Com’è difficile fare colazione fuori casa!
Primo articolo della mia vita.
Penso a quante cose vorrei dire sull’essere vegan, sul rispetto per gli animali, sull’abominio dei macelli, della vivisezione… Non ci riesco. Non sono ancora pronta.
Vado a farmi un caffè… No, meglio, un cappuccino e magari un dolcetto!
Mi vesto, raggiungo il primo bar dove ricordo hanno anche il latte di soia. È già una conquista. Alcuni anni fa, in questa perla che è la splendida città di Alghero fare una richiesta simile avrebbe scatenato accessi di ilarità.
Ricordo che prima dell’apertura dell’unico negozio dove si può reperire un pezzo di seitan (non molto tempo fa) i periodi che trascorrevo in casa dei miei genitori equivalevano, generalmente ad una specie di ritiro spirituale pieno di privazioni, nei quali guidata da fame cieca, mi recavo in pellegrinaggio nella non proprio vicina Sassari ad elemosinare un quadratino di tofu nei negozi di cibi naturali che mi venivano gentilmente indicati da parenti e amici.
La mia vita è drasticamente cambiata da quando in via Cagliari, nel negozio Altromercato è arrivato il frigo. Lode a Marta e Barbara!
Eh ma no! Non intendo certo dire che nella mia città natale non pensano ai poveri vegani… non meno della mia città d’adozione: Venezia e più nello specifico, Mestre.
Se ad Alghero oggi, molti bar hanno deciso di tenere nel loro frigo anche il latte di soia, lo stesso non si può dire per Mestre. Evidentemente si tratta di un alimento talmente raro che i baristi lo pagano a peso d’oro (seppur nei supermercati oramai se ne trovino di svariate marche e prezzi) e se viene loro richiesto, adducono sempre alla solita scusa, cioè che non lo tengono perchè non verrebbe consumato. Di sicuro sono stati vittime di una misteriosa reazione chimica per la quale, superata la mezz’ora dall’apertura del cartone, il liquido diventa radioattivo, poichè dubito che nell’arco di due giorni non riescano ad utilizzare un litro, considerato che una tazza contiene circa 250 ml!
E se a qualcuno venisse la malaugurata idea di pranzare fuori? Lo spettro dell’insalata e delle verdure grigliate (scondite) lo perseguiterà ogni volta che oserà dichiarare la sua scelta di vita.
Ovviamente ci sono delle alternative. Delle piccole isole felici, come a Venezia, al Frary’s, nell’omonima Fondamenta dei Frari nel Sestiere di San Polo, un locale raccolto ed accogliente dove i vegan vengono coccolati con deliziose salse mediorientali e cous cous alle verdure.
Ma la colazione è tutto un altro discorso.
La colazione è una cosa magnifica.
È il primo pasto della giornata dopo le lunghe ore di sonno (o non sonno, dipende dai casi), in cui il nostro organismo, seppur noi crediamo di riposare, continua a consumare tantissime energie, soprattutto per chi sogna molto… come me!
Io sono una fanatica della colazione in casa, vecchia maniera. Con le dovute correzioni vegan, ovviamente… Una bella tazza di latte di soia con un po’ di caffè, un paio di cucchiaini di zucchero di canna, qualche biscotto, fette biscottate con marmellata e qualsiasi torta abbia preparato la sera prima, o magari, se proprio vogliamo viziarci, pancakes o brioscine fatte in casa.
Ma la musica cambia per me se, come avviene spesso nelle case di molti italiani, si decide di fare colazione “fuori”. Che poi “fuori” non sarebbe nemmeno la giusta definizione. La maggior parte delle volte si tratta di piccole pasticcerie dove ci si accalca l’un l’altro facendo attenzione a non rovesciarsi addosso a vicenda il contenuto di tazze e tazzine, o ci si guarda in cagnesco se per prendere lo zucchero si è costretti ad investire con il braccio la colazione del vicino.
Ma torniamo alla mia fuga in cerca di lumi…
Entrata nel primo bar/pasticceria fornito del preziosissimo latte di soia, da buona golosa e amante dei dolci, non posso che ammirare le piccole meraviglie che fanno capolino dai vetri bombati perfettamente lustri. Tesori multicolori di frutta e caramello bruciacchiato mi salutano e si prendono gioco di me. Accattivanti montagnette al cioccolato mi fanno gli sberleffi. E io ci ricasco. Come sempre.
“Mi scusi, per caso avete un dolcetto che non contenga al suo interno latte, uova o burro?” chiedo mentre già dentro di mè sento la risposta.
La commessa mi guarda accigliata. Poi accenna il solito sorrisetto di chi un po’ non ha capito la domanda e un po’ crede che sia scema…
“Ma no! Non è proprio possibile! Non si può!”
Non si può…
Ringrazio, finisco di sorbire il mio tiepido latte di soia che, a quel punto, potevo benissimo bere a casa mia e vado via.
Non si può…
Ma se io ci riesco, con il mio forno da casalinga, con le mie ciotole consunte e senza aver mai capito davvero come diavolo si fa a infilare una crema nella sac à poche senza far sì che la maggior parte del contenuto finisca ovunque in cucina tranne che nella sua reale destinazione, com’è possibile che un pasticcere che sforna ogni giorno miriadi di piccoli capolavori, diplomato alla scuola alberghiera e magari con tanto di vittorie a svariati concorsi di categoria, non riesca a produrre uno, dico un solo stramaledetto dolcetto da accompagnare al cappuccino che non comprenda nessuno degli ingredienti che chi in genere consuma latte soia, non mangia?
Tanto vale non tenerlo nemmeno. Come la maggior parte dei bar di Venezia e Mestre. Loro il problema non se lo pongono neppure.
Non si può…
Troverò mai in un bar delle mie due città una brioche tutta per me?
(Foto: www.jewmalt.com)

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monica cappellini
dice:potresti lanciare idea di far aprire il bar a qualcuno che usi codesti prodotti!
e vedresti pian piano aumentare le persone dapprima x curiosita’ poi per gusto
ma dove abiti?
giusy
dice:Fai come me: mangia frutta! quella la trovi ovunque!!! cmq il tuo articolo è simpaticissimo e mi ritrovo tantissimo!!!
shanti
dice:Simpatico il tuo articolo 🙂 personalmente non sono una fanatica della colazione al bar e se vado fuori mi organizzo in modo da poter fare una buona colazione senza andarci .esistono i brik di latte di soia e cacao che sono buonissimi nel caso non abbia a disposizione una cucina dove scaldare il mio latte di soia, e poi ci sono gli yogurt e la frutta fresca e la frutta secca .. le fette biscottate le vendono anche porzionate. Dai, non si può pretendere che un gestore di bar si organizzi anche per noi vegani che siamo – per ora – ancora pochi. Ma le cose stanno cambiando.. siamo sempre di più. Un po di pazienza e anche tu avrai i tuoi dolcetti vegan al bar 🙂 (per Monica.. ha scritto che è tra Venezia e Mestre 😉 )
rory
dice:Ciao, hai tutta la mia comprensione.
Mi considero molto fortunata, nel mio paese (Ciriè- Torino) c’è un bar/ristorante vegano con un reparto dolci fantastici, si trovano anche le brioches.
Quanta pena per tutta questa inconsapevolezza .. spero che un giorno, magari non troppo lontano, la domanda dell’avventore di turno sarà “fate ancora il cappuccino con il latte vaccino?”
Isa de Luca
dice:Anchio e mio marito entrambi vegani abbiamo il tuo stesso problema a colazione e nei ristoranti italiani. Meno male che a Sarnico (BG) dove abitiamo da 5 anni adesso fanno anche il capuccino di soia, ma la brioche e’ sempre fatta con ingredienti di animali. L’Italia e’ ancora un paese troppo attaccato alle proprie tradizioni purtroppo. E’ difficile cambiare la mentalita’.
Luigi Scalvini
dice:Purtroppo viviamo in un pianeta di primitivi.
Ciao!
monica cappellini
dice:Direi CHE INVECE DI LAMENTARSI , TUTTO CIIO’ PUO’ ESSERE SPUNTO DI ATTIVITA’…..suvvia basta lamenti ………..
Federica melandri
dice:A metà di via Torquato Tasso (traversa a metà di corso del popolo) c’è un piccolo bar, gestito da un ragazzo gentilissimo che credo proprio sia l’unico a Mestre a tenere il latte di soia…per me che sono di Faenza dove tutti dico tutti i bar hanno il latte di soia da anni, è stata una scoperta meravigliosa. E non è detto che non abbia anche qualcosa da mangiare. In ogni caso il proprietario è talmente gentile e open mind che se glieli si chiede è capace di farti trovare anche qualcosa da tocciare nel tuo cappuccino!!!!!
Tutti gli altri a Mestre sono una vergogna!!!!!
Bruno
dice:Ciao a tutti. Carissima, ho letto con molta attenzione la tua bellissima lettera, ed allora, eccomi subito pronto a dare, a te, e a tutti gli altri amici, un piccolo consiglio. Io parto dal presupposto che se un sistema non ci piace, ma purtroppo per varie esigenze della vita siamo costretti a vivere al suo interno, allora è nostro dovere fare di tutto per poter cambiarlo. Non farlo sarebbe come essere complici degli errori che vengono fatti all’interno di questo sistema; i risultati, dipendono dal piccolo contributo di ognuno di noi. Mia madre diceva sempre che l’oceano è fatto da tante piccole gocce; quando lo guardi non le vedi, ma ci sono, ci devono essere. Se noi non facciamo niente per cambiare sostanzialmente questo modo incredibilmente stupido di vivere della maggior parte della gente, come faremo a guardare in faccia i nostri figli nel momento in cui si renderanno conto di ciò che gli stiamo lasciando? Oggi tutto è inquinato; l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo, persino i raggi del sole sono diventati nocivi a causa del nostro inquinamento. Il registro dei tumori, degli ultimi anni ha mostrato un incremento impressionante dei tumori anche nei bambini e nei giovani. Per non parlare poi delle altre malattie, basterebbe solo accennare ai problemi respiratori di chi vive nelle grandi città. Ora, potrei capire tutto questo se non ci fosse nessuna alternativa a questo sistema: se si dicesse che si deve per forza vivere così, potrei anche capirlo, magari non accettarlo, ma comunque capirlo. Invece, le alternative ci sono. Ora, una delle maggiori difficoltà che incontro giornalmente, è quella di fare capire alla gente che “comportarsi meglio” nei confronti della natura, del nostro pianeta, etc. ecc., è meglio anche per noi stessi, perché poi staremo molto meglio, risparmieremo, ne guadagneremo senza dubbio in felicità, e probabilmente, essendo anche meno stressati, vivremo anche meglio il nostro rapporto con gli altri, a cominciare dagli stessi componenti della nostra famiglia. Guardando in faccia i nostri figli, potremmo dire di di avere costruito per loro una casa comoda, con un giardino dove c’è un orto i cui frutti si possono mangiare tranquillamente, senza correre il rischio di ammalarsi di qualche grave malattia. Potremmo dirgli che c’è un laghetto dove possono fare il bagno, un albero che potrà ripararli dai raggi del sole, ma che comunque, se vogliono prendersi una bella abbronzatura, possono farlo in tranquillità. Un sogno forse? Una utopia? Certo. Se non contribuiamo tutti, a cominciare dalle piccole cose, non otterremo mai nessun risultato del genere. E saremo colpevoli anche di non averci, quanto meno, provato. Io vivo a Marcon, appena fuori Mestre. Vi faccio quindi la mia promessa di chiedere con insistenza che siano utilizzati prodotti vegani, non solo nei bar, ma anche nei supermercati, sia qui a Marcon, ma anche nei bar che avrò occasione di frequentare a Mestre. Spero che questo tuo intervento possa essere l’occasione per aprire uno vero e proprio “movimento”, in cui ognuno dichiari che farà, nel suo piccolo, questa stessa scelta, magari dando poi atto di quanto fatto su questo nostro bellissimo sito. Finisco questo piccolo mio contributo augurando a tutti buona salute, e ricordandovi però che spetta anche a noi costruircela; il contributo di ognuno di noi, per quanto piccolo, deve essere goccia nell’oceano. E speriamo che tante gocce come le nostre, riescano a rendere quest’oceano meno inquinato.
Bruno
Diana
dice:Anche io mi trovo nelle stesse condizioni, vivo a Roma e forse arrivano a 3 i bar che hanno un cornetto vegano (di cui uno ad Ostia) tutti lontanissimi da casa mia!
Sia io che il mio ragazzo saremmo dispostissimi ad aprire un’attività….ma chi ce li da i soldi?
Tristess
monica cappellini
dice:non so che eta’ abbiate; ma si guarda un po’ le possibilita’ che offrono :
Camera commercio come fondi per aprire attivita’ di questo tipo, magari sotto forma si SAS o cooperativa con i Vegani da Blog tipo Sauro Martella; oppure MInistero Sviluppo economico, chiedendo supporti; un mini mutuo presso qualche banca, girandone diverse ma con un progetto ben preciso; ed infine Ministero Politiche Agricole. Partite con idee di un bar; localizzate il punto; informatevi circa affitto ; calcolate e poi si comincia la ricerca. [email protected] in caso vogliate informazioni
Sara
dice:Come vi capisco! Io abito a Barcellona, Spagna. Una città dove si trova di tutto ma per la prima colazione , anche qui, non è facilissimo. Pranzo o cena nessun problema ma un posto dove poter andare la mattina a prendere il caffè e latte con cornettino vegan impossibile, e lì dove puoi trovare una pasticcerria vegana di solito non c’è il posto a sedere, la scelta non è molta e si tratta spesso di dolci molto pesanti (torte, paste ripiene e via dicendo).
Io e il mio ragazzo la proposta ce la siamo lanciati da soli. vorremmo aprire la nostra piccola pasticceria vegan con possibità di vendere anche qualche panino e succo di frutta. Ci stiamo lavorando ma la burocrazia è tanta e i costi alti. Sono d’accordo che il cambio debba partire da noi, aiutarci e aiutare a vivere meglio e spero che con il tempo ci sia sempre più gente motivata ad aprire caffè e pasticcerie vegan.
monica cappellini
dice:…allora ho ragione a pensare che tutto il mondo é paese; pochi i posti vegani; e quando vuoi aprire burocrazie
Ma le burocrazie infine si vincono con tenacia
Forza aprite il bar vega e veniamo a barcelona a trovarvi!! faccio il tifo per voi
Emanuele
dice:domanda per Diana: qual’è il bar di Ostia con cornetto vegan? anche io in zona… grazie.
zazen
dice:a parma
nella maggior parte dei panifici
c’è solo pane con strutto
anche quello integrale
Gianluigi
dice:Nonostante la veritá delle vostre testimonianze, ci sono molti piú luoghi dove la situazione é molto peggiore. Io, vivendo purtroppo a Barcellona, non posso proprio sognarmi di mangiare fuori. In una metropoli di queste dimensioni c’é solo UN (1) BAR vegano (senza bagno…..) Ristoranti nemmeno l’ ombra. Fate voi.
E’ vero che l’ amata italia non é un paese per vegani, peró fuori la situazione é ben piú drammatica.
monica cappellini
dice:forse a Firenze vivo tra marziani??? di certo il latte di soya e tanti veg. ristoranti per tutte le tasche, incluso RUTH Kosher veg. rest., sono all’altezza di vegani
Perché sempre sputare sull’Italia???? non ho capito e se continua cosi’ nn scrivo piu’ qui; io da anni campo a radicchi carote patate o ceci e fagiole.
ma non vedo la differenza con altre persone di altri paesi che quando arrivano a FI magnano tutto e piu’……M pare che piu’ che una igiene di vita da inquadrare in modo del tutto corretto e a 360°, sia una fisima per far sparire questo paese dove tanti agricoltori coltivano bio….ma conoscete E Romagna e Veneto invece di sparare sempre a zero??????? MAH
valeria
dice:Ciao ho appena aperto un bar a Broni, in provincia di Paviacon anche prodotti vegani! Per pranzi e stuzzichini non ci sono problemi tra tofu e seitan .per la colaazione però ho dovuto arrangiarmi con brioches preconfezionate dato che non ho ancora trovato un fornaio che riesce a procuramele…imparerò anche ad impastare! Comunque naturalmente tengo latte di soia e di riso…
Jo
dice:Ormai ci vendono anche cappuccini vegan a Mestre.
Il passare degli anni 🙂
Francesca
dice:Se volete fare una bella colazione,oppure un’ottima cena o gustare una pizza tutto rigorosamente veg potete venire in Versilia al Gorilla Bianco,ne vale la pena.