La guerra in casa

Promiseland -

È terminata il 31 gennaio 2002 la stagione venatoria 2001/2002. Milioni di animali, probabilmente almeno centocinquanta milioni, sono stati uccisi dallo scorso 1° agosto ad oggi da un esercito, per fortuna in costante diminuzione, di oltre 700.000 cacciatori. Sono andati ad aggiungersi a quelli morti per il gelo, per il bracconaggio, per gli stenti e […]

È terminata il 31 gennaio 2002 la stagione venatoria 2001/2002.

Milioni di animali, probabilmente almeno centocinquanta milioni, sono stati uccisi dallo scorso 1° agosto ad oggi da un esercito, per fortuna in costante diminuzione, di oltre 700.000 cacciatori. Sono andati ad aggiungersi a quelli morti per il gelo, per il bracconaggio, per gli stenti e la fame, per gli investimenti da parte delle automobili, per l’inquinamento, per gli incendi e a quelli ai quali la specie umana ha distrutto l’habitat.

\”Un’ecatombe di proporzioni colossali consumata per il sadico piacere di uccidere\”, dichiara Carlo Consiglio, presidente della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia); \”nessuno più nella nostra società vive di caccia. La caccia è solamente un crudele e vergognoso passatempo che qualcuno ancora si ostina a chiamare sport\”.

A fianco della guerra condotta agli animali un’altra guerra di proporzioni enormi viene condotta dai cacciatori: è quella ai propri simili. Ogni anno le cronache dei giornali segnalano raccoglitori di funghi scambiati per fagiani, escursionisti e gitanti impallinati, cacciatori che si sparano tra loro, agricoltori uccisi mentre lavorano nei campi, bambini sparati sulla porta di casa mentre giocano, minori che si uccidono con il fucile del padre lasciato incustodito, omicidi di tutti i tipi compiuti con armi da caccia.

\”Tra i principali fattori che concorrono a una simile tragedia\”, afferma Roberto Piana, segretario nazionale, \”vi sono il territorio densamente abitato e in gran parte urbanizzato, la mancanza di grandi superfici naturali, il reticolo viario grandemente diffuso, l’incoscienza e la stupidità di molti cacciatori. A questi si aggiungono gli esami-caccia non seri e non sufficientemente selettivi, la mancanza di adeguati accertamenti psicofisici, il fanatismo venatorio e soprattutto le armi di molti cacciatori, che rendono questa attività pericolosissima anche per la specie umana\”
La LAC ha provato a censire gli avvenimenti delittuosi accaduti a spese degli esseri durante la stagione venatoria 2001/2002 appena conclusa.
I numeri sono impressionanti. Una guerra condotta in casa, sulle aie delle case coloniche, a fianco delle superstrade, vicino alle scuole e agli asili, sui balconi delle abitazioni, nelle vigne coltivate, nei giardini, nei boschi, nei campi, in montagna come in pianura, sui laghi come in mare, ovunque dove un povero animale possa pensare di nascondersi.

Infinita è la casistica degli incidenti e delle vittime umane della caccia. Spari alla cieca senza vedere il bersaglio, colpi partiti accidentalmente, omicidi mascherati da incidenti, armi incustodite, proiettili rimbalzanti, squilibri mentali, suicidi con armi da caccia: un panorama da film dell’orrore!

44 sono i morti, 66 i feriti, di cui 34 gravi, 5 gli invalidi permanenti, un bambino di 10 anni ferito mentre raccoglie funghi il 7 ottobre, un minore di 16 anni che va a caccia con il padre e lo uccide con il suo fucile il 2 settembre… la fantasia di Dario Argento non arriverebbe a tanto.
Agricoltori, cercatori di funghi, gitanti e cittadini ignari del pericolo le vittime preferite.
Il maggior numero di incidenti in assoluto è causato dalla caccia al cinghiale: quasi il 20% del totale, a causa dell’alto numero delle persone che vi partecipano, dell’ambiente boscato che nasconde le visuali e dell’abitudine dei cacciatori, quando attendono il cinghiale al varco, di sparare appena vedono che qualcosa si muove tra le foglie, prima ancora di aver accertato se si tratta di un cinghiale, di un altro animale protetto o non protetto o di un essere umano. I resoconti degli incidenti mostrano che la caccia al cinghiale si fa quasi sempre con i pallettoni, vietati nella caccia agli ungulati; ciò significa che i cacciatori di cinghiali sono quasi tutti bracconieri. In molti casi è il cinghiale stesso, ferito e senza scampo, che azzanna e ferisce il cacciatore. La caccia al cinghiale dovrebbe essere vietata, non fosse altro che per la sua pericolosità e crudeltà.

Roma, 1° Febbraio 2002

Tratto da: Lega per l’Abolizione della Caccia


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