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Influenza aviaria: Food for Profit svela nuove immagini shock da allevamenti di galline in Lombardia

Carenze igieniche, animali in condizioni drammatiche e pericoli per la salute pubblica: la nuova inchiesta di Food for Profit denuncia due allevamenti intensivi di galline ovaiole. Presentata denuncia ai Carabinieri Forestali

Proprio in un periodo in un periodo in cui il prezzo delle uova raggiunge picchi storici (in alcune zone degli Stati Uniti l’aumento sfiora il +159%), una nuova inchiesta di Food for Profit getta luce su due allevamenti di galline ovaiole in Lombardia, denunciando una situazione ai limiti dell’incredibile. A raccontarla sono immagini forti, ricevute da un informatore anonimo, che mostrano strutture fatiscenti, animali in grave stato di sofferenza e gravi carenze di biosicurezza: un mix potenzialmente esplosivo, soprattutto alla luce della minaccia costante dell’influenza aviaria.

Dentro l’inferno: gabbie, feci e carcasse a Brescia

Il primo allevamento si trova in provincia di Brescia, zona già colpita da precedenti focolai. Nelle immagini si vedono galline stipate in vecchie gabbie metalliche, piumaggio quasi assente, visibilmente provate dallo stress e dalle condizioni di vita. Tra le grate si accumulano escrementi, che in alcuni casi finiscono direttamente nel becco degli animali. Ma ciò che colpisce di più è l’altissimo numero di carcasse lasciate a terra, in avanzato stato di decomposizione, accanto alle gabbie o lungo i corridoi – una violazione evidente delle più elementari norme igienico-sanitarie.

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Questo stesso allevamento, nel 2022, aveva già subito un depopolamento a causa dell’aviaria, ricevendo un indennizzo economico. Inoltre, aveva anche ottenuto oltre 36.000 euro dai fondi del PNRR. Eppure, nulla sembra essere cambiato. Queste strutture dovrebbero rappresentare il massimo della prevenzione, invece sembrano abbandonate a sé stesse.

A Lodi la situazione non migliora: galline vaganti e una pecora morta nella zona filtro

Il secondo allevamento denunciato, situato in provincia di Lodi, è ancora più grande: può ospitare fino a 300.000 galline. Le riprese aeree mostrano decine di animali fuori dai capannoni, a contatto con l’ambiente esterno. Un dettaglio tutt’altro che secondario – il contatto con la fauna selvatica è infatti una delle principali vie di trasmissione del virus dell’aviaria. Anche qui, la zona è stata classificata come ad alto rischio.

E poi c’è la carcassa di una pecora, visibilmente non registrata (senza marchi auricolari), abbandonata proprio nella zona filtro: quell’area, in teoria, dovrebbe garantire il massimo della sicurezza prima dell’accesso ai capannoni. Invece è un’ulteriore prova di trascuratezza.
Dentro, le condizioni igieniche non sono migliori: insetti, feci secche, animali con prolassi visibili e ancora, carcasse lasciate a marcire, in alcuni casi cannibalizzate da altre galline.

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Un rischio concreto per la salute pubblica

A lanciare l’allarme è la giornalista Giulia Innocenzi: “Tutto questo è gravissimo, sia per gli animali che vivono in queste strutture, sia per le criticità di biosicurezza. Di fronte a un’emergenza mondiale come l’aviaria, una situazione come questa non dovrebbe neanche esistere, perché, in un attimo, dei comportamenti scorretti anche di un solo allevatore possono avere ricadute enormi su tutta la comunità”.

A preoccupare è anche l’impiego di fondi pubblici per sostenere queste realtà. “C’è bisogno che le irregolarità di allevamenti come questi vengano diffuse pubblicamente e non solo tramite le nostre inchieste”, prosegue Innocenzi. “Per questo abbiamo depositato una denuncia formale ai Carabinieri Forestali. Speriamo che sia il primo passo verso un cambiamento necessario.

Anche noi di VEGANOK speriamo che le immagini raccolte siano sufficienti ad aprire un’indagine approfondita e prendere i giusti provvedimenti. È tempo che le istituzioni facciano la loro parte e che si interrompa questo circolo vizioso di impunità.

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