Cosmetici e Sperimentazione Animale

Promiseland -

La questione della sperimentazione preventiva, che la legge impone per immettere in commercio un prodotto cosmetico (shampoo, crema, make up, ecc.), è una materia ben più complessa di quanto possa apparire a prima vista, ed e’ per questo che molti si sentono confusi dalle informazioni contraddittorie che ricevono. È necessario definire cosa significhi la definizione […]

La questione della sperimentazione preventiva, che la legge impone per immettere in commercio un prodotto cosmetico (shampoo, crema, make up, ecc.), è una materia ben più complessa di quanto possa apparire a prima vista, ed e’ per questo che molti si sentono confusi dalle informazioni contraddittorie che ricevono.

È necessario definire cosa significhi la definizione “cruelty-free” (o altre simili, come “non testato su animali”) e quali siano le ditte che rispettano questo standard.

Lo Standard
Occorre innanzitutto dire che l’etichetta apposta sul prodotto non ha alcun valore (simbolo del coniglietto, scritta “cruelty-free”, ecc.) perché spesso si riferisce solitamente al prodotto finito, mentre il problema sono i test su animali per i singoli ingredienti che compongono il prodotto finito. Se si vuole andare sul sicuro, occorre comprare SOLO i prodotti delle ditte che aderiscono allo Standard “Non testato su animali”. Questa dicitura e’ solo un “titolo”, non significa che il prodotto e i suoi ingredienti non siano mai stati testati, ma che NON INCREMENTANO la vivisezione, e quindi scegliendoli si fa il possibile per fermare questa pratica non etica, crudele e antiscientifica.

Una ditta, per essere cruelty-free nel senso stabilito dallo Standard stesso deve:

1. Non testare su animali il prodotto finito, né commissionare a terzi questi test
2. Non testare i singoli ingredienti, né commissionare a terzi questi test
3. Per gli ingredienti comprati già testati dai fornitori, deve dichiarare che questi test sono avvenuti prima di un dato anno a sua scelta (per esempio, 1995), e impegnarsi a non comprare ingredienti testati dopo quell’anno. Il che significa NON usare più alcun ingrediente (chimico, di sintesi) nuovo. Mentre può usare ingredienti completamente vegetali o anche di sintesi ma già in commercio prima dell’anno scelto.

Così facendo, non si incrementa di fatto la sperimentazione su animali. Ovviamente, questi prodotti non sono cruelty-free nel senso che i loro ingredienti non sono mai stati testati su animali, ma sono cruelty-free nel senso che non incrementano la sperimentazione su animali. Quel che è fatto è fatto, ma da un certo anno in poi nessun animale in più dovrà morire per creare questi prodotti.

Ingredienti di origine animale
La definizione di cruelty-free qui indicata comprende solo la questione dei test su animali, ma non l’eventuale provenienza degli ingredienti usati. Quando gli ingredienti derivano da sfruttamento e uccisione di animali, anche se non testati, non possono comunque essere considerati cruelty-free. Questi ingredienti sono: grassi animali, olii animali, gelatina animale, acido stearico, glicerina, collagene, placenta, ambra grigia, muschio di origine animale, zibetto, castoreo, latte, panna, siero di latte, uova, lanolina, miele, cera d’api.

Le ditte che aderiscono allo Standard per lo più evitano di usare questo genere di prodotti, quindi sono cruelty-free anche sotto questo punto di vista, ma conviene controllare gli ingredienti prima dell’acquisto.

Etichette
Le etichette – simboli e diciture più o meno dettagliate – che si trovano su cosmetici e detersivi non hanno alcun valore per quanto concerne l’adesione allo Standard di cui sopra, e quindi l’effettiva assenza di “crudeltà” nel prodotto in questione.

La dicitura “Non testato su animali”, “Contro i test su animali”, “Testato clinicamente”, “Testato dermatologicamente”, oppure il simbolo del coniglietto non hanno alcuna importanza, perché per lo più indicano solo che il prodotto finito non è testato, ma questo vale per quasi tutte le ditte, e non è quindi una discriminante. Ciò che veramente importa è che i singoli ingredienti non siano testati su animali. E questo non è assicurato da alcuna dicitura o simbolo. O meglio, esiste un simbolo che rappresenta lo Standard, il “leaping bunny” (coniglietto che salta) circondato da stellette gialle, ma non è un simbolo che ha avuto un gran successo e praticamente nessun prodotto lo riporta.

Quindi, la discriminante per essere cruelty-free è l’adesione allo Standard, ma questo non è riportato in alcuna etichetta: occorre conoscere la lista delle ditte che, o hanno aderito formalmente allo Standard, o hanno rilasciato una dichiarazione in cui affermano di rispettare i requisiti dello Standard.

Elenco ditte “cruelty-free” e loro distribuzione
La lista delle aziende che aderiscono allo Standard si puo’ trovare sul sito di VIVO alla pagina:
www.consumoconsapevole.org/07cosmetici-d.html”

Queste aziende comprendono quelle che hanno aderito allo Standard con autocertificazione inviata alla dott.ssa Antonella de Paola, autrice del libro “Guida ai prodotti non testati su animali”, e/o del superamento dei controlli effettuati da ICEA (società indipendente di auditing).

Certamente sono da preferire le aziende che hanno accettato di sottoporsi ai controlli, ma anche l’autocertificazione ha un suo peso: se produrre autocertificazioni menzognere fosse così facile come si dice, ci sarebbero centinaia di aziende no-cruelty. Viceversa, nonostante siano state contattate tantissime aziende, quelle che hanno risposto positivamente sono solo una decina in tutta Italia. Sottoscrivere una dichiarazione su carta intestata e timbro dell’azienda è un reato bello e buono, che può costare molto caro a chi lo commette.

Cosa puoi fare tu
I consumatori hanno un grande ruolo nel determinare il successo o l’insuccesso di un prodotto, quindi scegliere di comprare dalle aziende aderenti allo Standard e’ importante. D’altro canto, questa e’ l’unica cosa che il singolo cittadino puo’ fare. Non si puo’ certo aspettare il 2013, anno in cui si suppone entri in vigore la direttiva europea che bandisce questo genere di test, sperando che questa data non slitti come sono slittate tutte le altre date fissate in precedenza (dal 1998 in avanti).

Se si considera che gli sforzi dei consumatori animalisti, per quanto incerti ed imperfetti, sono riusciti a smuovere un colosso della grande distribuzione quale COOP, che ha finalmente realizzato una linea di prodotti per la pulizia personale aderente allo Standard, si puo’ concludere che questi sforzi sono serviti, non si tratta certo di una bufala.

Fonte: VIVO, Comitato per un consumo consapevole
www.consumoconsapevole.org”


Scegli i prodotti certificati VEGANOK e sostieni così la libera informazione!


SCOPRI
VEGANOK CHANGE