Vegan in Irlanda?

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Vivere Vegan in Irlanda è possibile? La risposta dopo un tour di due settimane nell’isola di smeraldo. Sappiamo tutti che per un vegano mangiare fuori è spesso un problema. Durante la pausa pranzo si lotta ogni giorno al ricerca di un fantomatico panino con verdure grigliate in cui non ci sia anche mozzarella, e, anche […]

Vivere Vegan in Irlanda è possibile? La risposta dopo un tour di due settimane nell’isola di smeraldo.
Sappiamo tutti che per un vegano mangiare fuori è spesso un problema.
Durante la pausa pranzo si lotta ogni giorno al ricerca di un fantomatico panino con verdure grigliate in cui non ci sia anche mozzarella, e, anche se i ristoranti vegan stanno aumentando (almeno a Milano) d’estate è più frequente mangiare fuori: serate in compagnia, gite all’aria aperta e sagre di paese, per cui, purtroppo, diventa davvero difficile tenere fede alle proprie scelte senza passare per asociali e “fricchettoni”.
Ma com’è preparato un paese anglosassone come l’Irlanda a ospitare i vegetariani e i vegani? Me lo sono chiesta quando, valigie alla mano, pronta a partire per un tour irlandese di due settimane, stavo per prendere il mio solito sacchetto di biscotti vegan al cioccolato, fondamentale in ogni viaggio perchè mi permette di iniziare ogni giornata senza svenire e senza avere paura di stare male, visto che sono gravemente intollerante al lattosio.  Stavolta in valigia non c’era proprio più spazio, per cui, confidando nella buona sorte, il mio pacco di biscotti è restato tristemente a casa.
Credevo che per questo aspetto Irlanda e Regno Unito fossero simili. Sono stata diverse volte in Regno Unito, e dalla mia personale esperienza, lì la vita per un vegetariano e un vegano è molto più semplice che in Italia. Ci sono molti ristoranti veg, negozi veg, e ristoranti in cui sono indicati meticolosamente tutti gli ingredienti contenuti nei piatti, questo anche per facilitare le persone allergiche: ricordo ancora con piacere il pasto consumato da Tibits a Londra, un vero paradiso per tutti gli intolleranti e i vegani, perché per ogni piatto sono presenti delle semplici sigle che indicano se un prodotti è adatto a intolleranti al glutine, al lattosio, ai vegetariani e ai vegani. In Italia siamo lontani da una precisione simile, purtoppo, che ritengo debba esserci per legge in tutti i locali.
Una volta arrivata in Irlanda mi sono però resa conto di aver fatto un grosso errore di valutazione: notoriamente, e a ragione, gli irlandesi continuano a ribadire che l’Irlanda è l’Irlanda, il Regno Unito è un’altra cosa! Per quanto inizialmente e superficialmente l’Irlanda mi sia sembrata un paese che fa scelte di allevamento più responsabili di quelle italiane, perché gli animali vengono lasciati liberi di scorrazzare per le verdi colline, presto mi sono dovuta ricredere per quanto riguarda la cultura culinaria in genere e l’arretratezza di alcuni ristoratori. E anche per aver visto con i miei occhi la Puck Fair, una festa in cui una capra viene eletta re del paese e passa tre giorni su un trono con corona e coccarde colorate in testa (fortunatamente poi la capra a fine festa viene lasciata libera per i campi): niente di cruento in sè, però personalmente, non credo che la capra sia molto contenta di farsi mettere le treccine in testa e di stare in mezzo al caos di una festa che dura tre giorni e in cui i pub non chiudono mai.
Comunque, tornando alla ristorazione irlandese, se l’altissima percentuale di celiaci fa sì che quasi in ogni ristorante sia esplicitamente indicata la presenza di piatti senza glutine, sono rimasta davvero esterefatta nel capire che per gli irlandesi la parola “vegetariano” indica semplicemente “colui che non mangia carne”, per cui, quando presenti, i piatti per vegetariani si limitavano tendenzialmente a insalate con salmone affumicato o a zuppe di verdure, solitamente con burro. Insomma, le mie vacanze irlandesi sono state molto difficili dal punto di vista culinario, come quando la cameriera di un ristorante mi ha chiesto se il latte di cocco lo potevo mangiare perché per lei non era chiara la distinzione tra latte di mucca e latte vegetale. In generale non credo si tratti di poca disponibilità, ma proprio del fatto che per gli irlandesi c’è poca informazione sul “vivere vegan” come del resto anche tra i ristoratori italiani (a discolpa della cameriera irlandese ammetto che il piatto consumato quella sera è stato uno dei migliori di tutta la vacanza).
Le cose migliorano leggermente quando si va a fare la spesa. Anche qui esiste qualche confusione, nel senso che, ad esempio, se alcuni biscotti sono marchiati con una “V”, questa “V” indica normalmente “vegetariano” e non “vegano”, per cui spesso in tali biscotti erano presenti latte e burro. Una nota di merito a favore degli irlandesi è però l’uso di indicazioni evidenti riguardo agli allergeni potenziali, con dei riquadri molto grandi e scritte in grassetto, per cui è stato facile individuare prodotti senza latte e burro. La varietà non era molta, e forse in Italia siamo un po’ più attrezzati, soprattutto nell’eventualità di preparare dei panini fai da te per le gite fuori porta senza avere la possibilità di poter cucinare, ma le etichette sono normalmente più chiare rispetto a quelle dei prodotti italiani.
Stessa cosa vale per i prodotti solitamente consumati dai vegani (tofu, seitan, soia). Ho trovato facilmente i prodotti Alprosoya (che hanno saziato la mia voglia di budino al cioccolato) e diverse marche di latte di soia, ma tofu e seitan non li ho visti, nemmeno a Dublino, anche se sinceramente i supermercati che ho visitato erano tutti piuttosto piccoli.
In Irlanda del Nord la situazione mi sembra leggermente migliore. Ho mangiato in un fast-food di Derry dove c’era anche qualche piatto realmente vegano e vegetariano, con la presenza della lettera “V” usata correttamente, inoltre nelle catene di supermercati Tesco ho trovato i prodotti della linea Free From, una linea totalmente vegan e senza glutine, che, auspico, venga prima o poi copiata dalle catene di supermercati italiane (ho mangiato dei muffin al cioccolato che sembravano usciti da una pasticceria).
Tornando al problema della ristorazione, irlandese e non, vorrei sottolineare un aspetto che in questi giorni sembra finalmente aver trovato spazio sui giornali. Abbiamo tutti sentito parlare del campione di scherma Aldo Montano, ricoverato in ospedale per shock anafilattico dovuto a del formaggio, dimostrazione che, nonostante si avvisino i cuochi, non siamo mai sicuri di quello che effettivamente ci serviranno al ristorante e se è vero che la scelta vegan è solitamente una scelta etica, che non comporta i rischi mortali degli allergici, anche questa andrebbe rispettata senza minimizzare, cosa che non sempre accade. Una ristoratrice irlandese alla mia richiesta di non mettere burro nel panino mi ha risposto testualmente: “Ah, scusami, ne ho messo solo un pochino…”, e, sono sincera, questa cosa mi è capitata diverse volte anche in Italia.
Nell’attesa che, almeno nel nostro paese, vengano adottati provvedimenti che prevedano l’obbligo per i ristoratori di indicare tutti gli ingredienti usati nella preparazione dei cibi, per il momento non ci resta che affidarci ai ristoranti vegani o, anche all’estero, confidare nella buona fede dei ristoratori: gli irlandesi non avranno la cultura del vivere vegan, ma si sono sempre dimostrati molto disponibili nell’ascoltare e nell’aiutare i clienti stranieri.
Per approfondimenti
– Tibits
http://www.tibits.ch/d/
– Puck Fair (alcuni contenuti potrebbero essere contrari all’etica Vegan)
http://www.puckfair.ie/index.php
http://www.irlandando.it/718-puck-fair/
– Tesco – Free From
http://www.tesco.com/health/food/healthy_eating/tesco_food/freefrom.page


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7 commenti su “Vegan in Irlanda?”

  • roberto sales

    dice:

    Scusa ma l’articolo mi sembra un pò superficiale. Posso essere d’accordo con i paesini irlandesi ma Dublino è attrezzatissima anche per i vegani. L’esempio più eclatante è il ristorante Cornucopia, dove vengono inseriti giornalmente menu per vegetariani e vegani e segnalate tutte le eventuali presenze di glutine,nocciole latte… Io ci sono stato 8 mesi e mi sono trovato benissimo nonostante l’arretratezza culinaria generale che impervia

  • Barbara Vidili

    dice:

    Accetto la critica Roberto, ma come ben sai è difficile raccontare un’intera nazione in un articolo di poche righe.
    Nessuno mette in dubbio che Dublino, come grande città, sia attrezzata: quando si va in ristoranti “specializzati” è facile trovarsi a proprio agio (seppur essendo costretti in un certo senso a “ghettizzarsi”).
    L’articolo parla però appunto dell’Irlanda in generale, che è fatta sostanzialmente, come confermi anche tu, di piccoli paesini dove c’è poca cultura riguardo l’essere vegetariani e vegani.

  • Max

    dice:

    Io invece ho trovato l’articolo interessante, essendo l’Irlanda una delle mie mete potenziali ed avendo letto delle difficoltà per i vegan anche sulla guida Lonley Planet. È interessante avere notizie fresche in merito e relative a tutto il paese: se dovessi andare in Irlanda non mi fermerei certo a Dublino ma cercherei di girarla il più possibile.

  • liquiriziaverde

    dice:

    A dublino ci sono anche altri ristoranti veg (juice, govinda…) ma in effetti il problema non è trovare ristoranti vegetariani, di solito si trovano. Il problema è che non è giusto essere costretti a cenare sempre nello stesso posto e impedire alle persone che sono con noi di visitare altri ristoranti/pub. E anche a me faceva piacere andare nei posti “normali” e mangiare qualcosa anche lì, variando un po’; tutto ciò sarebbe più semplice se i menu fossero più chiari. Altrimenti si è costretti a ripiegare su valanghe di patatine fritte, come ho fatto io a Dublino. E come faccio in Italia se sono in pub o in un bar 🙂
    Detto questo, l’Irlanda è meravigliosa, andateci, prenderete un po’ di peso per colpa delle patatine fritte, ma andateci 😀

  • silvia

    dice:

    Sono appena tornata da una stupenda settimana di vacanza in Irlanda..purtroppo a parte Dublino,non è così semplice essere turisti vegan .. le colazioni per esempio offrono veramente poco-persino il pane è al latte e il latte di soia non lo tengono in molti come opzione,ma voglio citare 2 piacevolissime sorprese: stirabout lane b&b a rathdrum,dove la gentilissima proprietaria Daphne mi ha preparato sul momento dei fantastici vegan pancake con marmellate fatte in casa e ovviamente tanto buon latte di soia, oppure virginia guest house a kenmare,dove la colazione vegan è addirittura nel menù! comunque ovunque ho trovato gentilezza e buona volontà nel fare il possibile per venire incontro a questa esigenza..quindi se siete disposti ad accontentarvi un pò a tavola,val la pena andare!!

  • Cinzia

    dice:

    Io sono appena stata a Dublino e ho tantissime intolleranze alimentari (13 ) e ti posso assicurare che in qualsiasi ristorante tu vai gli dici a cosa sei allergico o comunque che non puoi mangiare e ti “personalizzano” il menu ad esempio ti tolgono le salse oppure ti mettono una cosa piuttosto che un altra basta ovviamente chiedere e sono gentilissimi e disponibilissimi. Noi siamo più attrezzati nei supermercati, ho visto solo latte di soia e niente prodotti senza lattosio. E nei bar non c’è il latte di soia

  • Barbara Vidili

    dice:

    Cara Cinzia, ne è passata di acqua sotto i ponti di Dublino dal lontano settembre 2010, data di questo articolo.
    Oltretutto l’articolo raccontava dell’acqua cultura vegan in tutta Irlanda, non solo di una grande città come Dublino. Sicuramente, come è successo anche qui in Italia, sono stati fatti dei bei passi avanti, grazie per l’aggiornamento.
    Nel 2010 comunque i normali supermercati erano più avanti dei nostri.

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