Il mercato globale dei prodotti vegani è in piena espansione: si stima raggiungerà un valore di 61,3 miliardi di dollari entro il 2028. Anche in Italia la domanda di alimenti plant-based è in forte crescita: il settore ha toccato i 680,9 milioni di euro nel 2022 (+9% sul 2021). Parallelamente, mai come oggi gli italiani adottano diete vegetariane o vegane: quasi il 10% della popolazione si dichiara vegetariano o vegano (7,2% e 2,3% rispettivamente), una quota quadruplicata nell’ultimo decennio. Questo cambiamento epocale nei consumi significa che esiste un pubblico sempre più vasto di consumatori attenti, alla ricerca di prodotti in linea con scelte etiche e salutistiche.
In questo contesto, emerge un‘opportunità “invisibile”: molti prodotti tradizionali, già totalmente vegetali per ricetta, possono essere valorizzati comunicando chiaramente la loro idoneità vegana. Pensiamo alla pasta di semola (priva di uova), alle passate di pomodoro fatte solo con ortaggi, ai legumi in scatola, agli snack di cereali o all’olio extravergine d’oliva. Queste referenze sono già vegan “di fatto”, ma spesso il consumatore non ne è consapevole in assenza di un’indicazione chiara in etichetta. Marchi lungimiranti stanno riconoscendo questa opportunità: evidenziare con un logo di certificazione vegan ciò che prima era dato per scontato può trasformare un prodotto comune in un prodotto premium etico, differenziandolo dalla concorrenza sugli scaffali. In altre parole, si tratta di rendere visibile un valore nascosto, intercettando le sensibilità dei consumatori moderni.

Trasparenza e clean label: comunicare il vegan in etichetta
La tendenza del clean label – ovvero la richiesta di etichette pulite, trasparenti e facilmente comprensibili – sta plasmando l’industria alimentare a livello globale. I consumatori premiano le aziende che forniscono informazioni chiare su ingredienti e processi, senza costringerli a decifrare la lista ingredienti per capire se un prodotto soddisfa le loro esigenze. In quest’ottica, un simbolo vegan ben riconoscibile in etichetta rappresenta un esempio di etichettatura semplificata ed efficace: comunica a colpo d’occhio che il prodotto è privo di ingredienti animali e realizzato secondo determinati standard etici.
Non va infatti dimenticato che anche filiere apparentemente 100% vegetali possono nascondere insospettabili derivati animali. Ad esempio, alcuni succhi di frutta possono contenere latte o siero di latte; certi snack come patatine e popcorn vengono insaporiti con derivati caseari (burro, formaggio in polvere) Perfino frutta fresca e ortaggi a volte sono trattati con cere di origine animale (come la cera d’api) per apparire più lucidi. In altri casi, prodotti tradizionalmente “semplici” come pane o focacce possono celare ingredienti non vegani (strutto, grassi animali) difficili da individuare a prima vista. Una certificazione vegan autorevole garantisce al consumatore che nulla di tutto ciò è presente o utilizzato nel processo produttivo, fugando dubbi ed evitando spiacevoli sorprese.
Allo stesso tempo, esiste il rovescio della medaglia: molti prodotti sono “inconsapevolmente” vegan già nella loro versione standard (ovvero privi di ingredienti animali) senza che ciò venga evidenziato in etichetta.

In questi casi il logo VEGANOK diventa un prezioso alleato di marketing perché permette di riconoscere subito, “a colpo d’occhio”, quei prodotti vegan insospettabili. Si tratta di un elemento di trasparenza che trasforma una caratteristica implicita (l’assenza di derivati animali) in un messaggio esplicito e comunicativo. Per i consumatori vegani, vegetariani o anche solo per i sempre più numerosi flexitariani che riducono carne e latticini, un marchio vegan affidabile sul packaging rappresenta un orientamento immediato verso un acquisto sicuro e consapevole. In generale, i prodotti con certificazioni chiare ispirano più fiducia e vengono scelti più facilmente, soprattutto dalle generazioni più giovani e sensibili alla sostenibilità. La fiducia è un fattore determinante: etichette oneste e attestati di terzi contribuiscono a costruire credibilità. In un’era di iper-informazione, il consumatore premia la chiarezza: un semplice logo può racchiudere un complesso insieme di valori (ingredienti 100% vegetali, niente sfruttamento animale, produzione etica), semplificando la decisione d’acquisto.

Un vantaggio competitivo per le aziende alimentari
Oltre a rispondere alle richieste dei consumatori, certificare come vegani anche i prodotti di origine vegetale offre importanti vantaggi strategici per le imprese. In un mercato sempre più affollato, il logo VEGANOK funge da elemento distintivo che può incrementare la visibilità del brand e qualificare l’azienda come attenta all’etica. Numerose aziende leader in Italia lo hanno capito: Da Diadora a Scotti Riso, da Winni’s a Tre Marie, sono molte le aziende che hanno già scelto di certificare i loro prodotti con VEGANOK, ottenendo visibilità e fiducia nel mercato internazionale. In altre parole, ottenere la certificazione VEGANOK oggi è un vantaggio competitivo per chi vuole posizionarsi come leader nel fiorente segmento dei prodotti vegani. Il motivo è semplice: credibilità e immediatezza. Un marchio riconosciuto comunica in modo immediato l’impegno dell’azienda, e i clienti lo percepiscono come un “riconoscimento immediato” di affidabilità “da parte dei consumatori, sempre più attenti a scelte etiche e sostenibili”, come sottolinea Sauro Martella, fondatore di VEGANOK.

Non si tratta solo di marketing, ma di sostanza. Certificarsi VEGANOK significa sottoporsi a controlli e aderire a un disciplinare rigoroso che garantisce la totale assenza di ingredienti di origine animale in ogni fase. Ciò si estende anche a dettagli spesso ignorati: ad esempio, non è consentito l’uso di coadiuvanti tecnologici di origine animale (come chiarificanti a base di gelatina nei succhi o nel vino). Inoltre, l’azienda deve garantire di non effettuare né commissionare test su animali, neppure per prodotti non vegani eventualmente presenti nel suo catalogo. Si tratta dunque di uno standard etico globale che coinvolge prodotto e produttore a 360 gradi. Il risultato per il pubblico è un marchio di qualità che rappresenta trasparenza, etica e affidabilità Un prodotto certificato VEGANOK trasmette l’idea che l’azienda ha curato ogni aspetto per allinearlo a determinati valori: questo rafforza la fiducia e la fedeltà del cliente, creando un legame che va oltre il semplice acquisto. Non sorprende che ricerche di mercato abbiano rilevato come molti consumatori siano disposti persino a pagare un prezzo leggermente superiore per un prodotto che rechi un marchio vegan autorevole, a parità di caratteristiche con uno non certificato. In sintesi, la certificazione aggiunge valore percepito: da un lato tutela i consumatori garantendo standard elevati, dall’altro premia le aziende con un miglior posizionamento e potenzialmente maggiori volumi di vendita (“trust makes the sales”, come recita il motto di un noto studio di settore).
Casi di studio: Riso Scotti, Petti e altri esempi di successo
Negli ultimi anni varie aziende italiane, grandi e piccole, hanno iniziato a certificare prodotti “già vegan” ottenendo un riscontro positivo dal mercato. Il caso di Riso Scotti è emblematico. Leader nazionale nel riso e derivati, la storica azienda pavese ha intrapreso la certificazione VEGANOK per molte referenze già 100% vegetali, dalle bevande di riso alle risette (gallette di riso) fino a innovative paste di riso e mix di cereali e legumi. L’obiettivo dichiarato da Riso Scotti è stato quello di comunicare in modo trasparente la naturalità vegetale dei suoi prodotti e i valori di sostenibilità che da sempre porta avanti. In un settore – quello dei cereali – dove i prodotti sono spesso naturalmente privi di ingredienti animali, questa scelta ha permesso all’azienda di differenziarsi comunque, segnalando al consumatore attento che quei prodotti rispettano standard etici precisi.
Un altro esempio significativo viene dal mondo delle conserve di pomodoro, pilastro della cucina italiana. Qui la “veganità” delle materie prime (pomodori, sale, basilico…) è apparentemente ovvia, eppure alcuni brand hanno deciso di metterla in primo piano per valorizzare ulteriormente i propri prodotti. Gruppo Petti, ad esempio, già nel 2015 ha certificato con VEGANOK la sua linea premium “Il pomodoro al centro”, fatta solo con pomodoro toscano lavorato a basse temperature. In questo modo Petti ha voluto rimarcare la purezza e qualità 100% vegetale delle sue passate, polpe e pelati – prodotti genuini, senza additivi né ingredienti superflui – offrendo al contempo al consumatore un messaggio di fiducia aggiuntivo sulla eticità del processo produttivo.
Pochi anni dopo, anche il colosso Cirio ha seguito la stessa strada: nel 2019 l’azienda, attiva dal 1856, ha adeguato tutta la sua gamma di salse e passate di pomodoro allo standard VEGANOK. In pratica, in un comparto maturo e altamente competitivo come quello del pomodoro (oltre 3,1 miliardi di euro di fatturato in Italia), comunicare chiaramente l’assenza totale di derivati animali – dagli ingredienti fino ai coadiuvanti tecnologici – significa allinearsi ai trend di trasparenza e aggiungere quel tassello di affidabilità che una fetta crescente di clienti ricerca attivamente.
Non a caso, altri grandi marchi delle conserve vegetali come Valfrutta e La Torrente hanno anch’essi abbracciato la certificazione VEGANOK, così come produttori di snack e alimenti salutistici (ad esempio Fiorentini Alimentari) e linee biologiche di aziende storiche (come la linea Bionaturae di Saclà). Dalle olive e sottaceti (si pensi alla veneta Citres, certificata nel 2025) alle paste innovative (la molisana Benessence ha certificato persino una pasta arricchita all’aloe vera), l’elenco di esempi continua ad allungarsi, a riprova di un movimento trasversale nei vari comparti del food.

Significativo anche il caso nel settore degli oli alimentari: la storica azienda umbra Pietro Coricelli ha lanciato la linea di oli speciali “Ethnos” certificando ogni referenza con VEGANOK. Sebbene l’olio d’oliva sia per definizione un prodotto vegetale al 100%, Coricelli ha scelto di apporre il logo per sottolineare la naturalità integrale e la tracciabilità etica di questi oli estratti a freddo. In chiave di marketing, ciò conferisce un valore aggiunto a prodotti di alta gamma rivolti a consumatori gourmet ma anche attenti alla sostenibilità.
Nel complesso, l’adozione del marchio VEGANOK su prodotti “vegetali per natura” sta diventando un fenomeno diffuso nell’industria alimentare italiana. Oltre 600 aziende hanno già scelto questa certificazione, per un totale di più di 17.000 prodotti certificati. Questo dato, aggiornato ad aprile 2025, dimostra quanto il simbolo vegan sia ormai riconosciuto e apprezzato come standard di riferimento.
L’impatto sul comportamento d’acquisto è tangibile: scaffali e cataloghi mostrano sempre più frequentemente l’inconfondibile logo verde, e i buyer della GDO sanno che poter esibire certificazioni etiche sulle proprie referenze significa intercettare trend in crescita (dalla domanda di prodotti “senza” all’attenzione verso salute, ambiente e rispetto animale). In occasione di manifestazioni di settore come TUTTOFOOD 2025, non è un caso che molte aziende portino in fiera prodotti con claim di clean label e certificazioni ben visibili, consapevoli che questi elementi possono fare la differenza nelle trattative B2B e nella conquista di nuovi mercati.
