Cambiamenti climatici, ancora appelli e promesse dei politici. Perché nessuno parla di alimentazione vegetale?

Venerdì, in occasione del Mef - l'incontro virtuale che ha coinvolto i leader dei pochi Paesi che da soli sono responsabili dell'80% delle emissioni inquinanti legate ai cambiamenti climatici - i politici hanno ribadito l'importanza di agire, ancora. Tutti noi possiamo agire, riducendo o azzerando il consumo di carne e derivati animali.

Dobbiamo essere onesti nei confronti di noi stessi e dei nostri cittadini: non stiamo rispettando gli accordi di Parigi. Se continueremo con le politiche attuali, raggiungeremo quasi 3 gradi di riscaldamento globale entro la fine del secolo. Le conseguenze di un tale aumento delle temperature sarebbero catastrofiche“. Con queste parole il Presidente del Consiglio Mario Draghi è intervenuto con un videomessaggio al Major Economies Forum on Energy and Climate (Mef), promosso dal Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. L’incontro virtuale ha coinvolto i leader dei pochi Paesi – tra cui Italia, Germania, USA, Regno Unito, Australia e Giappone – che da soli sono responsabili dell’80% delle emissioni inquinanti legate ai cambiamenti climatici.

A meno di due mesi dall’inizio di Cop26, la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che si terrà a Glasgow a inizio novembre, i politici di tutto il mondo economicamente forte tornano su uno dei problemi più gravi del nostro secolo, con considerazioni sul lavoro fatto finora (poco), e su quello che resta ancora da fare (moltissimo). Lo stesso Joe Biden, nel suo intervento introduttivo, ha parlato di “codice rosso per l’umanità“, sottolineando l’urgenza di interventi immediati e risolutivi. “Siamo vicini al punto di non ritorno – ha dichiarato – e dobbiamo agire subito. In America, stiamo lavorando per creare un futuro alimentato a energia pulita, che creerà milioni di posti di lavoro nelle industrie del futuro“.

Non è mancato il riferimento al ‘Global Methane Pledge’, l’accordo tra Stati Uniti e Unione Europea per ridurre le emissioni di metano del 30% rispetto al 2020, entro il 2030. Il Primo Ministro britannico, Boris Johnson, ha affermato che il Regno Unito sarà uno dei primi ad aderire all’impegno USA-UE sul metano, quando si aprirà a più firmatari al Cop26.

La soluzione è nelle nostre mani, perché nessuno ne parla?

Giusto a giugno Greta Thunberg aveva bacchettato i politici del G7, scagliandosi contro quelle che lei stessa ha definito “vecchie promesse non mantenute“. Il riferimento è alle tante azioni concrete e immediate per fermare i cambiamenti climatici di cui i leader mondiali parlano da tempo, ma che sono ancora solo parole. Oggi come due mesi fa, si torna a parlare di una delle questioni più importanti del secolo puntando i riflettori sulle stesse promesse, sulle stesse proposte e sugli stessi, possibili traguardi.

Ad agosto un report dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) affermava a chiare lettere che i cambiamenti climatici non sono mai stati così veloci e i loro effetti sono già in parte irreversibili. La situazione non è mai stata così grave, il tempo per rimediare è agli sgoccioli, ma perché nessuno ci ricorda che tutti noi abbiamo la possibilità di agire concretamente, subito, per fermare i cambiamenti climatici? Finora il tentativo di ridurre l’emissione di gas serra nell’atmosfera si è infatti tradotto negli sforzi per ridurre le emissioni legate alla produzione di energia elettrica, ai trasporti e all’industria. Ma tutto questo non basta: secondo uno studio dell’Università di Oxford, “l’eliminazione di tutte le emissioni di questi settori non sarebbe comunque sufficiente per raggiungere gli obiettivi stabiliti con l’accordo di Parigi. Il sistema alimentare globale è una delle principali fonti di emissioni di gas serra, circa il 30% del totale globale“.

Nonostante questo, è ancora poca l’attenzione riservata al legame che il cambiamento climatico ha con la produzione alimentare, anche se si calcola che, ogni anno, la produzione di cibo porti a immettere nell’atmosfera 16 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Già nel 2018, gli studiosi dell’Università di Oxford avevano pubblicato una ricerca nella quale si afferma che i prodotti di origine animale contribuiscono per il 58% alla produzione di gas serra legati al cibo.

Gli esperti non hanno dubbi: la soluzione a questo problema è legata al rimodellamento del sistema alimentare globale in ogni suo aspetto e la necessità di un passaggio alle diete plant-based è il primo passo verso la soluzione del problema. Il resto è importante, certo, ma dovrà arrivare dopo.

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Sauro Martella
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