Entriamo nel magico mondo della cantantautrice e violinista vaudeville che va fiera della sua scelta vegan.
Emilie Autumn, come descrivere questa creatura che sprizza creatività e bravura da ogni poro? Partendo forse dal fatto che è un ex bambina prodigio nata a Malibu 31 anni fa, che ha imbracciato il violino a quattro anni per non lasciarlo mai più. Insofferente agli schemi, con una forte personalità e un look molto personale a base di corsetti e capelli colorati, si ritira dalla prestigiosa Università musicale dell’Indiana. A sedici anni rifiuta il corteggiamento di alcune case discografiche e ne fonda una indipendente, la Traitor Records, con cui pubblicherà il primo disco di composizioni barocche solo per violino. Dopo il primo disco Enchant nel 2003 si arpono le porte della collaborazione con la leader delle Hole Courtney Love che la porta in tourné e con Billy Corgan degli Smashing Pumpkins. Si occupa inoltre di fashion design fondando la WillowTechHouse, che produce costumi, vestiti, cosmetici cruelty-free e gadgets come le ali da fatina. Seguono a ruota la creazione del gruppo sinfonico e scenico femminile che le accompagna, le Bloody Crumpets, le uscite dell’album Opheliac, delle raccolte A bit o’ this an that e Laced/Unlaced, le lunghe turnè in Europa e Sud America e le partecipazioni a colonne sonore.
Il suo stile musicale ha spesso destato perplessità per l’impossibilità di essere classificato, ricco di passaggi classici e barocchi come di atmosfere dark wave e ritmi synth e di aggressivi riff metallici. Lei stessa ha creato la parola “Victoriandustrial” per definirlo. Virtuosa del violino classico ed elettrico suona inoltre il clavicordo, la viola, il pianoforte, la chitarra. I suoi testi sono ricchi di allusioni alla società ipocrita e maschilista vittoriana così simile a quella in cui viviamo (The Gentlemen aren’t nice, Chambermaid, Marry me, the Art of Suicide), molte sono le suggestioni letterarie come il poeta inglese Alfred Lord Tennyson per la canzone “Shallot”, Shakespeare del quale ha letto e musicato molti sonetti e dedicato canzoni a eroine tragiche come Giulietta, favole come Raperonzolo, canzoni in cui parla della condizione della donna, antica e moderna, di abusi e violenze come Gothic Lolita, Thank God I’m pretty ma sempre con sarcasmo e stemperandone la drammaticità, oltre a canzoni ispirate al mondo dark in cui sfoggia i lati più graffianti della sua voce come Liar, Dead is the New Alive, Misery loves company, Opheliac. Ha inoltre affiancato la muscia all’altra passione della poesia pubblicando il libro Across The Sky & Other Poems (2001) con componimenti ispirati all’età elisabettiana e The Asylum For Wayward Victorian Girls, una sua “biografia onirica romanzata”, un altro libro di poesie e racconti ispirati alla sua degenza in un ospedale psichiatrico, da lei paragonato a un manicomio vittoriano, che ha riccamente illustrato con moltissimi disegni da lei fatti.
Ma la cosa che più colpisce di questo affascinante personaggio è lo stile scenico e teatrale delle sue performances: sognanti scenografie da inquietante casa delle bambole, elaborati cambi di costumi da lei cuciti pieni di trine e corsetti, esibizioni circensi e ombre cinesi, trucchi sfavillanti, orchestrazioni e atmosfere da dark cabaret, il tutto condito da svariate teiere e tazze di tè (Emilie è un’amante di questa bevanda) come se gli spettatori fossero stati catapultati in una scena di Alice nel paese delle meraviglie. In tre parole come lei stessa ha detto è uno Psicotico Vaudeville Burlesco. Ed è bello poter dire che per una volta nel panorama della musica contemporanea troviamo un’artista alla cui forma corrisponde un adeguato contenuto, e non è poco.
Ma veniamo al punto: Emilie Autumn ha rilasciato molte interviste sia per Peta2 sia per PlanetGreen in cui ha parlato della sua scelta vegan. Ha infatti scelto di non mangiare più “animali” da quando all’età di 11 anni la sua logica è crollata cercando di capire come mai certi animali dovessero essere uccisi per mangiarli ma il suo cane no. Fortunatamente sua madre benchè onnivora l’ha lasciata crescere da vegetariana. Alcuni anni più tardi, da adolescente, ha scoperto l’enorme sfruttamento e sofferenza che c’è dietro l’industria del latte e delle uova e ha deciso di smettere di cibarsene sia per una scelta etica che salutistica, dato che oltretutto la sofferenza degli animali produce enormi tossine che vengono trasferite negli alimenti. Nonostante non si sia mai occupata di testi esplicitamente animalisti come Meat is Murder di Morrissey, si è sempre impegnata sul fronte dei diritti degli animali, si è circondata da musiciste e artiste veg* nella sua band di supporto.e ha trovato nell’ Ecofemminismo un particolare punto di vista che la rappresenta: i diritti degli animali infatti sono strettamente collegati ai diritti dei più deboli, dice, la logica che spinge un uomo a uccidere u altro essere vivente solo per soddisfare il palato è la stessa che porta un uomo a abusare di una donna per soddisfare il suo piacere. Le discriminazioni razziali, di genere e sessuali, e la violenza contro ogni essere vivente sono tutte facce della stessa medaglia, aggiunge, il cosiddetto progresso e civilizzazione ha solo portato a modi più cruenti e inumani di nuocere a animali, donne e oppressi. Per quanto riguarda il fronte dei diritti animali è sempre stata contraria alla frangia di attivisti che propongono metodi meno dolorosi per l’allevamento e la macellazione, secondo lei sono pratiche da abolire in sé, non da migliorare.
Emilie ha inoltre una passione sfrenata per i ratti, che considera animali adorabili e capaci di grandi sentimenti. Possiede due ratti venuti da laboratorio che sono una sua costante ispirazione, e che a volte ha anche portato con sé sul palco, facendoli diventare delle piccole star osannate dai fan. Lei stessa si considera un ratto da laboratorio: durante la sua degenza psichiatrica le sono stati “sperimentati” addosso medicinali, che a loro volta erano stati sperimentati col sangue di ratti e altri animali. Da qui la sua forte posizione contro la vivisezione. Inoltre il ratto è una figura chiave della sua produzione artistica: è il personaggio onnipresente nei suoi libri e nei suoi disegni, inoltre nei suoi concerti cabaret indossa i panni della Regina dei Ratti.
Non si stanca mai di eliminare tutte le dicerie su questi animali come per esempio il pregiudizio che abbiano portato la peste, portata invece dalle pulci, che anche loro ospitavano sul pelo. Nell’universo di Emilie Autumn gli stessi fan usano definirsi “plague rats”, ratti della peste, per sottolineare la loro non appartenenza alle regole di questo mondo e l’intento di spargere le “peste” ovvero la musica e gli ideali di Emilie Autumn.
Preferisce cercare di “convincere” altre persone ad essere vegan mostrandogli le bellezza del creato e facendole innamorare della natura piuttosto che redarguendole di non mangiare animali, la scelta vegan e vegetariana deve essere assimilata non all’idea di privazione che spesso allontana molti dal veganesimo, bensì alla felicità di vivere e mangiare in armonia con la natura, di divertimento, e oltretutto associarla al fattore economico.
Emilie ha sempre avuto una particolare insofferenza per tutte le situazioni di prigionia, sia quelle degli animali rinchiusi nei laboratori circhi e zoo, sia quelle degli umani ad esempio chiuse nei manicomi e tanti altri tipi di prigioni fisica e mentale; su questi temi sta scrivendo nuove canzoni, una delle quali vorrebbe essere proprio sul tema della prigionia dei ratti da laboratorio. Fortunatamente grazie al suo libro The Asylum For Wayward Victorian Girls e alla sua attenzione per i ratti nelle sue performances, molte persone stanno imparando che sono esseri viventi con sentimenti e desideri, non mera carne da dare in pasto ai serpenti oppure da tagliuzzare per testare un detersivo.
In questa società dello spettacolo dove nascono e muoiono miti in una stagione ogni tanto troviamo artisti che non hanno messo l’apparenza e i soldi al primo posto, e fortunatamente a volte sono anche dotati di talento come questa cantante. Speriamo solo che gli ideali vegan e di giustizia globale diventino un paradigma anche per tante star che ogni giorno vediamo fare pubblicità di Mac Donald, sfoggiare pellicce e essere testimonial di prodotti testati su animali.In conclusione non ci resta che sperare che Emilie Autumn torni presto in Italia in tournè così potremo vedere il suo spettacolo dal vivo…e magari trovarla in qualche ristorante vegan del territorio visto che le piace la cucina italiana!
Per approfondimenti visitare :
www.emilieautumn.com
www.myspace.com/emilieautumn

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Euforilla
dice:Bellissimo articolo!
Lei è una grande artista e spero davvero torni presto in Italia!
Mister BlackWing
dice:Proprio un bell’articolo…di solito gli articoli che osannano gli artisti non mi piaciono perchè tendono a descriverli in maniera del tutto positiva anche se in realtà è completamente o quasi il contrario… ma io sfido chi riesce a dire che questa ragazza non è da ammirare per le sue scelte e/o a dire che non ha talento… riesce a trasmettere emozioni dell’epoche elisabettiana e vittoriana (che io amo fortemente) in un modo efficace e molto complesso… complessità che non allontana, anzi suscita sempre più voglia e bellezza!
attendo un suo concerto in Italia anche se è già venuta e io sfortunatamente non ho mai potuto raggiungerla per diversi motivi… La voglio e penso moltissimi altri Plague Rats!
tarantola
dice:emozionante trovare un articolo come questo così ricco e denso di spessore.brava davvero! sono capitata per caso in un suo video e me ne sono innamorata,adoro le atmosfere grottesche e aliciane che sprigiona nelle sue performance,l’estetica tardo-vittoriana e ora che leggo quali contenuti etici e filosofici ha non può che farmi scattare motla più ammirazione di prima,attenderò l’arrivo in italia di questa donzella pittoresca che ama teiere e topini bianchi as i do.
intanto complimenti per il tuo profilo Joela . condivido l’orientamento queer e il futuro credo risieda nell’ecofemm. buona vita