Convenzione C.I.T.E.S.

Promiseland -

Oggi si apre la quindicesima conferenza della C.I.T.E.S. (Convention on International Trade of Endangered Species – Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate in via di estinzione) che si svolgerà dal 13 al 25 marzo a Doha (Qatar). La Convenzione di Washington identificata con l’acronimo C.I.T.E.S.è un accordo internazionale entrato in vigore nel 1975, a […]

Oggi si apre la quindicesima conferenza della C.I.T.E.S. (Convention on International Trade of Endangered Species – Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate in via di estinzione) che si svolgerà dal 13 al 25 marzo a Doha (Qatar). La Convenzione di Washington identificata con l’acronimo C.I.T.E.S.è un accordo internazionale entrato in vigore nel 1975, a cui hanno aderito volontariamente 175 stati e sono noti come parti.

Il suo obiettivo è garantire che il commercio internazionale di esemplari di animali e piante selvatiche non minacci la loro sopravvivenza. Infatti è stata istituita per tutelare le specie selvagge che hanno subito per mano dell’uomo gli effetti negativi della commercializzazione e quindi il suo scopo è quello di impedire lo sfruttamento commerciale delle specie in pericolo; ogni anno migliaia di piante e animali vengono impiegati per svariati usi: cibo, moda, cosmetici, prodotti per la casa, farmaci e le decisioni prese all’interno della C.I.T.E.S. non solo hanno un impatto ecologico ma anche un enorme effetto sociale ed economico.

La Convenzione protegge più di 33.000 specie di animali e piante. Vengono classificate a seconda del grado di minaccia e le misure vanno dal divieto di commercio al commercio controllato; le specie di interesse vengono incluse in una delle tre liste, che sono chiamate appendici.

L’Appendice I comprende le specie minacciate di estinzione e il commercio di tali piante e animali è consentito solo in circostanze eccezionali, come ad esempio per la ricerca.

L’Appendice II comprende le specie non necessariamente minacciate di estinzione ma per le quali il commercio deve essere controllato al fine di evitare minacce alla loro sopravvivenza.

L’Appendice III ingloba le specie che sono protette almeno in un paese e per le quali è richiesta l’assistenza nel controllo del commercio.

Una delegazione di rappresentanti della I.U.C.N. (International Union for Conservation of Nature – Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) parteciperà alla conferenza di questo anno per fornire informazioni scientifiche sullo stato delle specie, agendo come avvocato per la conservazione di quest’ultime e fornendo un valido aiuto alle parti della convenzione.

Ad ogni riunione che si svolge ogni 3 anni, gli stati aderenti si concentrano sulle specie delle quali vogliono regolamentare o vietare il commercio; questo anno i membri hanno formulato oltre 40 proposte di nuove misure per la conservazione e l’impiego durevole di specie di flora e fauna. Tra le proposte il cruciale divieto di commercio internazionale del tonno rosso; a causa dell’eccessivo sfruttamento e della pesca illegale, dovuti essenzialmente ad una crescente rischiesta e rapida espansione del mercato di sushi e sashimi in Giappone, negli Stati Uniti e in Europa, il tonno rosso rischia di estinguersi. Secondo gli scienziati le scorte di tonno rosso dell’Atlantico sono calate dell’80% negli ultimi 40 anni. Le parti della convenzione dovranno decidere se inserire questa specie nella prima appendice ossia offrirle il massimo grado di tutela previsto dalla convenzione, che ne vieterebbe qualunque forma di commercio internazionale. Tra le altre specie marine per le quali è richiesto l’inserimento nell’Appendice II che garantirebbe un maggiore controllo del loro commercio troviamo quattro specie di squali (spinarolo, pesce martello, smeriglio, e squalo oceanico dalle pinne bianche), in quanto subiscono oggi una pesca eccessiva a causa delle loro pinne e della loro carne, e i coralli della famiglia corallidae, tra cui anche il corallo rosso del Mediterraneo.

Altra proposta di notevole importanza è la decisione sul commercio dell’avorio. Tanzania e Zambia hanno richiesto di spostare gli elefanti dall’Appendice I (che proibisce tutto il commercio della specie) all’Appendice II (che lo permetterebbe se monitorato). La richiesta di questi due paesi ha creato rabbia e risentimento negli altri stati africani che invece cercano di proteggere questa specie e per manifestare la totale opposizione al progetto della Zambia e della Tanzania chiedono una moratoria di vent’anni su qualsiasi commercio che non rientri tra gli accordi della C.I.T.E.S.. Nel 1989 la convenzione impose il bando totale dopo che nei 20 anni precedenti, il massacro degli elefanti aveva raggiunto picchi di una gravità tale da compromettere l’intera specie. Nel 2008 la C.I.T.E.S. però autorizzò di nuovo la vendita di 100 tonnellate di avorio possedute da Botswana, Namibia, Zimbabwe e Sudafrica, proveniente dalle carcasse di animali morti per cause naturali. Come potevano questi paesi possedere una scorta così alta di avorio? Il merito va al bracconaggio di elefanti. Permettendo aste senza rispettare le moratorie si rischia di creare ovviamente un mercato dove è possibile riciclare i proventi della caccia illegale di elefanti. Bourama Niagate, direttore delle riserve naturali in Mali ha dichiarato:"Il bracconaggio oggi è così diffuso che l’elefante africano è quasi estinto in alcuni paesi. Se non lasciamo che la popolazione di elefanti recuperi nel corso dei prossimi vent’anni fermando tutto il commercio, non ci saranno più elefanti africani al di fuori di poche specie zoologiche nelle riserve del Sud dell’Africa".

Gli Stati aderenti alla C.I.T.E.S. dovranno impegnarsi a intraprendere azioni decisive e concrete contro la caccia illegale non sono degli elefanti ma anche di tigri e rinoceronti. Negli ultimi 15 anni la caccia illegale verso quest’ultima specie si è diffusa notevolmente grazie all’ausilio di armi potenti e sofisticate e a tecniche di cattura che prevedono l’utilizzo di farmaci veterinari e veleno. L’aumento del bracconaggio ai rinoceronti è in forte aumento grazie anche alla credenza che il corno di questi enormi mammiferi possa curare i tumori.

Massimiliano Rocco, responsabile del programma Traffic del WWF Italia ha dichiarato:"Queste proposte contro il bracconaggio, la pesca illegale e ogni forma di sfruttamento insostenibile delle risorse naturali offrono ai governi l’opportunità di esprimere un pubblico e forte No alla corruzione, al crimine organizzato, a tutti i fenomeni che alimentano il commercio illegale di specie a rischio".

Aspettiamo il 25 marzo con il fiato sospeso per scoprire le decisioni delle parti!!!

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Fonti:http://www.iucn.org   –   http://www.cites.org

 Autore: Tamara Mastroiaco – Redazione di Promiseland


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