L’arte si sporca

Promiseland -

In passato, mi è capitato di scrivere di arte contemporanea. Una di queste, è stata in occasione di “ The Agony and Ecstasy” di Damien Hirst presso il Mann di Napoli nel 2005.Questa mostra, può far pensare, leggendo il titolo, ad un riferimento in chiave moderna a Michelangelo.  Hey Mickey! Non rivoltarti nella tomba. Nelle […]



In passato, mi è capitato di scrivere di arte contemporanea. Una di queste, è stata in occasione di “ The Agony and Ecstasy” di Damien Hirst presso il Mann di Napoli nel 2005.Questa mostra, può far pensare, leggendo il titolo, ad un riferimento in chiave moderna a Michelangelo.  Hey Mickey! Non rivoltarti nella tomba.


Nelle interviste rilasciate ai quotidiani, l’artista aveva dichiarato: “ il pubblico sarà fortemente a contatto con la morte durante la propria permanenza presso la mostra”. Vi svelo l’arcano.. le sue opere? Animali sgozzati, sezionati, tutti chiusi all’interno di teche.

Addirittura, alcuni musei europei, non hanno concesso il permesso per la mostra, per  ragioni sanitarie. Primo: non sono un critico d’arte. Secondo: non esistono i critici d’arte; sono solo mere opinioni di un singolo. L’arte,  la musica, la scrittura, il cinema, seguono una sola regola: ti piace o non ti piace. Nell’opere di Hirst, i protagonisti sono squali,vitelli e altri animali sezionati e tenuti in formalina. Niente di più irrispettoso verso un essere vivente e senziente. Troppo cattivo nei suoi confronti? Lo credevo anche io fino a quando non ho scoperto la nuova “installazione” di Habacuch Vargas.

Questo artista portoricano, questo “mostro” d’uomo, ha perpetrato e originato una visione malata dell’arte contemporanea. La sua “opera” è composta da un cane affamato legato ad una corda con la scritta,composta da croccantini per animali: “Sei quello che mangi”. Agli spettatori è proibito dare da mangiare e bere al povero quadrupede. Ovviamente, soltanto un imbecille può definire arte questo abominio. La notizia ha fatto il giro in parecchi Paesi e Vargas si è difeso, dichiarando che il suo intento è portare in scena la sofferenza; a spese di altri, aggiungo.

Mi ricorda un attore argentino che voleva bollire viva una aragosta durante una performance teatrale. Anche la sua versione era analoga a quella dell’artista portoricano. Il “cane di Vargas” non è una notizia nuova ma,purtroppo, è ritornata in auge. Infatti, le sue “mostre” continuano. Alla fine, questo articolo parla di cattiva musica: i lamenti del cane, le grida dell’aragosta e i Vaffa del mio amico del Devon, che ha come vicino di casa Damien Hirst.

 

 



Autore: Matteo Preabianca – Redazione di Promiseland.it

 


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