La carne vegana stampata in 3D arriva nei supermercati, il debutto nel 2022

L'anno prossimo troveremo in vendita l'alternativa vegetale alla carne, realizzata con una tecnologia di stampa 3D simile a quella usata in campo medico. In pochi anni dalla fondazione, la start-up NovaMeat è riuscita ad arrivare a produrre su larga scala un analogo della carne con una tecnologia innovativa, sostenibile ed etica.

Ne avevamo parlato quando era ancora un prototipo, l’abbiamo vista approdare nei ristoranti stellati di Barcellona e adesso è pronta per essere venduta al supermercato: la carne vegetale stampata in 3D di NovaMeat arriverà nella grande distribuzione l’anno prossimo. Ad annunciarlo in questi giorni è stato Giuseppe Scionti, CEO e fondatore dell’azienda, all’«Italian Tech Week» – manifestazione dedicata alle innovazioni tecnologiche che si tiene a Torino.

L’italiano Scionti ha fondato NovaMeat nel 2017, in Spagna, per ottenere un’alternativa ai prodotti animali che fosse sostenibile e nutriente. Ha scoperto che le attuali alternative alla carne sul mercato sono limitate agli hamburger, alle crocchette o alle polpette: prodotti che non hanno la consistenza fibrosa tipica della bistecca o del pollo. Utilizzando l’ingegneria dei tessuti e la bio-stampa, ha creato un prodotto a base di acqua, fagioli gialli, oli vegetali, aromi e alghe, con la stessa consistenza, aspetto e proprietà nutrizionali dei prodotti di origine animale. Con questa tecnologia l’azienda riesce a replicare già da tempo bocconcini di pollo, carne macinata e tonno, ma la vera sfida è stata arrivare a produrre un analogo della bistecca di manzo.

Da allora, la tecnica di produzione è stata affinata e oggi l’azienda è in grado di produrre – o per meglio dire, stampare – una tonnellata di carne vegetale all’ora. Evidentemente, NovaMeat è riuscita a superare l’unico vero ostacolo alla commercializzazione, ovvero il prezzo: mentre la produzione di carne in vitro resta ancora proibitiva, la carne stampata in 3D sta per entrare nel mercato come un’alternativa realmente competitiva alla carne.

Ancora una volta, i vantaggi in termini di sostenibilità ambientale sono enormi: “Per ogni hamburger animale si utilizzano circa 15.000 litri d’acqua, ne impieghiamo il 90-95% in meno, a parità nutrizionali. – spiega Scionti – Per il consumatore non deve essere un sacrificio“. E lo stesso si può dire per la questione etica, visto che questa tecnologia consente di escludere del tutto il coinvolgimento – e, quindi, lo sfruttamento – di qualsiasi animale. Non è ancora stata resa nota una data ufficiale di lancio, e non si conoscono i prezzi o le modalità di distribuzione dei prodotti; quello che è certo, è che il futuro ci aspetta al supermercato.

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Sauro Martella
Fondatore VEGANOK

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