No al terzo traforo del Gran Sasso (1/3)

Promiseland -

Il Gran Sasso Posta al centro dell\’Italia, nella regione Abruzzo, al confine tra le province di Teramo, Aquila e Pescara, la catena del Gran Sasso, con i suoi 2912 metri di altezza del Corno Grande, rappresenta la montagna più alta degli Appennini. Si estende, con accidentati rilievi montuosi allineati in direzione Est-Ovest, per oltre quaranta […]

Il Gran Sasso
Posta al centro dell\’Italia, nella regione Abruzzo, al confine tra le province di Teramo, Aquila e Pescara, la catena del Gran Sasso, con i suoi 2912 metri di altezza del Corno Grande, rappresenta la montagna più alta degli Appennini.
Si estende, con accidentati rilievi montuosi allineati in direzione Est-Ovest, per oltre quaranta Km. facendo da spartiacque tra il versante settentrionale adriatico, caratterizzato da estese faggete e boschi di latifoglie con clima freddo umido, e quello meridionale interno, caratterizzato da estesi altopiani con clima continentale. Conserva il ghiacciaio più meridionale d\’Europa e unico in tutto l\’arco appenninico relitto dell\’ultima fase glaciale wurmiana.

Il Parco Nazionale
Istituito dalla Legge Quadro 394/91, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga si estende per quasi 150.000 ettari risultando il terzo più grande d\’Italia. Comprende, oltre al Gran Sasso altri due distinti massicci montuosi, e, insieme agli altri parchi dell\’Italia Centrale costituisce la \”spina dorsale\” del sistema Appennino Parco d\’Europa. Tutela l\’insieme di Siti d\’Interesse Comunitario che preserva un\’importantissima biodiversità floro-faunistica.
Tra le specie in pericolo d\’estinzione citiamo il Lupo (Canis Lupus), il Camoscio d\’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata), la Vipera dell\’Orsini (Vipera ursinii), il Lanario (Falco Biarmicus), l\’Androsace mathildae.

Il D.P.R. 5 giugno 1995 ha istituito l\’Ente di gestione promulgando le misure di salvaguardia che fanno divieto di modifica del regime delle acque e costruzione di nuove opere di mobilità.

Ricerche commissionate dall\’Ente Parco hanno evidenziato il rischio che molte specie, endemiche e rare, di vegetazione idrofila e igrofila e legate alle aree cacuminali, corrono in caso di ulteriore anche lieve abbassamento delle falde o cambiamento delle praterie umide dei piani carsici.
Il 28 ottobre 1999 il Consiglio Direttivo dell\’Ente, composto da rappresentanti di 3 regioni, 5 Province, 44 Comuni, Associazioni Ambientaliste, Università, Ministero dell\’Ambiente, Ministero dell\’Agricoltura, ha deliberato di esprimere parere contrario alla realizzazione del progetto di costruzione del terzo traforo e dei due laboratori e di non concedere la relativa autorizzazione prevista dalla normativa vigente.

L\’Acquifero e il sistema idrogeologico
Il sistema idrogeologico del Gran Sasso ha un\’estensione di circa 1000 Kmq.; l\’acquifero ha una forma che segue nelle grandi linee quella del sistema montuoso, allungandosi verso ovest fino a Montereale (AQ) e raggiungendo verso sud-est la zona di Popoli (PE). Nel settore sudorientale si collocano le sorgenti più importanti: il fiume Tirino con portate complessive superiori a 12.000 litri al secondo (l/s) e il fiume Pescara con portata media di 7.500 l/s. mentre nel lato settentrionale si collocano varie sorgenti (Ruzzo, Tavo, Chiarino) con oltre 2.400 l/s di portata media. Nel versante Aquilano fuoriescono altri 2.600 l/s che, captati dissetano il capoluogo regionale.
L\’acquifero viene in parte condizionato dalla compartimentazione determinata dalla successione stratigrafica e dal reticolo di faglie inverse e dirette. Non si tratta quindi di un singolo serbatoio ma di una serie di serbatoi, geometricamente sovrapposti ed affiancati, in connessione idraulica tra loro attraverso una rete di cavità carsiche e di fasce ad alta permeabilità comprese tra estese zone poco permeabili, per cui la circolazione può essere in pressione con sviluppo di notevoli sottospinte idrauliche in occasione di ricariche eccezionali.
Il Servizio Geologico Nazionale, nella sua relazione del marzo 1999, certifica il depauperamento della risorsa idrica avvenuto con lo scavo delle gallerie autostradali e degli attuali laboratori, con un abbassamento della superficie piezometrica di circa 600 metri che è passata dai precedenti 1.600 metri di quota all\’attuale quota del piano autostradale (1060 m/slm.). Il drenaggio, attualmente stimato in circa 1.500 l/s. di media, risulta fondamentale per evitare che i notevoli carichi idrostatici possano compromettere le volte delle gallerie non costruite per resistere a simili pressioni. Oltre alla scomparsa di tutte le sorgenti ubicate a quota superiore ai 1.000 metri prossimali al traforo, si è avuta una consistente riduzione delle portate di tutti i corsi d\’acqua riforniti dall\’acquifero del Gran Sasso.

Rischio sismico
L\’ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell\’Ambiente) nelle considerazioni ambientali sul \”Progetto definitivo di completamento e adeguamento delle strutture del laboratorio di Fisica Nucleare\” del giugno 1999, analizzando gli studi compiuti negli ultimi decenni, sottolinea come il Gran Sasso nel tratto interessato dalle opere sia attraversato da due importanti faglie dirette (con andamento WNW-ESE), denominate M. S. franco – Assergi – Valle Fredda e Tre selle – Fontari – Campo Imperatore.
Rientrano nel novero delle faglie capaci cioè di faglie che, nel contesto sismotettonico dell\’Appennino centro-meridionale nel cui sistema segmentato fanno parte, si riattivano in maniera ricorrente, generando forti terremoti. Questo sistema di faglie dirette è responsabile dei maggiori eventi sismici che hanno colpito la penisola italiana, Colfiorito nel 1997, l\’Irpinia nel 1980, fucino 1915, con formazione di scarpate di faglia alte fino a 150 cm. e lunghe fino a 40 Km.
L\’analisi dei dati storici disponibili relativi alla sismicità dell\’area Aquilana insieme alle conoscenze acquisite durante il terremoto del 23 novembre 1980 permettono di delineare uno scenario realistico dei fenomeni che si produrrebbero nell\’eventualità, tutt\’altro che remota, di un forte terremoto centrato sul massiccio del Gran Sasso. Una scossa di magnitudo 6.5 produrrebbe un serio danneggiamento delle gallerie e dei laboratori e variazioni temporanee o permanenti nel sistema idrogeologico con probabili invasioni di acqua e allagamenti dei laboratori.

Le attuali gallerie autostradali
Il 14 novembre del 1968 furono iniziati i lavori di realizzazione dei tunnel autostradali del Gran Sasso della A24 che collega Roma con l\’Aquila e Teramo. Lunghi poco più di 10 KM, realizzati dal gruppo COGEFAR (di cui l\’attuale ministro Lunardi dal 1967 era progettista specificatamente per i trafori del Gran Sasso e del Frejus), si sono protratti fino al 1980 (ma inaugurati solo nel 1984 la galleria in direzione Teramo e nel 1993 la galleria in direzione L\’Aquila) con un costo di partenza previsto di 80 miliardi di lire ed un costo finale reale di otre 1.700 miliardi di lire.
I costi sociali sono stati oltre a dieci operai morti in incidenti sul lavoro, lo stravolgimento di una intera vallata appenninica passata da un\’economia silvopastorale ad una edile.
Sono stati asportati 1.930.000 (un milione e novecentotrentamila) metri cubi di roccia e la perdita di enormi quantità d\’acqua; in alcuni momenti della fase di cantiere nell\’attraversamento della faglia di Valle Fredda nel 1972 si arrivò a \”colpi d\’acqua\” con portate fino a 20.000 litri al secondo (l/s). Drenaggio stabilizzatosi durante i lavori intorno ai 2.150 l/s sul versante Teramano e 900 l/s su quello Aquilano.
Le discariche di inerti hanno deturpato i pascoli e i boschi, il tracciato autostradale modificato il paesaggio dolomitico dei 1900 metri del Paretone della Vetta orientale del Gran Sasso, i viadotti in cemento stravolto il tessuto rurale di interi paesi montani.

(Fine prima parte)

Tratto da: Abruzzosocialforum.org


Scegli i prodotti certificati VEGANOK e sostieni così la libera informazione!


SCOPRI
VEGANOK CHANGE