Psicopatologia della normalità

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Il Sé come Centro La realtà interiore dell’uomo è assai più complessa rispetto alle generali assunzioni della cultura occidentale. Che la scienza abbia sottostimato le ricchezze del potenziale umano sta diventando sempre più evidente nella psicologia e nella scienza contemporanea. La Psicosintesi descrive il contenuto della coscienza individuale come una piccola parte della vastità che […]

Il Sé come Centro

La realtà interiore dell’uomo è assai più complessa rispetto alle generali assunzioni della cultura occidentale. Che la scienza abbia sottostimato le ricchezze del potenziale umano sta diventando sempre più evidente nella psicologia e nella scienza contemporanea. La Psicosintesi descrive il contenuto della coscienza individuale come una piccola parte della vastità che esiste nei reami dell’inconscio individuale che sconfina in un terreno inconscio collettivo, ove dimorano gli archetipi, ovvero le forme della vita universale (C.G. Jung). Nell’inconscio superiore risiede l’eterno stato del Sé, l’anima dell’uomo. Quale ricettacolo del sacro il Sé è sperimentabile come centro regolatore a cui ogni aspetto della psiche è correlato come l’universo è correlato al sole. Il contatto con il Sé connette l’Io ad una fonte di energia universale e risanante che illumina sul significato della vita, della sofferenza e della morte.

Nella condizione ordinaria la personalità non è in contatto con le potenzialità inconsce, né con l’anima che partecipa e compartecipa all’universale. La personalità ordinaria è confinata in una autoimmagine ridotta, separata dal tutto, scissa, e costantemente alimentata dalle esperienze esterne, ambientali, culturali. L’alienazione da un’ interezza, che spetta all’essere umano come destino, è la causa più pregnante della fragilità umana, di quel sentimento di impotenza, di insignificanza e paura che costella la cosidetta psicopatologia della normalità, “quella specie di malattia e di zoppia della consapevolezza, così poco drammatica e condivisa da non essere neppure notata e così diffusa da essere considerata normale” (Maslow). Privato del nutrimento della connessione con la realtà universale, l’io incapsulato nel corpo è condannato all’esperienza archetipica del prigioniero, alla sofferenza.

Varcare i confini angusti della personalità ordinaria, sviluppare la propria interezza ed esprimere nel mondo le forze dell’intelligenza, dell’amore e della saggezza, che sono date in dotazione ad ogni vita umana, è la sfida che deciderà le sorti dell’umanità.

 La consapevolezza del Sé porta allo sviluppo della coscienza e delle potenzialità umane, restituendo all’uomo la dignità che gli spetta nello schema della realtà. Queste verità eterne si ritrovano nei pensieri dei grandi saggi di tutte le religioni e in quelli degli scienziati illuminati. “l’essere umano è parte di un intero chiamato universo, una parte limitata nel tempo e nello spazio: egli percepisce se stesso, i suoi pensieri, i suoi sentimenti come qualcosa separato dal resto, una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione per noi che ci costringe ai nostri personali desideri e all’affezione per le poche persone più vicine a noi. Nostro compito deve essere liberare noi stessi da questa prigione attraverso l’allargamento del nostro cerchio di comprensione, sino ad abbracciare tutte le creature viventi e l’interezza della natura nella sua bellezza". (Albert Einstein).

Valeria Marrracino – psicoterapeuta    Redazione di Promiseland.it


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