nuove linee guida nutrizionali

Le nuove linee guida nutrizionali USA mettono al centro le proteine animali, ma la salute non può prescindere dal vegetale. Intervista alla Dott.ssa Roberta Bartocci

Le nuove Dietary Guidelines americane puntano su proteine animali e latticini come pilastri della salute pubblica. Ma quali sono le implicazioni metaboliche, ambientali ed etiche? Ne parliamo con la nutrizionista vegana Roberta Bartocci

Le nuove Dietary Guidelines for Americans 2025–2030, le linee guida nutrizionali statunitensi presentate a inizio 2026, si presentano come un significativo reset volto a contrastare obesità, diabete e malattie croniche riportando al centro “il cibo vero” e riducendo zuccheri aggiunti e farine raffinate.

Fin qui, nulla da eccepire.

Il nodo critico, però, è un altro: nella rappresentazione proposta, il centro del piatto è occupato in larga parte da alimenti proteici di origine animale, in particolare carne e latticini. Una scelta che sta facendo discutere, anche all’interno della stessa comunità scientifica americana.

Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Roberta Bartocci, nutrizionista vegana e membro del Comitato Tecnico-Scientifico di Associazione Vegani Italiani Onlus (AssoVegan), che da anni si occupa di metabolismo, diabete e approccio low carb vegetale.

Intervista alla Dott.ssa Roberta Bartocci

Dott.ssa Roberta Bartocci

VEGANOK: Dottoressa, può spiegarci in breve cosa prevedono queste nuove linee guida americane e cosa cambia rispetto al passato?

Bartocci: Il documento insiste molto sulla riduzione degli alimenti ultra-processati e sul ritorno a cibi meno industriali. Questo è un punto positivo.
Ma la vera novità è l’enfasi su un forte spostamento verso un’alimentazione centrata sugli alimenti proteici, in particolare carne e formaggi, con una raccomandazione proteica piuttosto elevata. Viene indicato un obiettivo proteico tra 1,2 e 1,6 grammi per chilo di peso corporeo al giorno e si raccomandano fino a tre porzioni di latticini al giorno in una dieta da 2.000 calorie.
È qui che emergono le criticità.

VEGANOK: Questa quantità di proteine è davvero necessaria per il benessere dell’organismo?

Bartocci: Per la popolazione generale, sedentaria o moderatamente attiva, si tratta di quantità superiori ai fabbisogni minimi stimati. Il punto, però, non è solo la quantità. È la fonte.

Se l’aumento proteico è basato su legumi, frutta secca, semi, tofu, tempeh e altri alimenti vegetali integrali, il quadro metabolico è completamente diverso rispetto a uno fondato su carne e latticini. Le proteine vegetali arrivano insieme a fibre, antiossidanti ed elementi anticancerogeni e antiinfiammatori. Quelle animali no.

VEGANOK: Cosa succede, a livello metabolico, quando l’aumento proteico è basato soprattutto su carne e latticini?

Bartocci: Le nuove linee guida introducono una quota significativa di grassi saturi e di composti che, nel lungo periodo, possono interferire con la sensibilità insulinica.

In effetti, alcuni alimenti animali, pur non alzando molto la glicemia, stimolano comunque una risposta insulinica importante. Se nel tempo le cellule diventano meno sensibili all’insulina, il controllo metabolico si complica.

Non basta ridurre zuccheri e farine raffinate se poi si compromette la fisiologia insulinica con scelte alimentari sbilanciate.

Dietary Guidelines for Americans 2025-2030
Dietary Guidelines for Americans 2025-2030

VEGANOK: Se un Paese così grande come gli Stati Uniti aumentasse davvero il consumo di carne, quali sarebbero le conseguenze ambientali più immediate?

Bartocci: L’impatto sarebbe significativo. Come ben sappiamo, gli allevamenti intensivi richiedono grandi quantità di risorse vegetali, acqua e suolo.

Dal punto di vista energetico e ambientale, l’allevamento è intrinsecamente inefficiente poiché per ottenere proteine animali servono grandi quantità di vegetali, acqua, suolo ed energia. Aumentare il consumo di carne significa aumentare la pressione su ecosistemi già fragili.

Quando si parla di sicurezza alimentare globale, non possiamo ignorare che la superficie agricola è limitata. Restare alla base della catena alimentare è più efficiente. Salire verso l’alto comporta una dispersione energetica significativa.

VEGANOK: Alla piramide alimentare presentata negli USA lei contrappone una piramide low carb vegetale. Che tipo di piatto dovremmo immaginare? E quali sono i benefici che vede più spesso nella pratica clinica?

Bartocci: Immaginiamo un piatto con una base abbondante di verdure, una quota centrale di proteine vegetali (legumi, tofu, tempeh), grassi di qualità come olio extravergine di oliva, semi e frutta secca, e una riduzione significativa di farine raffinate e zuccheri.
Il documento stesso riconosce che alcune persone con malattie croniche possono beneficiare di un’alimentazione a basso contenuto di carboidrati.

Nella pratica clinica vedo spesso miglioramenti su glicemia, insulinemia, profilo lipidico, peso corporeo e senso di energia. E tutto questo senza compromettere la salute cardiovascolare o l’equilibrio ambientale.

Piramide low-carb Dott.ssa Roberta Bartocci
Fonte: robertabartocci.it

VEGANOK: Qual è il messaggio che sente più urgente oggi, in quanto nutrizionista vegana?

Bartocci: La salute umana e la salute del pianeta non sono due temi separati. Non possiamo ragionare in termini di benessere individuale ignorando l’impatto sistemico delle nostre scelte.

Ridurre zuccheri aggiunti e farine raffinate è corretto, ma sostituirli con un aumento massiccio di alimenti animali non è un progresso, e non è salutare.

Abbiamo oggi evidenze solide a favore di un modello alimentare a prevalenza vegetale, capace di migliorare il metabolismo e prevenire le patologie cardiovascolari e, allo stesso tempo, ridurre la pressione sugli ecosistemi.

Non possiamo essere sani in un pianeta malato. E le politiche nutrizionali dovrebbero tenerne conto.

Le linee guida americane hanno acceso un dibattito che non riguarda solo gli Stati Uniti. Perché quando a cambiare rotta è una potenza globale, le conseguenze non restano mai confinate entro i suoi confini.

E forse la vera domanda è: vogliamo inseguire modelli già messi in discussione dalla letteratura scientifica, o cogliere l’occasione per immaginare un paradigma alimentare più coerente con ciò che sappiamo oggi sul nostro metabolismo, sull’ambiente e sulla responsabilità collettiva?

Per approfondire l’argomento, leggi anche l’articolo della Dott.ssa Bartocci.


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