È stato pubblicato lo scorso sabato un articolo de Il Giornale che titola “Non è la soluzione. Persino i vegani dicono no alla carne coltivata”, nel quale si riporta testualmente un virgolettato estrapolato da un nostro articolo sulla clean meat e sui suoi indiscutibili vantaggi. Peccato però che i colleghi abbiano – di proposito o per errore, non ci è dato saperlo – travisato completamente la nostra posizione sull’argomento, in un articolo a sostegno del “no” alla carne creata in laboratorio che non combacia con la nostra idea. Ecco di cosa parliamo.
Nell’articolo, la testata riporta la posizione ufficiale di Slow Food e di altre realtà sul tema della carne coltivata in laboratorio: l’associazione, sulla falsa riga del Governo Meloni, si oppone fermamente alla sua diffusione. Pur condannando il sistema degli allevamenti intensivi, ritiene infatti che il problema non si risolva passando a una produzione in laboratorio.
A sostegno della propria idea, come riporta Il Giornale, Slow Food ricorda la necessità di rispettare il legame tra il cibo, il produttore e il luogo di produzione: “Il cibo è cultura, non è un semplice carburante per far funzionare l’organismo, somma algebrica di proteine, grassi e carboidrati. Con la carne coltivata si perderebbe definitivamente il legame tra il cibo e il luogo in cui viene prodotto, le conoscenze e la cultura locali, il sapere e le tecniche di lavorazione”.
No, “i vegani” non si oppongono alla carne coltivata
Posto che non siamo affatto d’accordo su questo punto e abbiamo già avuto modo di ribadire che, secondo noi, la cultura e le tradizioni si possano cambiare in favore di un modus vivendi più etico e sostenibile, cosa c’entra VEGANOK nell’articolo pubblicato da Il Giornale? In quest’ultimo, esiste un intero paragrafo dal titolo “Il discorso etico e la posizione di Vegan ok” nel quale, non solo il nome della nostra azienda è scritto a più riprese in modo sbagliato, ma si utilizza una parte del nostro articolo a sostegno di una tesi che non abbiamo mai abbracciato e che mai abbracceremo.
Nel pezzo, infatti, si riporta questo virgolettato:
“Non possiamo ignorare quella che è la vera grande pecca di questa tecnologia: per quanto consenta di produrre carne senza macellazione, implica in ogni caso lo sfruttamento animale. Per questo continuiamo a credere che la soluzione più etica, semplice e immediata sia il passaggio a un’alimentazione plant-based 100%.”
Se è vero che è ripreso parola per parola dal nostro articolo “Cos’è la carne coltivata e 5 motivi per cui non andrebbe demonizzata”, è altrettanto vero che i colleghi de Il Giornale sono colpevoli di una importantissima (e non trascurabile) omissione, che riguarda tutto il paragrafo successivo alla suddetta affermazione:
“D’altro canto, vivere con il paraocchi non serve e credere che tutta la popolazione mondiale, nel giro di poco, possa diventare vegan è utopistico, oltre che difficilmente realizzabile. E a chi obietta che la fake meat (ovvero la carne vegetale) è la soluzione, non possiamo non ricordare che, ci piaccia o no, esisterà sempre qualcuno che non vorrà rinunciare alla carne, per quante deliziose alternative vegetali possano esistere. Ecco quindi perché la carne coltivata è fondamentale, almeno in questo periodo storico”
al quale fa seguito un elenco dettagliato di tutti i motivi per cui, dal nostro punto di vista, la carne coltivata potrebbe rappresentare una delle migliori invenzioni del nostro tempo. Un’omissione non da poco, ci verrebbe da dire.
La scelta vegan raccontata dal cattivo giornalismo
Non è di certo la prima volta che la scelta vegan subisce un attacco o, come in questo caso, viene strumentalizzata a sostegno di tesi che con la scelta vegan non hanno niente a che fare. I media, soprattutto in Italia, non perdono occasione per deridere, screditare, svilire quella che, lo ricordiamo, è prima di tutto una scelta di vita che ha a che fare con la volontà di non contribuire allo scempio dello sfruttamento animale. Non è la prima volta e non sarà l’ultima, ma mai come in questo caso – che ci tocca direttamente – vogliamo cogliere l’occasione per puntare i riflettori sul cattivo giornalismo e l’informazione faziosa che ruota attorno al veganismo.
In Italia sembra una gara a chi racconta più bufale o travisa meglio la realtà che ruota attorno all’alimentazione plant-based e all’etica del veganismo, e questo caso non fa eccezione. Se i vegani sono “estremisti”, folli, visionari e avulsi dalla realtà per la maggioranza delle persone, ci chiediamo perché la nostra posizione (seppur distorta e con gravi omissioni) sia stata così importante in questo caso, tanto da dedicarle perfino un intero paragrafo. Molto comodo e anche un po’ risibile, ci verrebbe da dire.
I vegani ci piacciono, ma solo quando possiamo usare le loro idee a sostegno delle nostre? Oppure li consideriamo un po’ folli, ma fino a quando la loro posizione etica non ci fa comodo? Ci dispiace, ma questo non è altro che l’ennesimo caso di cattivo giornalismo, approssimazione e faziosità quando, lo ricordiamo, uno dei doveri di chi fa questo mestiere dovrebbe essere sempre quello di raccontare la realtà. Rettifichiamo noi quanto riportato in quell’articolo, prima che lo faccia Il Giornale, con la ferma speranza di non dover avere più a che fare con episodi del genere.

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