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ONU: “tristemente inadeguato” quanto fatto finora per combattere la crisi climatica

Il monito dell'ONU è senza mezzi termini: nessun Paese al mondo si sta impegnando abbastanza per gestire l'emergenza climatica, il Pianeta è fortemente a rischio.

Il monito dell’ONU è di quelli che fanno gelare il sangue: senza giri di parole, il nuovo report del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) sostiene che non esista “un percorso credibile verso il mantenimento del 1,5°C di aumento. Non stiamo facendo abbastanza, come società, per far sì che quanto stabilito dall’Accordo di Parigi del 2015 sia anche solo lontanamente raggiungibile; non stiamo facendo abbastanza per gestire la crisi climatica.

Da qui, e dalla mancata riduzione delle emissioni di carbonio generate delle attività umane, arriva quello che sembra un ultimatum: se vogliamo salvare il Pianeta – e noi stessi – per l’ONU l’unica soluzione è una rapida trasformazione delle società“. Il rapporto dell’ONU ha confrontato i tagli di CO2 promessi dalle diverse Nazioni e quelli necessari per far sì che la temperatura globale si mantenga al di sotto della soglia considerata di rischio, quel famoso 1,5° C con cui abbiamo preso confidenza negli anni. Il bilancio è estremamente negativo, con le Nazione Unite a definire “tristemente inadeguato” quanto messo in campo per contrastare il global warming e il climate change.

Onu: crisi climatica tra inerzia e resistenza al cambiamento

Anzi, con le attuali iniziative proposte dai Paesi entro il 2030 – e solo se queste saranno realizzate integralmente – andremo incontro ad un aumento della temperatura di circa 2,5°C, con conseguenze estreme, anzi catastrofiche. Inoltre, se gli impegni a lungo termine delle singole Nazioni per raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050 venissero mantenuti, l’aumento della temperatura globale si assesterebbe a 1,8°C. Ma per le Nazioni Unite, vista l’inerzia e la resistenza ad attuare politiche ambientali degne di questo nome dei singoli Paesi, il raggiungimento di questo risultato risulta al momento tutt’altro che credibile.

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Ma come, alla Cop26 dello scorso anno tantissimi Paesi avevano rinnovato la volontà di impegnarsi maggiormente per salvaguardare il Pianeta da epiloghi disastrosi… Le Nazioni Unite anche su questo punto appaiono più che scettiche: solo pochi Paesi hanno effettivamente messo in campo misure più ad ampio raggio, ma purtroppo queste sarebbero capaci di ridurre solo l’1% delle emissioni entro il 2030. Un problema, visto che stando alle stime le emissioni globali dovrebbero diminuire di quasi il 50% entro il prossimo decennio per restare sotto il famoso grado e mezzo in più.

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Le emissioni globali rimangono pericolose e a livelli record, anzi: continuano ad aumentare. Dobbiamo intervenire prima che la catastrofe climatica si avvicini a tutti noi“, ha dichiarato António Gutierres, segretario generale delle Nazioni Unite, commentando quanto emerso dal report. Il professor David King, ex consigliere scientifico capo del Regno Unito, ha constatato invece che il rapporto è “un terribile avvertimento per tutti i Paesi, nessuno dei quali si sta impegnando abbastanza per gestire l’emergenza climatica“.

Potremmo citare molte altre dichiarazioni di questo tenore, ma ce n’è un’ultima sola che merita di essere inclusa in questo articolo: È quella di Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), che condanna veementemente l’inazione dei singoli Paesi e la totale mancanza di programmi e soluzioni efficaci per il futuro:

“L’imperativo oggi – impossibile, forse – è quello di riformare l’economia globale e dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030: dobbiamo perlomeno provarci. Ogni piccolo aumento di grado conta: per le comunità vulnerabili, per gli ecosistemi e per ognuno di noi”.


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