Melanie Joy: l’anello mancante è essere consapevoli del carnismo

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di Promiseland – Tra le tante testimonianze che hanno lasciato il segno a Bologna al VeganFest promosso da VeganOK e AssoVegan, l’Associazione Vegani Italiani Onlus, riteniamo di poter dire che quella di Melanie Joy è forse quella che ci lascia maggiori indicazioni sul futuro, spiegandoci come siamo arrivati fino a qui… Laureata in psicologia ad Harvard, […]

Melani Joy al VeganFest a Bologna: vegani antagonisti contro il carnismo
di Promiseland – Tra le tante testimonianze che hanno lasciato il segno a Bologna al VeganFest promosso da VeganOK e AssoVegan, l’Associazione Vegani Italiani Onlus, riteniamo di poter dire che quella di Melanie Joy è forse quella che ci lascia maggiori indicazioni sul futuro, spiegandoci come siamo arrivati fino a qui…
Laureata in psicologia ad Harvard, attualmente insegna psicologia e sociologia all’Università del Massachusetts di Boston. È un’apprezzata scrittrice e tiene convegni in tutto il mondo affrontando tematiche legate alla giustizia sociale, con particolare attenzione ai diritti degli animali, autrice dei libri “Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche”, una introduzione al carnismo, e “Finalmente la Liberazione Animale” (Edizioni Sonda).
Proprio per questo, grazie al documento registrato da VeganOK TgNews, abbiamo deciso di far fluire liberamente il pensiero di Melanie Joy nel testo che rappresenta la più semplice trascrizione del suo intervento, senza aggiunta alcuna. Non servono commenti.

di Melanie Joy  – Vi piacciono le immagini che vedete proiettate alle mie spalle? Ecco, io impiego buona parte del mio tempo a sceglierle, cercarle, perché trasmettono l’essenza di quello che voglio comunicare. Ma questo non accade mai quando si tratta di immagini che trasmettono da sole naturale empatia, sono immagini che catturano l’infantile senso di meraviglia, di premurosa attenzione. Siccome mi riferisco alla naturale connessione tra umani e animali, voglio fare con voi un esercizio. Provate a pensare a uno o più animali che si sono connessi con la vostra vita. Il cavallo, il cane con cui siete cresciuti, l’uccello ferito che avete salvato, o forse un pesce o una tartaruga.

Ora faccio un sondaggio. Alzino le mani coloro che hanno pensato almeno a un animale…. Ora alzino le mani coloro i quali si sono sentiti amati da un animale. Questa esperienza ci dice qualcosa di importante, gli animali ci importano, siamo connessi con loro. Ci sono tanti esempi… insegnamo ai nostri figli ad essere gentili con gli animali, gli animali sono gli eroi delle loro storie, quando vediamo un cerbiatto nel bosco o un delfino nel mare o una farfalla spesso ci fermiamo e parliamo sotto voce e proviamo una sensazione che potremmo chiamare di riverenza.

Quando sentiamo parlare di un animale maltrattato riconosciamo l’ingiustizia e ci sentiamo oltraggiati quando siamo in una fattoria didattica e il maialino mangia dalla nostra mano, ci sentiamo speciali, ci emozioniamo…

Vorrei dirvi qualcosa su di me e su come sono arrivata a essere qui oggi. Questa è una foto col mio cane Friz, mia madre racconta che lo abbiamo adottato quando io avevo due anni e lui due mesi. Fu il mio primo cane e primo amico, facevamo qualsiasi cosa insieme. Fu anche la prima persona a spezzarmi il cuore quando morì all’età di 13 anni.

Quello che al momento non avevo ancora capito è che Friz sarebbe stato il catalizzatore, la ragione portante del lavoro di tutta la mia vita: portare avanti il concetto di consapevolezza, rispetto a quell’anello mancante nel nostro processo percettivo, una disconnessione psicologica che prende forma nella nostra relazione con gli animali.

Questo anello mancante ha un impatto profondissimo in noi e nel mondo che ci circonda, fa sì che noi agiamo contro i nostri valori più profondi, il motivo principale della sofferenza nel mondo.

Essere consapevoli è importante per la nostra responsabilizzazione personale e globale, con la consapevolezza possiamo fare le nostre scelte liberamente, senza consapevolezza non c’è libera scelta.

Voglio fare un esercizio con voi. Vorrei voi pensaste di essere ospiti ad una cena e che vi offrano una bella lasagna. Pensate se il piatto lo trovate delizioso o disgustoso. Per chi lo trova delizioso, immaginate di chiedere la ricetta del piatto e che vi rispondano che il segreto sta nella carne, un chilo e mezzo ben marinata, di golden retriver. Prendete un momento per riflettere sui vostri pensieri e sentimenti. E’ possibile che quello che vi sembrava cibo poco dopo realizziate sia un cane? Quello che era delizioso diventi un attimo dopo disgustoso?

E’ possibile che la vostra esperienza sulla carne sia cambiata drasticamente?

Quello che è cambiato è la vostra percezione della carne, perché la nostra percezione è la lente attraverso la quale vediamo il mondo, e quando si tratta di mangiare animali, la nostra percezione è formata dalla nostra cultura.

In tutte le culture in cui si mangiano animali, le persone tendono a classificare commestibili poche specie animali e classificano le altre come non commestibili e disgustose.

Quindi quello che è realmente strano non è la presenza del disgusto ma l’assenza di esso. Perché non ci sentiamo disgustati dalle 8-10 specie animali che consideriamo commestibili e come mai non ci chiediamo il perché? Vi siete mai chiesti perché mangereste ali di pollo, ma non ali di cigno? Gamba di agnello o gamba di gattino?

Perché potreste mangiare zuppa di pesce e non di lucertola? Uova di gallina ma non di piccione? Perché berreste il latte di mucca e non di maiale? Vi siete mai chiesti perché non ve lo siete mai chiesti?

Quando si tratta di animali commestibili abbiamo un divario nella nostra coscienza, non facciamo la connessione cosciente tra la carne e il nostro piatto e la creatura vivente che c’era nel piatto.

Io sono cresciuta con un cane che amavo e nello stesso tempo mangiando carne. Nel corso di molti anni e molti pasti non mi sono mai chiesta come fosse strano che io accarezzassi con una mano il mio cane mentre con l’altra mangiavo la costoletta di maiale.

Era un animale tanto sensibile e intelligente quanto il mio cane. Non ero cosciente di mangiare un animale. Io sapevo senza sapere, avevo un anello mancante nella mia consapevolezza.

Mi sono fatta queste domande circa 20 anni fa, era il 1989 ed ero stata ospedalizzata, dopo aver mangiato il mio ultimo hamburger, scoprii che era stato contaminato con un pericoloso batterio.

Ma già prima di ammalarmi mi sentivo sempre meno a mio agio nel mangiare animali, avevo letto degli orrori sugli allevamenti, e in un certo senso sapevo che mangiare animali era contro i miei valori più profondi. Come la maggior parte delle persone, io tenevo agli animali e non volevo che soffrissero, e che la loro sofferenza fosse così non necessaria.

Ma pur sapendolo, la mia risposta era “non me lo dire, mi rovinerai la cena”.. ma dopo essermi ammalata non volli più mangiare nessun tipo di carne e quindi mi accadde qualcosa di interessante.

Quando smisi di mangiare animali, feci la connessione, sperimentai un cambio di paradigma, di consapevolezza, in altre parole non è che io volessi cose diverse, vedevo le stesse cose in maniera diversa.

Diventai curiosa di capire come una persona razionale e compassionevole come me volesse smettere di pensare quando si trattava di mangiare animali e spesi anni per cercare una risposta.

Per dire cosa ho scoperto vorrei prima chiedervi se per voi vegano è il termine che usiamo per esprimere la persona che segue le prassi del veganismo, se vegetariano è colui che segue le pratiche del vegetarianismo, e come chiamiamo chi non è né vegano né vegetariano?

Onnivoro? Carnivoro? In inglese diciamo mangiatore di carne. Parliamo di queste parole. Un onnivoro è un animale umano o non umano che è in grado di ingerire sia vegetali che carne. Un carnivoro è un animale che ha bisogno di carne per sopravvivere. Per cui sia carnivoro che onnivoro descrivono una predisposizione biologica e non una scelta ideologica.

Mangiatore di carne descrive un comportamento separato da un sistema di pensiero, questo è il motivo per cui non chiamiamo un vegano mangiatore di piante. Ma quando mangiare animali non è una necessità allora è una scelta, e le scelte hanno sempre origine in quello in cui crediamo.

Esiste una ideologia invisibile, che ci condiziona a mangiare certi animali e io ho chiamato questo sistema carnismo.

Il carnismo è una ideologia dominante, è invisibile e realmente intessuto nel più profondo della nostra società, dà forma alle nostre leggi, ai nostri comportamenti, è una ideologia violenta, la carne non si produce senza violenza, e le uova e i latticini causano una enorme quantità di dolore agli animali.

Ideologie come il carnismo sono contrapposte ai più profondi valori della società umana, come la compassione, la giustizia, l’autenticità. Il carnismo ha bisogno di usare meccanismi di difesa, che distorcono i nostri pensieri in modo da farci agire contro i nostri stessi valori senza che ne siamo consapevoli.

In altre parole il carnsimo ci insegna a come non sentire. La maggiore forma di difesa del carnismo è la negazione che si manifesta attraverso l’invisibilità.

L’ideologia di per se stessa è invisibile.

Le sue vittime sono invisibili, fuori dalla nostra vista, fuori dalla portata della consapevolezza pubblica. Uno, due miliardi di animali vengono macellati ogni quanto? Ogni settimana. Vengono uccisi più animali di allevamento del numero totale di persone uccise in tutte le guerre dall’inizio della storia dell’uomo.

Quanti animali d’allevamento avete visto? Quindi, dove sono? Noi non vediamo gli animali i cui corpi sono trasformati nel nostro cibo, perché così si vuole. Il 98% degli animali trasformati sono in allevamenti intensivi, capannoni senza finestre, in luoghi remoti e non accessibili. Ma anche se sono trattati come unità produttive, sono sensibili e intelligenti.

I maiali sono intelligenti quanto un bambino di tre anni, le mucche creano vincoli affettivi profondi con i loro cuccioli e altri animali, galline e polli nostrano comportamenti altruistici e mettono a rischio la loro vita per aiutare i compagni. Certi tipi di pesci hanno percettori del dolore e sono intelligenti, in alcuni posti  è illegale fare loro del male.

Vi mostro un video le cui immagini arrivano da riprese sotto copertura, ma se non ce la fate chiudete gli occhi e non ascoltate. Tutte le procedure sono portate avanti senza anestesia…, sono pratiche standard, includendo gli allevamenti biologici, certificati.

Gli animali soffrono il nostro carnismo ma un altro gruppo di vittime invisibili sono le persone che lavorano nel macello, un ambiente pericoloso e pieno di morte. Soffrono di stress post-traumatico. Anche l’ambiente è una vittima invisibile del carnismo.

Secondo le Nazioni Unite uno dei capitoli più rilevanti per la distruzione dell’ambiente è l’agricoltura animale. Paghiamo il nostro carnismo con la nostra salute, diabete, cancro, malattie del cuore… Secondo l’Accademia di nutrizione dietetica usa, le diete vegane sono sane e adeguate ma possono avere ruolo di prevenzione in molte malattie. Paghiamo il carnismo con la nostra salute, con le nostre menti e con i nostri cuori, paghiamo il carnismo con l’anello mancante della nostra consapevolezza.

Credete che l’invisibilità basti da sola a mantenere il sistema? La verità ci circonda, abbiamo bisogno di giustificare il fatto che mangiamo animali, il modo con cui impariamo a mangiare è imparando a credere che i miti della carne, delle uova e dei latticini siano la verità. Questi miti sono riassumibili nelle tre enne della giustificazione.

Mangiare animali è necessario, normale e naturale. La schiavitù è normale, naturale e necessaria. La dominazione dell’uomo sulla donna  è normale, naturale e necessaria. La supremazia delle persone eterosessuali è  normale, naturale e necessaria.

Un mito comune è il mito della proteina. Sapevate che potete essere forti per sollevare una macchina senza aver ingerito una proteina animale?

Sempre più atleti professionisti stanno scegliendo una dieta vegana per migliorare le prestazioni atletiche ma i miti della carne continuano, nonostante l’evidenza del contrario. Questo perché il carnismo è istituzionalizzato, viene portato avanti da tutte le più importanti istituzioni sociali.

Quando andiamo dal nutrizionista, quando studiamo nutrizione studiamo in realtà nutrizione carnista e quando siamo nati in un sistema istituzionalizzato come il carnismo, lo interiorizziamo e impariamo a vedere il mondo attraverso le lenti del carnismo.

Il carnismo utilizza strumenti di difesa che distorcono le nostre percezioni: ci insegna a vedere gli animali come astrazione, come non avessero individualità, un maiale è maiale e tutti i maiali sono uguali. Quando guardiamo il mondo attraverso le sue lenti non vediamo le sue assurdità. Voltaire aveva ragione: se crediamo assurdità, commetteremo atrocità.

Il carnismo è una delle moltissime atrocità e ideologie violente che sono tristissima parte della storia umana. Anche se l’esperienza delle vittime sarà unica, tutte queste ideologie sono simili nella loro struttura, la mentalità che rende possibile la violenza è la stessa.

La mentalità del dominio e della sottomissione, del privilegio e dell’oppressione. E la mentalità che ci fa trasformare qualcuno in qualcosa, che ci fa ridurre una vita ad una unità produttiva. E’ la mentalità per cui la legge sta dalla parte del più forte, che ci fa sentire in diritto di prendere il controllo sopra le vite  e le morti di coloro che hanno più potere di noi, solo perché possiamo farlo e ci fa sentire giustificati nelle azioni che commettiamo, perché sono selvaggi, donne, animali. E’ la mentalità della carne.

Fino a quando ci saranno macelli, ci saranno campi di battaglia. Mangiare animali non è solo questione di etica personale, è il risultato inevitabile di un sistema oppressivo profondamente radicato e quindi mangiare animali è una questione di giustizia sociale. Questo ci porta alla nostra conclusione.

Cosa facciamo attorno al problema del carnismo, qual è la soluzione?

Per quale motivo credete che noi usiamo questi meccanismi di difesa? Perché neghiamo, giustifichiamo e rendiamo distorta la realtà? A livello profondo utilizziamo questi meccanismo di difesa perché ci importano gli animali , ci importa la giustizia e ci importa la verità ma il carnismo è completamente dipendente al fatto che non ci importi e l’intero sistema è costruito sull’inganno.

Il fatto che ci importi è al tempo stesso il problema e la soluzione.

Il fatto che ci importi è ciò che ci fa girare la faccia dall’altra parte e non voler vedere la verità. Ma il fatto che ci importa è ciò che ci dà il coraggio di affrontare la verità e di portare testimonianza.

Portare testimonianza è ciò che ci rende possibile testimoniare con le nostre menti e i nostri cuori.

Quando portiamo testimonianza ci riconnettiamo con  i nostri veri valori, in modo che facciamo scelte che hanno impatto sugli altri e ci chiediamo cosa lei o lui mi chiederebbe che facessi.

Quando portiamo testimonianza diventiamo più potenti perché siamo riconnessi con i nostri valori più profondi: valori come la compassione e al giustizia e la buona notizia è che esiste una alternativa al carnismo. Il movimento vegano che è l’antagonista del carnismo è uno dei movimenti sociali che sta più velocemente crescendo al mondo, e lo avete visto a Bologna!

Un’altra bella notizia è che possiamo fare piccoli cambi che avranno impatti considerevoli.

Possiamo ridurre, eliminare il nostro consumo di carne, uova, latticini, possiamo sfidare i pregiudizi carnistici nelle nostre vite e nelle nostre professioni e possiamo diffondere la consapevolezza del carnismo.

Quando abbastanza persone diverranno consapevoli del carnismo ci sarà un cambio di paradigma globale.

Ricapitolando… torno a Friz, che fu il mio primo insegnate, mi insegnò che rispettare qualcuno significa rispettarlo a prescindere da quanto differente sia da me. Loro hanno una vita che gli importa di vivere, Friz mi insegnò ad essere una testimone, mi insegno che l’amore è un verbo.

E questo è il motivo per cui  l’obiettivo della mia vita è creare consapevolezza attorno al carnismo. La nostra scelta non sta nel partecipare o no ma nel modo in cui partecipiamo al sistema.

Con consapevolezza possiamo decidere di essere testimoni attivi piuttosto che spettatori passivi, con la consapevolezza possiamo vivere vite più autentiche e fare le nostre scelte più liberamente, e possiamo diventare come Gandhi disse “il cambiamento che desideriamo vedere”.

 
 


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