Il Ringraziamento come Natale e Pasqua: festeggiamo a spese degli animali

Ieri, negli Stati Uniti, il Ringraziamento ha portato alla strage di milioni di tacchini. Tra meno di un mese, il Natale e lo stesso sarà a Pasqua. Delle celebrazione che hanno più che altro l'aspetto di una mattanza.

Negli Stati Uniti, il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day) è una delle festività più sentite insieme al Natale. Ieri, giovedì 25 Novembre, le famiglie americane hanno colto l’occasione per riunirsi attorno a una tavola imbandita, il cui simbolo è tradizionalmente un enorme tacchino ripieno. Una scena che, grazie a film e telefilm americani, è bene impressa nell’immaginario di tutti, è che non è molto diverssa da quelle che vivremo tra meno di un mese, tra cenoni e alberi di Natale.

Nato nel 1621 come celebrazione cristiana e spogliatosi nei secoli della connotazione religiosa, oggi il Thanksgiving apre ufficialmente la stagione del Natale e porta con sé numerose polemiche da parte delle associazioni animaliste. Secondo alcune stime, ogni anno – e solo per questa giornata – vengono macellati 45 milioni di tacchini; numero che sale a 68 milioni, se si tiene conto anche delle festività natalizie. Una celebrazione che ha più che altro l’aspetto di una mattanza.

La questione etica

Solo negli Stati Uniti, ogni anno vengono allevati e uccisi circa 240 milioni di tacchini, all’interno di uno dei sistemi di allevamento peggiori in assoluto. Non solo oltreoceano, ovviamente: anche in Europa, Italia compresa, la situazione negli allevamenti avicoli è aberrante. Simone Montuschi, presidente e responsabile dei rapporti con i media dell’associazione Essere Animali, ci ha spiegato che “negli allevamenti avicoli sono rinchiusi animali selezionati geneticamente per avere un petto più grosso e crescere più velocemente, per fare fronte alle richieste di mercato. Questa selezione genetica è perfettamente legale e comporta grandi sofferenze agli animali, che spesso hanno problemi di deambulazione e muoiono di fame perché impossibilitati a raggiungere il mangime”.

Negli anni, le associazioni animaliste hanno portato alla luce una realtà fatta di capannoni sovraffollati, condizioni igieniche pessime, animali malati, morti o morenti accanto a quelli sani. Il tutto, in un sistema in cui gli animali diventano macchine da produzione, privati della propria individualità, oltre che della libertà e della vita. Cresciamo in una società che considera naturale, necessario e normale consumare carne e derivati, e che legittima queste aberrazioni.

Il problema sanitario

Se dal punto di vista etico l’allevamento è inaccettabile, non si può certo ignorare la questione sanitaria. Anzi, soprattutto gli allevamenti avicoli rappresentano un grande rischio per la salute pubblica, dal momento che facilitano in maniera allarmante la diffusione di virus che possono colpire anche l’uomo (pensiamo, per esempio, all’influenza aviaria di qualche anno fa). Se i virus trovano una popolazione di animali con una base genetica limitata, che vivono in sovraffollamento come nel caso di questo tipo di allevamenti, trovano un terreno fertile per diffondersi.

Oltre a questo, anche il problema dell’antibiotico-resistenza, dovuta all’impiego profilattico di antibiotici, somministrati anche negli animali sani a scopo preventivo per evitare la diffusione di eventuali patologie e abbassare il livello di mortalità. Il nostro paese è il secondo in Europa per uso di antibiotici e si stima che il 70% siano destinati proprio agli animali rinchiusi negli allevamenti.

La questione ambientale

Ormai si sa, gli allevamenti intensivi sono un disastro anche per l’ambiente. In particolare, una ricerca ha scoperto che produrre un solo chilo di carne di tacchino comporta l’emissione di 10,9 kg di anidride carbonica equivalente (CO2e). Ciò significa che l’allevamento di un tacchino di taglia media, comporta la produzione di una quantità di anidride carbonica che varia tra 27,25 a 58,86 chili. Una situazione ben diversa rispetto a un’alternativa vegan: secondo una ricerca dell’Università di Harvard, è possibile preparare un’intera cena vegan per sei persone generando solo 9,5 kg di CO2e.

A tutto questo, ovviamente, si aggiunge l’uso del suolo – e il relativo disboscamento – legati all’estensione degli allevamenti, ma anche alla necessità di produrre mangimi per sfamare gli animali.

Il problema nel problema

Forse non tutti lo sanno, ma gli allevamenti avicoli sono una fonte enorme di ammoniaca, causata dalla decomposizione da parte dei batteri dell’azoto presente nel letame. Il suo accumulo ha effetti negativi sulla qualità dell’aria e può creare problemi per gli animali, con il rischio di infezioni, ulcere e danni agli occhi.

Ma non solo: l’ammoniaca può anche danneggiare la biodiversità, nonché scatenare problemi di salute negli esseri umani. Tra i più comuni, problemi agli occhi e alle vie respiratorie; nei casi più estremi, perfino cecità, danni permanenti ai polmoni o morte.

Cultura e tradizioni alla base delle diversità

Il Giorno del Ringraziamento non è una festività europea e questo discorso può sembrare strano o molto lontano dalla nostra realtà. In fondo, ieri per noi è stato un giorno come un altro e sono stati veramente pochi – soprattutto tra gli influencer – gli italiani che hanno scelto di portare in tavola il tacchino del Ringraziamento.

Ma proprio come l’indignazione contro il festival della carne di cane di Yulin, anche le (giustissime) proteste contro il massacro dei tacchini negli Stati Uniti, sono frutto di una scarsa consapevolezza. Cresciamo in una società in cui carne e derivati sono spesso il simbolo di una cultura e parte integrante di una tradizione culinaria consolidata. Ma quando diciamo che ci piace la carne, di cosa parliamo? Del suo gusto? Della sua consistenza? O piuttosto dell’abitudine che si nasconde dietro al suo consumo, delle tradizioni familiari che associamo a quel determinato alimento? Molto spesso il cibo è legato a emozioni, ricordi e stati d’animo, ed è quello che rende un piatto speciale e “irrinunciabile”, soprattutto durante le Feste.

Da un punto di vista concettuale, però, non c’è nessuna differenza tra la strage di tacchini nel Giorno del Ringraziamento e quella di capponi a Natale e agnelli a Pasqua, da questa parte dell’Oceano. A fare la differenza è la nostra percezione. Pensiamoci, a Natale e in qualsiasi altra festività.

Leggi anche:

https://www.osservatorioveganok.com/non-mangiare-adotta-lappello-di-phoenix-e-mara-a-salvare-i-tacchini-per-il-ringraziamento/

Scegli i prodotti certificati VEGANOK e sostieni così la libera informazione!


Solo con la partecipazione di tutti potremo fare la differenza per la salvaguardia del pianeta.

Scarica il nostro RAPPORTO DI IMPATTO ETICO 2021

Sauro Martella
Fondatore VEGANOK

Leggi altri articoli