L’Italia che sceglie VEGANOK: l’identikit delle aziende a Tuttofood 2026

Dall’analisi delle 71 aziende e brand presenti nella mappa VEGANOK a Tuttofood 2026 emerge un quadro preciso: il vegan certificato non è una nicchia giovane, ma attraversa imprese storiche, filiere centrali dell’agroalimentare italiano e territori produttivi distribuiti lungo tutta la penisola.

Osservatorio VEGANOK

Dall’analisi delle 71 aziende e brand presenti nella mappa VEGANOK a Tuttofood 2026 emerge un quadro preciso: il vegan certificato non è una nicchia giovane, ma attraversa imprese storiche, filiere centrali dell’agroalimentare italiano e territori produttivi distribuiti lungo tutta la penisola. A Tuttofood 2026 la presenza delle aziende certificate VEGANOK non racconta soltanto una partecipazione fieristica. Racconta qualcosa di più ampio: il profilo di un’Italia produttiva che ha scelto di rendere visibile, verificabile e riconoscibile la propria offerta vegan attraverso una certificazione.

L’Osservatorio VEGANOK ha analizzato le 71 aziende e brand presenti nella mappa VEGANOK a Tuttofood 2026, ricostruendone distribuzione geografica, anzianità aziendale, categorie merceologiche, presenza nei padiglioni e continuità nel rapporto con la certificazione.

Il risultato è un identikit utile non solo per fotografare chi era presente in fiera, ma per leggere con maggiore precisione che cosa rappresenta oggi il vegan certificato nel mercato alimentare italiano.

Il primo dato è già significativo: le aziende mappate rappresentano 15 regioni italiane e coprono 21 macro-categorie merceologiche. Non si tratta quindi di una presenza concentrata in poche nicchie di prodotto, ma di un ecosistema ampio, articolato e integrato in molte filiere del food.

Tra le 71 realtà analizzate, 37 sono state premiate con il riconoscimento VEGANOK “10 anni insieme”, assegnato alle aziende che hanno mantenuto una relazione continuativa con la certificazione nel tempo. Significa che oltre la metà del campione, il 52%, non ha scelto VEGANOK come adesione occasionale, ma come parte di un percorso stabile.

Un vegan certificato che non nasce oggi

Uno degli elementi più interessanti emersi dall’analisi riguarda l’anzianità aziendale. Il dato è importante perché corregge una percezione ancora diffusa: quella del vegan come spazio presidiato soprattutto da start-up, marchi giovani o aziende nate esclusivamente sull’onda delle nuove tendenze plant-based.

Nel campione VEGANOK di Tuttofood 2026, invece, 21 aziende sono secolari, quindi hanno oltre 100 anni di storia. Altre 18 aziende sono storiche, con un’età compresa tra 50 e 100 anni, mentre 20 aziende sono mature, con un percorso tra 20 e 50 anni.

In sintesi, 59 aziende su 71 hanno più di 20 anni, pari all’83% del totale. Ancora più rilevante: 39 aziende su 71 hanno oltre 50 anni, cioè il 55% del campione.

Questo dato cambia la prospettiva. Il vegan certificato non appare come un elemento estraneo alla storia alimentare italiana, ma come una traiettoria che attraversa imprese già strutturate, spesso radicate nei territori e nelle filiere produttive del Paese.

La presenza di aziende nate tra Settecento, Ottocento e primo Novecento mostra che il vegan certificato non è necessariamente sinonimo di rottura con la storia industriale o artigianale. Al contrario, può diventare uno strumento con cui aziende longeve aggiornano il proprio posizionamento, intercettano nuove domande di mercato e rendono più chiara la propria offerta.

Le radici profonde del vegan certificato

Tra le 71 aziende e brand analizzati, 21 hanno oltre un secolo di storia. È uno dei dati più interessanti dell’intero lavoro, perché permette di leggere il vegan certificato dentro una prospettiva storica più ampia.

La timeline delle aziende secolari parte dal 1760, con Molino Rossetto, e arriva al 1925, includendo realtà come Farchioni Olii, Riso Scotti, Nuova Industria Biscotti Crich, Curti, Industria Molitoria Mininni, Serena Wines 1881, Scarpato, Zuegg, Dalla Costa Alimentare, Sipa International – Martino, Fabbri 1905, Vicenzi – Grisbì, Industrie Montali, La Molisana, Gruppo Fini – Le Conserve della Nonna, Fiorentini Alimentari, Sibat Tomarchio, Bauli – Doria, Petti Group – Italian Food e Olivoil – Geraci. Non è solo un elenco di date. È una chiave di lettura.

Se aziende con storie così lunghe scelgono di certificare referenze vegan, significa che il vegan non è più percepito soltanto come una categoria “nuova” o separata dal resto del mercato. È diventato un’informazione di prodotto utile anche per imprese storiche, con una reputazione costruita nel tempo e una presenza consolidata nei canali distributivi.

Per le aziende, questo passaggio è strategico: certificare significa rendere leggibile una caratteristica che il mercato chiede sempre più spesso di verificare, soprattutto quando il consumatore non vuole affidarsi solo a dichiarazioni generiche o claim non controllati.

La geografia: il Nord pesa di più, ma il Sud non è marginale

La distribuzione geografica conferma il ruolo dei grandi distretti produttivi del food italiano. La regione più rappresentata è il Veneto, con 12 aziende e brand, seguita dalla Lombardia, con 11. Al terzo posto c’è l’Emilia-Romagna, con 7 realtà, mentre Piemonte, Toscana e Campania contano 6 aziende ciascuna.

Guardando alle macroaree, il Nord concentra 37 aziende, pari al 52% del totale. Il Centro ne raccoglie 13, cioè il 18%, mentre Sud e Isole arrivano a 21 aziende, pari al 30%.

Il dato restituisce una geografia interessante. Da un lato, il Nord si conferma la principale area di concentrazione, coerentemente con il peso industriale di regioni come Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Dall’altro, quasi un’azienda su tre proviene dal Mezzogiorno e dalle Isole.

Questo significa che il vegan certificato non è confinato ai distretti più industrializzati del Nord, ma si innesta anche in territori fortemente legati alle produzioni agroalimentari mediterranee: pasta, conserve, olio, prodotti da forno, pomodoro, specialità regionali, beverage e trasformati vegetali.

È un dato importante perché racconta un vegan non “importato” come categoria astratta, ma calato dentro le filiere reali del Made in Italy.

La classifica regionale aiuta a rendere ancora più chiara questa distribuzione. Le prime cinque regioni per numero di aziende e brand raccolgono 42 realtà su 71, pari al 59,2% del totale. In altre parole, la presenza VEGANOK è diffusa lungo la penisola, ma mostra anche poli di concentrazione ben riconoscibili.

Il Veneto guida la classifica, seguito da Lombardia ed Emilia-Romagna: tre regioni che, da sole, restituiscono una parte importante del legame tra vegan certificato e industria alimentare italiana.

Le categorie: non solo alternative vegetali, ma filiere centrali del food italiano

Anche la distribuzione merceologica aiuta a superare un altro stereotipo: quello secondo cui il vegan sarebbe rappresentato soprattutto da sostituti della carne, prodotti alternativi o referenze altamente innovative.

Tra le aziende VEGANOK presenti a Tuttofood 2026, le categorie più rappresentate sono invece profondamente legate alla produzione alimentare italiana più riconoscibile.

Al primo posto troviamo conserve e sughi, con 13 aziende. Seguono pasta e taralli, con 9 aziende, e bakery e snack, con 6. Poi arrivano bevande e biscotti, con 5 aziende ciascuna, seguite da farine e preparati e olio EVO, entrambe con 4 aziende.

Le prime sette categorie raccolgono 46 aziende su 71, pari al 64,8% del totale.

Questa concentrazione è molto significativa. Le filiere più presenti non sono marginali rispetto al paniere alimentare italiano: conserve, pasta, prodotti da forno, biscotti, farine e olio sono categorie centrali nella dispensa, nel retail e nella ristorazione.

Il dato suggerisce che la certificazione vegan non riguarda più soltanto prodotti percepiti come specialistici, ma entra in categorie quotidiane, consolidate e ad alta riconoscibilità.

Per le aziende, questo è un segnale di mercato importante: il vegan certificato non vive solo nello scaffale “alternativo”, ma può attraversare linee, referenze e categorie già note al consumatore, migliorando chiarezza, leggibilità e fiducia.

Se guardiamo alle filiere più forti, emerge una conferma ulteriore: le categorie più presenti raccontano il cuore del Made in Italy alimentare. Conserve e sughi, pasta e taralli, bakery e snack, bevande, biscotti, farine e olio EVO non sono categorie di contorno, ma comparti strutturali dell’industria alimentare italiana.

In questo senso, il vegan certificato non si limita a intercettare una domanda etica o identitaria: diventa un’informazione utile dentro categorie di largo consumo, dove la chiarezza in etichetta e la verificabilità delle dichiarazioni possono incidere sulla fiducia, sulla distribuzione e sulla reputazione del brand.

Il premio “10 anni insieme”: la continuità come indicatore di fiducia

Il riconoscimento VEGANOK “10 anni insieme” permette di leggere un altro aspetto: la continuità del rapporto tra aziende e certificazione.

Su 71 realtà analizzate, 37 sono state premiate, pari al 52% del totale. Le aziende non premiate sono 34. Ma il dato più interessante emerge incrociando il premio con l’anzianità aziendale.

Tra le aziende premiate:

  • 13 sono secolari
  • 11 sono storiche
  • 11 sono mature
  • 2 sono recenti
  • nessuna start-up rientra tra le premiate

In altre parole, 35 aziende premiate su 37 hanno più di 20 anni, cioè il 95% delle premiate. Inoltre, 24 premiate su 37 hanno oltre 50 anni.

Questo dato consente una lettura chiara: la continuità con VEGANOK è particolarmente presente tra imprese consolidate, aziende storiche e realtà con una struttura produttiva già matura.

La certificazione, in questo contesto, non appare come un semplice segno da apporre in etichetta, ma come un elemento di relazione nel tempo. Per le aziende, rappresenta uno strumento di chiarezza verso il mercato; per i consumatori, un segnale di affidabilità; per il sistema produttivo, una forma di standardizzazione in un ambito dove la trasparenza è sempre più rilevante.

L’incrocio tra aziende premiate e fasce di anzianità rende ancora più evidente questo profilo. Nelle fasce secolare, storica e matura, le aziende premiate sono numericamente molto più presenti rispetto alle realtà giovani. Al contrario, tra le aziende recenti e le start-up, la quota di imprese premiate è naturalmente più bassa, proprio perché il premio misura una relazione costruita nel tempo.

Questo non significa che le realtà giovani abbiano un peso minore nell’ecosistema. Significa che l’analisi consente di distinguere tra due livelli diversi: da un lato la capacità di VEGANOK di attrarre nuove aziende; dall’altro la capacità di mantenere nel tempo una relazione con imprese già strutturate.

La presenza in fiera: dove si distribuisce VEGANOK a Tuttofood

L’analisi per padiglione aggiunge un ulteriore livello di lettura, utile soprattutto per aziende, buyer e operatori della fiera.

Il Padiglione 12 è quello con la maggiore presenza di aziende VEGANOK, con 15 realtà, pari al 21,1% del totale. Seguono i Padiglioni 5 e 7, entrambi con 12 aziende, poi il Padiglione 8 con 10, il Padiglione 6 con 9 e il Padiglione 10 con 8.

Nel complesso, i Padiglioni 5, 7, 8 e 12 raccolgono 49 aziende su 71, pari al 69% del totale.

Anche questo dato è interessante perché mostra una presenza non isolata, ma distribuita nei principali spazi merceologici della manifestazione. VEGANOK non appare come una presenza laterale, concentrata in una singola area, ma come un’informazione che attraversa padiglioni e categorie diverse.

Per chi osserva il mercato, questo è un elemento rilevante: la certificazione vegan si muove dentro la fiera insieme alle filiere, non fuori da esse.

Cosa ci dice questo identikit

L’analisi delle aziende VEGANOK presenti a Tuttofood 2026 restituisce tre indicazioni principali.

La prima: il vegan certificato è un ecosistema maturo. La larga maggioranza delle aziende analizzate ha più di vent’anni di storia, e oltre la metà ha più di cinquant’anni. Questo rende il campione molto distante dall’immagine di un settore giovane, instabile o puramente di tendenza.

La seconda: il vegan certificato attraversa le filiere centrali dell’agroalimentare italiano. Le categorie più rappresentate non sono periferiche, ma appartengono al cuore della produzione alimentare nazionale: conserve, pasta, forno, biscotti, farine, olio, bevande.

La terza: la geografia del vegan certificato segue la geografia produttiva del food italiano. Il Nord mantiene un ruolo dominante, ma il Centro e soprattutto il Sud e le Isole mostrano una presenza significativa, legata a produzioni territoriali e identitarie.

Nel loro insieme, questi dati raccontano un passaggio importante: il vegan certificato non è più soltanto una risposta a una domanda di consumo emergente. È diventato un linguaggio produttivo, commerciale e reputazionale che aziende diverse per storia, dimensione e categoria stanno integrando nelle proprie strategie.

A Tuttofood 2026, l’Italia che sceglie VEGANOK appare quindi come un’Italia alimentare concreta: storica ma capace di aggiornarsi, territoriale ma aperta a nuovi standard, industriale ma sempre più attenta alla trasparenza.

Ed è proprio qui che la certificazione mostra il suo valore: non nel dichiarare semplicemente che un prodotto è vegan, ma nel rendere questa informazione riconoscibile, verificabile e spendibile all’interno di un mercato sempre più complesso.

La lettura dei dati: Sauro Martella e Laura Serpilli

SAURO MARTELLA, founder di VEGANOK

Da oltre vent’anni VEGANOK lavora per rendere il vegan riconoscibile, verificabile e accessibile, sia per i consumatori sia per le aziende. Vedere oggi imprese storiche, realtà industriali e produzioni territoriali scegliere e mantenere nel tempo la certificazione conferma che il vegan non è una tendenza passeggera, ma un’informazione di valore per il mercato. Il nostro compito è continuare a garantire uno standard chiaro, credibile e indipendente, capace di accompagnare le aziende in un percorso di trasparenza e di offrire ai consumatori uno strumento semplice per orientarsi.

LAURA SERPILLI, direttrice OSSERVATORIO VEGANOK

Questa analisi ci restituisce un dato molto concreto: il vegan certificato è ormai dentro le dinamiche reali dell’industria alimentare italiana. Le aziende presenti a Tuttofood 2026 raccontano un ecosistema maturo, composto da imprese storiche, filiere territoriali e categorie centrali della dispensa italiana. Per l’Osservatorio VEGANOK, misurare questi dati significa andare oltre la semplice presenza in fiera: significa capire dove si sta muovendo il mercato, quali aziende stanno integrando il vegan nelle proprie strategie e quanto la certificazione sia diventata uno strumento di chiarezza, fiducia e posizionamento


Nota metodologica

L’analisi è stata realizzata dall’Osservatorio VEGANOK sulla base del database interno delle aziende e dei brand presenti nella mappa VEGANOK a Tuttofood 2026.

Per ciascuna realtà sono stati considerati: presenza in fiera, padiglione e stand, regione, categoria merceologica, anno di fondazione o origine aziendale, fascia di anzianità e presenza o meno tra le aziende premiate con il riconoscimento “10 anni insieme”.


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