Regno Unito, stop all’importazione di trofei di caccia: in UK il divieto più severo al mondo

Un altro passo avanti del Regno Unito verso la tutela degli animali: il disegno di legge mira a proteggere alcuni degli animali più minacciati del mondo, inclusi i "Big Five"- ovvero leoni, leopardi, rinoceronti, elefanti e bufali.

Il Regno Unito si prepara a mettere al bando l’importazione di trofei di caccia: con uno dei divieti più severi al mondo e con l’obiettivo di proteggere quasi 7000 specie, il Governo britannico ha annunciato in questi giorni una svolta epocale per la tutela degli animali. Il disegno di legge – che è in attesa di approvazione e riguarda sia gli animali selvatici che quelli allevati appositamente per l’attività venatoria –  sostiene la conservazione delle specie a lungo termine e proteggendo alcuni degli animali più minacciati del mondo, inclusi i “Big Five” in maggiore pericolo di estinzione ovvero leoni, leopardi, rinoceronti, elefanti e bufali. I trasgressori rischiano fino a 5 anni di carcere.

La decisione arriva dopo un’attenta valutazione dei numeri del massacro: secondo gli esperti, negli ultimi 50 anni è scomparso quasi il 60% della fauna selvatica a livello globale. Solo per citarne un paio, la popolazione di elefanti della savana africana è diminuita di oltre la metà, mentre il numero di leoni africani è sceso a soli 20.000 in natura negli ultimi 20 anni. Non stupisce, quindi, che i gruppi per la conservazione e la difesa degli animali abbiano accolto con favore la decisione del Governo britannico.

Eduardo Gonçalves, fondatore della Campagna per vietare i trofei di caccia nel 2019, ha espresso disappunto per il ritardo di questa mossa, esortata a più riprese in questi due anni. E ha dichiarato: “Questo disegno di legge sembra destinato a essere il più severo al mondo. Esorto il Governo a portarlo in Parlamento il prima possibile”. Le fonti ufficiali sostengono che il disegno di legge potrebbe arrivare in Parlamento in primavera o in estate, ma per gli animalisti non è abbastanza: Gonçalves sottolinea che in questo lasso di tempo “altri 100 o più animali verranno uccisi e i loro resti riportati in Gran Bretagna. Il ritardo costa vite: ogni settimana che passa senza questo divieto significa che più animali, comprese le specie in via di estinzione, vengono uccisi dai cacciatori britannici”.

Brexit e benessere animale

Nonostante questo (legittimo) disappunto, è innegabile che il Regno Unito si stia muovendo nella direzione di una sempre maggiore tutela degli animali: dopo la Brexit, il Paese ha infatti preso diverse decisioni importanti che riguardano il benessere animale. L’uscita dall’Unione Europea è, secondo i politici inglesi, l’occasione perfetta per fare un passo avanti rispetto agli altri Paesi nella tutela degli animali, e per questo sarà il primo Paese in Europa a vietare il trasporto di animali vivi entro la fine di quest’anno.

Si valuta anche la possibilità di vietare la pratica di bollire le aragoste vive, ed è stato approvato lo stop al commercio delle pinne di squalo sul territorio britannico: il Paese si schiera contro una pratica crudele che sta mettendo a rischio la sopravvivenza di questi animali e degli oceani stessi; il tutto, nell’ambito di un miglioramento generale delle leggi sul benessere animale.

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Sauro Martella
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