Intervista a Linda Guerra, autrice del video “Meating”.
A Bologna, durante il VeganFest Indoor di quest’anno, abbiamo avuto il piacere di incontrare Linda Guerra, autrice di un video, “Meating”, cortometraggio di denuncia sul consumo di carne, e ne è nata questa intervista.
– Ciao Linda, vuoi raccontarci un po’ di te?
Volentieri. Ho 41 anni, sono modenese, naturalista ed etologa, nutro da sempre una profonda passione per gli Animali e la Natura in generale, e per i viaggi. A un certo stadio della mia esistenza mi sono resa conto che stavo vivendo una vita che non avevo scelto consapevolmente, ma stavo subendo l’imposizione di questo sistema sociale “tritatutto” facendo la centralinista per sopravvivere, senza nessuna soddisfazione e con la netta sensazione di sprecare il mio tempo e le mie energie a vuoto. A 29 anni, continuando a lavorare e studiando nel tempo libero, mi sono iscritta all’Università (prima c’era l’obbligo di frequenza per le facoltà scientifiche). Mi sono laureata in Scienze Naturali e specializzata in Ecologia, e ho iniziato a cercare di coniugare l’esigenza di lavorare con il mio amore per gli Animali, che sono sempre stati un valore aggiunto per la mia vita. Purtroppo vivo nella “patria dei salumi” e sono cresciuta in una famiglia che non ha mai compreso né tantomeno condiviso le mie scelte, ma questo mi ha rafforzata nel carattere e nella convinzione dell’importanza dei valori in cui credo e che cerco di portare avanti nella mia vita nel mio piccolo, con l’esempio concreto delle azioni quotidiane, che penso a volte siano più significative e incisive di tanti discorsi teorici, per andare nella direzione del cambiamento e di una elevazione delle coscienze che è auspicabile per questa società, se vogliamo avere una speranza per il futuro, per noi stessi e per tutti gli esseri senzienti con cui condividiamo l’esistenza su questo Pianeta.
– Sei vegana?
Lo sono al 99%, ma non amo le etichette e le ideologie; preferisco dire che cerco di fare del mio meglio per causare meno sofferenze possibili ad altri esseri viventi, essendo consapevole che il solo fatto di vivere ha inevitabilmente un impatto verso l’esterno che a volte, spesso purtroppo, è distruttivo.
Credo che il concetto di “essere vegano/a” sia di fatto un obiettivo a cui tendere, e che ci siano situazioni particolari in cui si debba mediare un minimo, pur senza andare contro i propri princìpi, ma che il punto non sia che si debba evitare in modo assoluto qualsiasi alimento e prodotto legato allo sfruttamento degli animali, cosa che credo che non sia sempre completamente praticabile; per fare un esempio pratico: se ci si trova in un locale e ci si lava le mani in bagno, può darsi che quel sapone sia stato testato sugli animali, o se si mangia del pane fuori di casa non si può essere certi che non contenga grassi di origine animale, e si potrebbe pensare a tante circostanze simili. Credo, piuttosto, che si debba cercare di fare sempre del proprio meglio, mediando anche con le realistiche circostanze di vita.
Spesso ho assistito – e talvolta sono stata mio malgrado coinvolta – in discussioni fra vegani e vegetariani che degeneravano nell’aggressione verbale, perdendo di vista l’obiettivo comune e che anche essere vegetariani, seppure non sia la soluzione ottimale, è già un grande passo in avanti e un indice di presa di coscienza. Credo che a volte gli atteggiamenti totalitari rischino di essere etichettati come estremisti e che ottengano purtroppo l’effetto di allontanare le persone che non si sono poste il problema, portando al risultato contrario a quello che si desidera e vanificando il valore del messaggio che si cerca di trasmettere. A volte può essere costruttivo, anche se faticoso, cercare di porsi in modo da sintonizzarsi con la capacità percettiva di chi si ha di fronte, per riuscire a trasmettere un messaggio importante e evitare che l’altra persona si chiuda.
– Da quanto tempo sei quasi-vegana? Come hai preso questa decisione?
Dico sempre che sono vegetaliana (è sinonimo di vegana ma mi piace di più) moralmente da sempre, anche se purtroppo da piccola mi costringevano a mangiare carne contro la mia volontà, ma ricordo che quando avevo 4 o 5 anni, ancora prima di imparare a leggere e a scrivere, mi ponevo il problema, e ogni volta che i miei mi mettevano davanti una bistecca o una fetta di prosciutto dovevano inventare delle storie sempre nuove e improbabili su come l’animale fosse morto “da solo”. Finché ne hanno inventata una troppo assurda e mi sono venuti dei dubbi. Mi sono sempre opposta a mangiare alcuni tipi di carne di animali per i quali provavo un’empatia particolarmente forte, come il cavallo, l’agnello e il coniglio, e anche molti pesci, quindi non so proprio che “gusto” abbiano, e questo mi conforta, anche se mi sento in colpa perché purtroppo per i primi 16 anni della mia vita di fatto sono stata onnivora. La decisione definitiva (su questo episodio ho scritto tanti anni fa una poesia intitolata “Conversione”, che fa parte di una mia raccolta di poesie intitolata “Frammenti di…Natura”) l’ho presa il 16 Agosto 1989, quando, evidentemente, ero pronta a fare il salto di coscienza, e ormai non mangiavo quasi più carne e mi sentivo sempre più in colpa. Ero in auto, ovviamente non guidavo io, e sono stata affiancata da un camion carico di mucche che stavano per essere condotte al macello. Una di loro si è messa a guardarmi fissa negli occhi, come se mi implorasse di salvarla. Mi sono sentita tremendamente impotente e in colpa, e da quel giorno ho deciso di diventare vegetariana. In seguito ho eliminato anche latticini e uova quasi completamente, avendo approfondito la conoscenza della realtà degli allevamenti delle mucche da latte e delle galline ovaiole, che prima dell’avvento di Internet era tenuta ben nascosta dalle multinazionali che fanno affari sfruttando gli animali.
– Come è nato in te questo amore per gli animali?
Da che ho memoria, è sempre stato connaturato spontaneamente in me, non mi è stato trasmesso da nessuno. Fin da piccola sono sempre stata estremamente sensibile soprattutto verso le sofferenze degli animali. Forse il fatto di aver dovuto fare i conti con una disabilità motoria e con anni di ospedale, con tutto quello che ne è derivato, ha contribuito ad amplificare la mia sensibilità verso gli animali in quanto esseri innocenti, vulnerabili e indifesi nei confronti della crudeltà che spesso l’uomo usa verso di loro. Ho sempre trovato molto fastidioso il modo in cui molti onnivori si difendono attaccando con i soliti luoghi comuni del tipo “con tutti i bambini che muoiono di fame tu ti occupi di animali”, mentre ormai è risaputo che la prima causa di fame nei Paesi poveri è il consumo di carne da parte di quelli industrializzati, e soprattutto quando chiedo che cosa fanno loro per i bambini che muoiono di fame, rimangono impietriti dall’imbarazzo e non sanno cosa rispondere. Comunque non ho mai sentito dire da un animalista una frase del tipo “con tutti i miliardi di animali che sono torturati e uccisi dall’uomo, tu ti occupi di bambini”. Penso che la Vita sia un valore sacro in ogni sua forma, e il diritto di viverla e di non soffrire dovrebbe essere rispettato il più possibile. Credo anche che la sensibilità verso gli animali non escluda quella verso gli esseri umani e viceversa ma che, al contrario, siano collegate e consequenziali, anche se è normale che ognuno. a livello individuale, sia orientato verso le cause che risuonano più profondamente con la sua sensibilità, dato che realisticamente non ci si può occupare di tutti i problemi del mondo, ma è importante che ognuno faccia la sua parte, è fondamentale. Penso che la scelta vegetariana/vegana elevi moralmente e faccia fare un salto significativo sul piano della consapevolezza e dell’empatia, a tutti i livelli.
– Come è nata l’idea del tuo video, “Meating”, e come si è svolta la lavorazione?
Da tempo avevo il desiderio di realizzare un cortometraggio (è il secondo, il primo si intitola “Il volo della sirena” ed è di genere onirico) di denuncia al consumo di carne, ma avendo a disposizione una rudimentale telecamera potevo pensare solo a qualcosa di molto semplice. Ho coinvolto un fotografo a sua volta vegano, che quindi credeva nel valore del messaggio che volevo trasmettere, e che si è offerto di fare da cameraman. Le immagini sono state girate in una fattoria didattica che si trova dalle mie parti e in cui vivono diversi animali risparmiati dal macello (fra cui la pecora Ipazia che io e una mia amica abbiamo salvato lo scorso anno); dopo siamo andati a girare altre sequenze in un banco di macelleria al supermercato e in un macello della zona, ma la persona che ha curato il montaggio alla fine ha suggerito di toglierle, e abbiamo deciso di inserire delle fotografie che scorrono per pochi secondi, in maniera tale da creare un certo impatto emotivo ma senza essere insostenibili, altrimenti il rischio sarebbe stato che il cortometraggio non venisse visto. Per lo stesso motivo è stato ridotto a pochi minuti, in modo da racchiudere l’essenzialità del messaggio e dare uno spunto di riflessione. Ho impiegato 6 ore e mezzo a selezionare, fra centinaia di altre, le immagini di allevamenti e macelli da inserire, e emotivamente mi è costato uno sforzo notevole, perché non mi abituerò mai a rimanere distaccata di fronte alla violenza e al dolore.
– La scelta del titolo, “Meating”, è molto particolare, vuoi spiegarci il significato?
“Meating” è un termine che ho inventato come gioco di parole fra “meat” (carne), “eating” (mangiare) e “meeting” (incontrare). E’ come dire: “incontra la carne che mangi”.
– Su Youtube il video ha diverse migliaia di visualizzazioni, che riscontro hai avuto dalla gente?
Le più svariate. Molte persone vegetariane o vegane lo hanno apprezzato, a parte qualche critica inevitabile su come è stato impostato, alcune mi hanno detto che si sono interrotte alle prime immagini forti, per paure di non reggerle. La soddisfazione maggiore me l’hanno data però alcune (pochissime finora, purtroppo) persone onnivore che, senza sbilanciarsi troppo, hanno ammesso che il video fa riflettere e colpisce emotivamente.
– Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
L’anno scorso sono andata – imponendomi uno sforzo eroico – a intervistare il veterinario capo di quello che probabilmente è il più grande macello bovino italiano, se non europeo, perché avrei voluto scrivere una tesi per la seconda laurea sull’impatto ecologico del consumo di carne, ma la cosa non è andata in porto; ho però conservato tutto il materiale e conto di inserirlo in un libro che sto scrivendo e che è una denuncia ai soprusi sugli animali, che tocca vari temi, e che prevedo di ultimare entro pochi mesi, poi cercherò un editore. Inoltre ho in mente di realizzare un altro cortometraggio sulla sperimentazione animale, curo dei progetti di educazione ambientale, sto collaborando con varie associazioni culturali facendo divulgazione su tematiche come l’alimentazione vegetariana, la vivisezione e altri argomenti legati dallo stesso filo conduttore. Il mio sogno rimane quello di lavorare in un centro di recupero per animali selvatici (ho seguito anche un corso sulle tecniche di riabilitazione post-chirurgica degli stessi), o in una sorta di ecovillaggio o una realtà simile, in cui potermi occupare di animali salvati dagli allevamenti industriali, magari facendo attività di pet-therapy, ovviamente nel rispetto degli animali stessi, che abbiano anche un “valore aggiunto” a livello sociale.
– Grazie mille Linda, tienici aggiornati sui tuoi prossimi progetti!
Con piacere, grazie di cuore a te e a tutto lo staff di Promiseland per avermi dato questa opportunità.
Potete contattare Linda, a questo indirizzo: [email protected]
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Francarita Catelani
dice:Linda sei grande, grazie!!!!
Mariuccia Fornasari
dice:Grazie, cara amica, condivido ogni tuo pensiero e azione, il mondo cambierà proprio attraverso la giusta informazione e le coscienze a mano a mano, si apriranno alle nuove consapevolezze del vero rispetto della VITA. Quella sarà la nuova Terra
indio.
dice:Molto onesto e molto puro… sei brava e, cuasi unica.