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Lupi nel mirino: la proposta dell’UE per ridurre la tutela dei lupi. Ne parliamo con la Dott.ssa Swabe

La Commissione Europea propone la riduzione delle norme a tutela del lupo: intervista alla Dott.ssa Joanna Swabe, Direttrice delle Relazioni Istituzionali di Humane World for Animals Europe

Qualche settimana fa, la Commissione Europea ha presentato una proposta per ridurre le norme a tutela dei lupi ai sensi della Direttiva Habitat, alimentando preoccupazioni tra associazioni ambientaliste e animaliste. Secondo Humane World for Animals Europe, precedentemente nota come Humane Society International/Europe, questa scelta – che segue la decisione della Convenzione di Berna del dicembre 2024 – potrebbe compromettere l’intera struttura normativa europea a difesa della natura.

La proposta, che prevede la modifica dagli Allegati IV e V della Direttiva Habitat dell’UE, sarà esaminata nell’ambito della procedura legislativa ordinaria dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’UE. Ma per molte organizzazioni si tratta di un passo indietro, dettato da pressioni politiche più che da evidenze scientifiche.

“Una scelta politica, non basata sulla scienza”

La decisione di modificare la Direttiva Habitat per ridurre il grado di protezione dei lupi è una scelta di carattere fortemente politico, plasmata da anni di pressioni incessanti da parte di coloro che sono determinati a fare del lupo un capro espiatorio e a veder abbattere un maggior numero di lupi, indipendentemente dalle conseguenze per la biodiversità“, afferma la Dottoressa Joanna Swabe, Direttrice delle Relazioni Istituzionali di Humane World for Animals Europe. “Non è in alcun modo una decisione basata sulla scienza.

Nonostante la crescita delle popolazioni di lupo in Europa sia in parte dovuta proprio alle tutele previste dalla Direttiva Habitat, lo stato di conservazione della specie resta insoddisfacente in sei delle sette regioni biogeografiche europee. Per questo motivo, le associazioni mettono in guardia dai rischi di un declassamento che potrebbe minare non solo la sopravvivenza del lupo, ma l’intera logica della legislazione ambientale europea.

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Credit: Andyworks/Getty Images

Il lupo come simbolo (frainteso) di un malessere agricolo

Il ritorno del lupo nei territori europei ha generato tensioni, soprattutto nei settori della pastorizia e dell’allevamento ovino. Tuttavia, la narrazione del lupo come principale responsabile delle difficoltà vissute dagli allevatori appare fuorviante.

Il comparto agricolo, in particolare quello delle piccole e medie imprese, è attraversato da ben altre problematiche strutturali: bassi redditi, carenza di manodopera, isolamento, malattie infettive degli animali, concorrenza estera e cambiamenti nelle abitudini alimentari. In questo contesto, il predatore finisce spesso per essere il bersaglio più facile.

Eppure, esistono già misure concrete per mitigare gli attacchi alle greggi, come i cani da guardia o l’installazione di recinzioni, e l’UE consente il rimborso del 100% sia per i danni subiti sia per le spese preventive sostenute dagli allevatori. Il problema, invece, sta nella mancanza di informazione e nei ritardi burocratici che spesso impediscono l’accesso tempestivo ai rimborsi.

Snellire le procedure, non abbattere le tutele

La richiesta fatta alla Commissione è quella di affrontare questi ostacoli amministrativi, incoraggiando gli Stati membri a semplificare l’iter per ottenere i rimborsi e a informare meglio gli agricoltori sui loro diritti. È qui che si gioca la vera sfida della coesistenza con i grandi carnivori: nella gestione del conflitto, non nell’eliminazione dei predatori.

Ridurre lo stato di tutela al lupo, per contro, rischia di diventare il primo passo verso un più ampio indebolimento delle leggi europee sulla natura. Una scelta miope, che non affronta le vere cause della crisi del settore agricolo e che potrebbe avere conseguenze devastanti sulla biodiversità.

Intervista alla Dottoressa Joanna Swabe

Per approfondire ulteriormente il tema, abbiamo intervistato la Dottoressa Joanna Swabe, che ha condiviso con noi riflessioni e analisi su ciò che questa proposta rappresenta, non solo per i lupi, ma per il futuro della tutela ambientale in Europa.

Dottoressa Joanna Swabe
Credit: Marcel Veelo/Ploton

VEGANOK: Lei ha dichiarato che il declassamento della protezione del lupo è una decisione politica piuttosto che scientifica. Quanto pesa secondo lei il ruolo delle lobby agricole e zootecniche nelle decisioni politiche sulla gestione della fauna selvatica in Europa?

Dott.ssa Swabe: Negli ultimi anni, le lobby degli allevamenti e della caccia hanno fatto pressioni costanti per ridurre le rigide tutele legali del lupo, nonostante non vi siano prove scientifiche che giustifichino una simile decisione. Queste lobby hanno costruito una narrazione che presenta il lupo come una minaccia crescente per gli agricoltori e l’allevamento tradizionale.

Come conseguenza di questa narrazione, il lupo è diventato una sorta di merce di scambio, utilizzato da alcuni politici per conquistare il consenso degli elettori delle aree rurali, sempre più delusi e preoccupati per il futuro dell’agricoltura e delle comunità locali. Lo abbiamo visto nel periodo precedente alle elezioni europee del 2024. Le proteste degli agricoltori si stavano diffondendo a macchia d’olio in tutta l’UE e i partiti politici, soprattutto quelli di centrodestra, cercavano disperatamente di aggrapparsi al potere, terrorizzati dal rischio di perdere i loro sostenitori a favore degli avversari di estrema destra.

In risposta a questo, ad esempio, i grandi carnivori sono stati inclusi nel manifesto elettorale del PPE per il 2024. Ai sostenitori dei partiti cristiano-democratici è stato promesso un nuovo approccio alla “gestione delle popolazioni di grandi carnivori, soprattutto lupi e orsi bruni, compreso l’abbattimento selettivo nel caso in cui la densità raggiunga livelli insostenibili”. È anche per questo che la presidente von der Leyen ha mantenuto la promessa di presentare una proposta per ridurre le rigide protezioni del lupo. La domanda è: quale specie verrà presa di mira la prossima volta?

VEGANOK: Attualmente in sei delle sette regioni biogeografiche europee in cui il lupo è presente, il suo stato di conservazione è ancora insoddisfacente. Quali sarebbero le conseguenze, dal punto di vista ecologico, di una riduzione della protezione di questa specie?

Dott.ssa Swabe: L’ultima valutazione, risalente al 2019, ha in effetti stabilito che in sei delle sette regioni biogeografiche dell’UE lo stato di conservazione del lupo è ancora sfavorevole o inadeguato. Una nuova valutazione è prevista entro la fine dell’anno.

È importante ricordare che, anche con lo stato di protezione attualmente in vigore, ogni anno centinaia di lupi vengono abbattuti legalmente in UE ai sensi delle deroghe previste dalla Direttiva Habitat, che consentono il controllo letale in specifiche circostanze. A questi si aggiungono gli esemplari vittime di bracconaggio o incidenti stradali.

Anche nel caso in cui la tutela del lupo venisse ridotta, gli Stati membri resterebbero comunque legalmente obbligati, in base alla Direttiva Habitat, a garantirne uno stato di conservazione favorevole. Inoltre, dovrebbero continuare a promuovere la coesistenza con questi grandi carnivori e adottare misure preventive per proteggere gli animali da allevamento dalla razzia dei lupi.

La coesistenza è fondamentale anche per evitare il rischio di estinzione o di frammentazione delle popolazioni di lupi, che porterebbe a gravi conseguenze per la diversità genetica di questi animali. Gli scienziati hanno stabilito, ad esempio, che l’attuale popolazione di lupi svedesi è già geneticamente isolata e altamente consanguinea, eppure vi sono ancora pressioni politiche per ridurne ulteriormente il numero.

È inoltre importante riconoscere il ruolo chiave che i lupi possono svolgere nel mantenimento di ecosistemi sani. Le ricerche suggeriscono che i lupi contribuiscono in modo significativo al funzionamento e alla stabilità degli ambienti naturali, non solo tenendo sotto controllo il numero e la densità di popolazione delle prede, ma anche modificandone i comportamenti.

È quanto sta accadendo nel mio paese d’origine, i Paesi Bassi, dove i lupi sono tornati dopo quasi due secoli di assenza. Il ritorno dei lupi ha creato un “paesaggio della paura” che ha spinto le prede, come i cervi, a evitare attivamente i luoghi in cui sono esposte al pericolo.

Con un minore pascolo da parte delle prede e la diminuzione dei loro escrementi, la composizione del suolo ha già iniziato a cambiare e la vegetazione si sta rigenerando, creando a sua volta una maggiore diversità di specie vegetali e un habitat adatto ad altri mammiferi, uccelli, insetti e pesci. In breve, una popolazione sana di lupi è ottima per la biodiversità.

legge tutela lupi
Credit: Don Getty

VEGANOK: Le pressioni del settore agricolo sembrano aver avuto un peso determinante in questa decisione. Perché il lupo viene spesso dipinto come il principale responsabile delle difficoltà degli allevatori, quando esistono problemi strutturali ben più gravi nel settore?

Dott.ssa Swabe: Il lupo è un facile capro espiatorio. Indicarlo come nemico comune serve a distogliere l’attenzione dai veri problemi – ben più gravi – che devono affrontare oggi gli agricoltori e le comunità rurali. Ma abbattere più lupi non risolverà i problemi del settore zootecnico, soprattutto per chi pratica ancora la pastorizia.

Abbattere più lupi non aumenterà i redditi degli allevatori di pecore e capre, né risolverà il problema della fluttuazione dei prezzi di mercato, dell’imposizione di prezzi bassi da parte di rivenditori e aziende alimentari o dei cambiamenti nelle politiche di finanziamento pubblico. Non attirerà nuovi investimenti nel settore. Abbattere più lupi non porterà altra manodopera, né incoraggerà i giovani ad avviare attività zootecniche in aree remote.

Poter abbattere più lupi non fermerà l’importazione di carne a basso costo da Paesi extra-UE, né incoraggerà le persone a mangiare più prodotti ovini e caprini. Abbattere più lupi non risolverà nemmeno il problema delle malattie infettive degli animali che affliggono il settore, come la cosiddetta lingua blu.

Ridurre le leggi a tutela del lupo sarà essenzialmente una vittoria di Pirro per coloro che fanno pressioni a favore. Poter sparare a un numero maggiore di lupi non risolverà i problemi strutturali del settore agricolo.

protezione lupi
Credit: Bob Landis

VEGANOK: Il rimborso del 100% per le perdite dovute agli attacchi dei lupi e per le misure preventive è già previsto dalla normativa UE. Perché molti allevatori non sfruttano queste opportunità e cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione?

Dott.ssa Swabe: I controlli non letali e le misure di mitigazione sono spesso più economiche, più accettabili per la società e più efficaci nel lungo periodo, poiché non alterano la struttura sociale dei branchi, evitando così conflitti interni e l’aumento di predazione, compresa quella su animali da allevamento.

È da sottolineare che i danni e le perdite di animali da allevamento dovuti alla predazione del lupo negli Stati membri dell’UE sono spesso legati alla mancanza di un’adeguata supervisione e/o protezione fisica di greggi e mandrie. È dunque lecito chiedersi perché così tanti allevatori – soprattutto quelli del settore ovino, che risulta essere quello più colpito – non riescano a mettere in atto queste misure di mitigazione.

Esistono numerose linee guida, frutto anche di progetti finanziati dall’UE attraverso i fondi LIFE della Commissione europea, che indicano le strategie più efficaci per prevenire gli attacchi dei lupi. In effetti, secondo le leggi comunitarie sugli aiuti di Stato, gli allevatori possono ricevere dalle autorità nazionali un rimborso del 100% per gli investimenti effettuati – ad esempio, per l’acquisto di cani da guardia o l’installazione di dissuasori. Per non parlare del fatto che viene concesso un risarcimento totale per i danni economici causati da specie protette come i lupi.

Non è chiaro perché queste opportunità non vengano sfruttate. Nei Paesi Bassi, dove vivo io e dove i lupi sono tornati dopo più di un secolo e mezzo, alcuni agricoltori si rifiutano categoricamente di adottare misure di mitigazione, sostenendo che ciò equivarrebbe ad accettare il ritorno definitivo dei lupi. Questo non è affatto un approccio costruttivo.

In altri contesti, può darsi che gli allevatori non siano a conoscenza delle opportunità di finanziamento, o che la burocrazia sia così lenta e macchinosa da rendere difficile ottenere il rimborso. In questi casi, è necessario aumentare la consapevolezza degli allevatori, e le autorità degli Stati membri devono semplificare le procedure, così da rendere più accessibile il rimborso per chi investe in recinzioni o cani da guardia.

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Credit: Don Getty

VEGANOK: Lei teme che questa proposta possa aprire la strada ad attacchi più ampi alle leggi europee sulla natura. Quali altri aspetti della normativa ambientale potrebbero essere messi in discussione se questa modifica venisse approvata?

Dott.ssa Swabe: Molti gruppi di interesse considerano la legislazione europea in materia di tutela della natura – in particolare le Direttive Uccelli e Habitat – un ostacolo alle proprie attività, perché impone vincoli ambientali rigidi. Questa legislazione impone restrizioni sull’uso del suolo, crea ulteriori oneri burocratici, limita l’uso di pesticidi e fertilizzanti e vieta l’uccisione di specie protette, anche quando causano danni ai raccolti o rappresentano una minaccia per il bestiame.

Qualche anno fa, una “verifica dell’idoneità normativa” della Direttiva Habitat dell’UE ha confermato che la legislazione è ancora adeguata, ma che gli Stati membri devono applicarla e farla rispettare meglio. Non esiste dunque alcuna ragione per rivalutarla. Tuttavia, anche un piccolo emendamento come questo volto a ridurre la protezione del lupo potrebbe spalancare le porte a chi sogna di smantellare completamente questa normativa. È interessante notare come si stia cercando di accelerare l’iter legislativo proprio per evitare questo scenario. Resta da vedere se andrà in porto.

VEGANOK: Cosa farà Humane World for Animals Europe per contrastare questa proposta e quali alleanze strategiche possono rivelarsi decisive in questa battaglia?

Dott.ssa Swabe: Humane World for Animals continuerà a opporsi con forza alla riduzione della tutela legale del lupo, collaborando con molte altre organizzazioni animaliste e ambientaliste che condividono le nostre profonde preoccupazioni. Il contesto politico attuale rende difficile fermare del tutto questa iniziativa, ma continueremo a ricordare agli Stati membri i loro obblighi legali: garantire uno stato di conservazione favorevole per il lupo e attuare misure di coesistenza.

Va sottolineato che nessuno obbliga gli Stati membri a permettere l’abbattimento di un numero maggiore di lupi. Sappiamo, ad esempio, che la Repubblica Ceca ha presentato un’obiezione formale contro la modifica della Convenzione di Berna, mossa necessaria per poter cambiare le tutele previste dalla Direttiva Habitat. Anche altri Stati membri potrebbero decidere di non intensificare le azioni contro i lupi; purtroppo, però, ce ne saranno anche altri più inclini a impugnare le armi contro questi grandi carnivori.

protezione lupi
Credit: Don Getty

Ringraziamo la Dott.ssa Joanna Swabe per aver risposto alle nostre domande. Il dibattito ora passa al Parlamento e al Consiglio dell’UE, chiamati ad analizzare la proposta. Questo tema, però, supera i confini delle aule istituzionali e chiama in causa una questione più profonda: che tipo di rapporto vogliamo costruire con la natura?

Il lupo oggi rappresenta molto più di una specie in pericolo: è il simbolo di un equilibrio possibile – e fragile – tra l’attività umana e la fauna selvatica. Difenderlo significa anche difendere l’integrità di un sistema di regole che ha permesso all’Europa di tutelare i suoi habitat più preziosi.


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