
Superate le 400 ppm (parti per milione) di CO2 nell’atmosfera nel 2015.
Dopo i record delle temperature registrate quest’anno, è allarme dell’OMM (organizzazione meteorologica mondiale) sulla concentrazione media di anidride carbonica raggiunta nel 2015 e in alcune zone anche nel 2016.
Di seguito il video della NASA che mostra l’effetto dei venti e della rotazione terrestre sulla migrazione dell’anidride carbonica soprattutto verso il Polo Nord:
I maggiori responsabili di emissione di CO2 sono gli Stati Uniti, l’Europa e la Cina, che ha già cominciato ad abbandonare riso e soia a favore di abitudini occidentali.
E’ ormai noto che gli allevamenti intensivi da soli sono responsabili del 18% delle emissioni di gas serra sul pianeta.
Le foreste di tutto il pianeta sono in grado di assorbire 2/3 della CO2 emessa dall’uomo, ma il ritmo alle quali vengono distrutte, per far spazio a coltivazioni di soia e cereali destinati agli animali allevati, è rapidissimo.
Secondo l’OMM, la siccità portata da El Niño non ha aiutato la vegetazione ad assorbire questa grande quantità di gas raggiunta, ma finito il fenomeno, la situazione nell’atmosfera non è cambiata.
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Tutti noi possiamo evitare di contribuire all’aumento di gas serra, sì col consiglio che ci viene sempre dato di preferire i mezzi pubblici e le biciclette alle automobili, ma ancora di più scegliendo uno stile di vita che eviti il più possibile prodotti di origine animale, poiché questo tipo di industria inquina più dell’intero sistema dei trasporti mondiale.
“[La zootecnia] dovrebbe essere al centro dell’attenzione politica quando si affrontano i problemi di degrado del suolo, dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento dell’aria, della carenza e dell’inquinamento dell’acqua e della perdita di biodiversità. Il contributo del bestiame ai problemi ambientali avviene su scala massiccia” (dal rapporto FAO “Livestock’s long shadow”).
L’effetto principale di questo aumento di anidride carbonica che, pare, rimarrà nell’atmosfera e negli oceani per molte generazioni, è il surriscaldamento globale. Superate le 400 parti per milione, il pianeta è sempre più vicino al punto di non ritorno, ovvero le 450 ppm che eviterebbero di mantenere l’aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi, come stabilito dall’accordo di Parigi del 2015.
E’ possibile trovare maggiori informazioni sulle conseguenze ambientali del consumo di prodotti di origine animale sul sito dell’Associazione Vegani Italiani Onlus, che mette a disposizione volantini e materiale divulgativo scaricabile gratuitamente.

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