agronomiche specifiche per colture proteiche destinate all’alimentazione umana.

Addetti alla logistica e alla distribuzione: la catena del freddo, il trasporto, il magazzino: il report li cita tra i settori che beneficiano direttamente dell’espansione delle proteine alternative. Ogni nuovo impianto di lavorazione plant-based genera indotto logistico sul territorio.

Il Primo Maggio ci ricorda che l’economia si regge sul lavoro di tutti, non solo di chi sta in cima alla piramide. Il settore plant-based, se supportato da politiche adeguate, ha la struttura per generare occupazione a tutti i livelli: questa è forse la sua qualità più preziosa e meno raccontata.

Competenze green, competenze del futuro

La transizione ecologica è ormai una priorità strutturale delle politiche europee e delle strategie aziendali. Il report Systemiq/GFI Europe colloca esplicitamente le proteine alternative tra le tecnologie verdi strategiche dell’Unione Europea, affiancandole per rilevanza agli investimenti nelle rinnovabili, nei veicoli elettrici e nell’idrogeno verde. Si tratta di un settore che richiede investimenti annui stimati in €4,4 miliardi complessivi (pubblici e privati) per raggiungere la piena scala industriale: cifre che parlano di un’industria matura, non di una nicchia.

Lavorare nel mondo vegan non è più una scelta di nicchia. È una scelta professionale strategica, in linea con le direzioni di marcia dell’economia europea.

Il contributo di VEGANOK: certificare il lavoro, valorizzare le competenze

VEGANOK accompagna aziende italiane e internazionali nel percorso di certificazione vegan. In questi anni abbiamo visto crescere un intero ecosistema di professionisti: nelle aziende certificate, nelle università, nelle istituzioni, figure che hanno fatto del mondo plant-based il proprio campo di eccellenza.

Il nostro Osservatorio monitora questa evoluzione con rigore: tracciamo i dati di mercato, interpretiamo le tendenze, contribuiamo al dibattito regolatorio europeo. Perché crediamo che informazione di qualità e lavoro di qualità siano la stessa cosa.

Buon Primo Maggio a chi lavora ogni giorno per un’economia più giusta, più sostenibile, più rispettosa della vita.

Fonti principali:

  • Systemiq / GFI Europe (gennaio 2026), Seizing the Economic Opportunity of Alternative Proteins in Europe: Delivering Prosperity from Farm to Factory
  • Circana (aprile 2026), dati mercato plant-based Europa
  • Good Food Institute (2025), State of the Industry: Plant-Based

Osservatorio VEGANOK, il primo centro italiano di market intelligence per il settore vegan e plant-based.


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