Svolta storica: anche l’Italia dice addio agli allevamenti di visoni dal 2022

Vittoria! Dal prossimo anno l'Italia si unirà alla quasi totalità dei paesi europei che hanno detto addio agli allevamenti di animali da pelliccia, compiendo un enorme passo avanti sulla strada per il riconoscimento dei diritti animali.

Anche l’Italia dice addio agli allevamenti di visoni e altri animali da pelliccia: con l’approvazione della Legge di divieto di allevamento all’interno della Legge di Bilancio, il Governo italiano ha firmato lo stop definitivo a questo tipo di attività. I cinque allevamenti ancora attivi sul territorio, potranno mantenere gli animali presenti nelle strutture non oltre il 30 giugno 2022. Una vittoria importantissima – ottenuta anche e soprattutto grazie al lavoro di Essere Animali e LAV – tanto per i diritti animali quanto per la salute pubblica, visto il coinvolgimento degli allevamenti di questo tipo nella diffusione del Covid-19.

Come ricorderete, in piena emergenza Covid l’Unione Europea si era trovata ad affrontare la nascita di pericolosissimi focolai della malattia proprio in queste strutture. Gli esperti hanno scoperto infatti che visoni e uomini si possono contagiare a vicenda, e che questi animali possano infettare l’essere umano con una forma mutata di virus. Un agente patogeno potenzialmente più aggressivo e immune ai vaccini. Da lì, l’inizio della mattanza: solo in Danimarca, tra i più grandi allevatori di visoni al mondo, sono stati uccisi 15 milioni di animali e poi gettati in fosse isolate; altri Paesi, nel corso del tempo, hanno seguito l’esempio danese, uccidendo milioni di esemplari a scopo preventivo. Il tutto, fino a quando molti paesi non hanno deciso di chiudere definitivamente i battenti di questa tipologia di allevamenti.

Non così l’Italia: il nostro paese, seguendo le direttive del Ministro della Salute Roberto Speranza, aveva preso a febbraio una decisione quantomeno anomala, scegliendo di sospendere fino a dicembre 2021 l’attività degli allevamenti. Una soluzione considerata inutile dalle associazioni animaliste: in particolare, LAV era intervenuta sostenendo che il provvedimento avrebbe bloccato le attività di allevamenti che, di fatto, in quei mesi sarebbero già stati inattivi. Bisogna anche sottolineare che in Italia la questione è stata gestita in modo discutibile, se si pensa che la notizia di un focolaio di Coronavirus in un allevamento è arrivata con mesi di ritardo, e solo grazie alla LAV. Controlli inesistenti e la volontà di non nuocere all’industria hanno portato a mantenere il silenzio sul problema e, solo dopo questa scoperta, lo stop temporaneo delle attività.

© Essere Animali

Con questa decisione, finalmente, l’Italia non sarà più tra i pochi Paesi europei in cui l’allevamento di animali da pelliccia è consentito, segnando così una svolta storica nel cammino verso un mondo più etico.

 

Crediti foto in apertura: Essere Animali

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Sauro Martella
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