Le persone pensano, che acquistando un animale presso un pet shop si stia salvando la sua vita, anzi che sia una cosa nobile da fare.
Niente potrebbe essere più lontano dalla verità: l’acquisto di animali che vivono in un negozio di animali, che si tratti di un cucciolo di dalmata o di un pesce rosso, supporta in realtà una massiccia e crudele industria di animali allevati puramente a scopo di lucro.
Pensate a questo: i pet shop sono negozi di animali nati con il solo obiettivo di fare profitto non di salvare vite! Per fare soldi devono a loro volta acquistare a buon mercato e quindi nasce spontanea la domanda ma allora che tipo di allevamento, che qualità di cure possono ricevere gli animali da compagnia venduti, che sia altrettanto vantaggiosa per i commercianti? Teniamo inoltre a mente che alcuni negozi gonfiano i prezzi degli animali vivi del 400% per compensare le loro perdite in caso di morte e/o malattia degli stessi nel trasporto dall’allevamento al pet shop. Questo discorso è reso ancora più atroce a mio avviso per quanto riguarda la compravendita dei pesci da acquario, di cui non si sente parlare quasi mai e un dato che dovrebbe farci riflettere è anche il numero di petizioni rintracciabili surfando il web: nettamente inferiore per i pesci rispetto a cani, gatti, cavalli, lupi e via dicendo.
Dietro gli acquari e l’acquariofilia si nasconde l’ennesima compravendita di morte, per il solo gusto di arredare con stile un angolo oscuro di casa, o di regalare ai propri figli un piccolo animale da compagnia poco impegnativo e facilmente sostituibile, dato il prezzo irrisorio che questi animali hanno sul mercato!
I pesci venduti nei pet shop ( ma anche alle fiere, feste paesane etc.) provengono da due tipologie di “filiere”: le catture selvagge nei loro habitat naturali o l’allevamento in batteria nelle cosiddette fish farm.
La prima tipologia è forse una delle più atroci : i pesci vengono prelevati dal loro habitat, spesso con l’uso di dispositivi sonori o a base di sostanze chimiche per favorirne l’affluenza nel punto di raccolta. Successivamente vengono stivati in enormi vasche, accatastati l’un l’altro dentro grandi container, che viaggiano per giorni, se non per settimane. Vengono sistemati senza un criterio, razze diverse con diverse esigenze, poste tutte nelle medesime condizioni standard di trasporto e non di sopravvivenza. Incapaci di muoversi liberamente e di espletare le loro funzioni vitali il più delle volte capitolano ancora prima di arrivare a destinazione: si stima che il 70% dei pesci arrivi morto. Ovviamente questa morte non è priva di profitto per il rivenditore che solitamente appone delle penali alle condizioni di trasporto e consegna con un considerevole profitto (circa il 200% sul prezzo di acquisto). Molte persone sostengono che invece questo acquisto è un gesto di salvaguardia sopratutto per le razze in via di estinzione causa progresso tecnologico ed industriale che sta via via distruggendo il loro habitat naturale, pertanto rinchiudendoli in un acquario li staremmo salvando e avremmo persino la possibilità di allungare la loro aspettativa di vita… la mia considerazione è, a questo punto, quella di chiedersi che vita è quella in un ambiente ostile come potrebbe essere, un acquario per quanto ben tenuto e ben curato…
La seconda tipologia di catture avviene direttamente nelle fish farm, ovvero allevamenti nati con l’unico scopo di far nascere e crescere pesci che andranno ad incrementare il mercato della compravendita di animali. I proprietari dei pet shop preferiscono di gran lunga comprare da queste strutture, che considerano efficienti nel fornire ogni tipo di specie di forma e colore ad un costo altrettanto irrisorio. La conta dei deceduti è inferiore alla cattura in natura ma i pesci arrivano al pet shop comunque in condizioni non ottimali dato il cambiamento di habitat e mani poco abili e preparate e trattare con animali, non istruiti per le dovute e necessarie cure; da qui i numerosi casi di pesci che muoiono dopo 24/48 ore dall’acquisto.
Questa è solo la prima fase della tortura. Successivamente all’acquisto numerosi sono i disagi a cui questi animali tenuti in cattività vengono sottoposti. Rinchiusi in tristi bocce di vetro, con finte piante a rallegrare il panorama di un grigio appartamento e un po’ di sabbietta. O in grandi acquari con pesci di razze incompatibili, ben tenuti, per carità, ma incapaci di muoversi e guizzare liberamente come farebbero in mare aperto. Sottoposti alle ignare torture dei bambini che, è noto, amano giocare con i pesci toccandoli, questo provoca oltre che una perdita della loro superficie squamosa che funge da “scudo”, anche una sorta di inquinamento dell’acqua in cui nuotano e spesso muoiono perché entrano in contatto con batteri naturalmente contenuti nella nostra pelle, che sono altamente nocivi per il loro organismo. Spesso vengono dimenticati durante le vacanze estive, o affidati alle cure del distratto vicino, o comunque in mani poco esperte e attente (parlo per esperienza diretta… ho avuto un pesce rosso all’età di otto anni che morì in seguito ad un distratto cambio d’acqua da mani inesperte, finendo nello scarico del lavandino!). Sono animali molto delicati che subiscono traumi molto facilmente, anche un semplice sbalzo di temperatura provoca nel loro piccolo corpo danni irreparabili, senza parlare dei numerosi episodi di somministrazione di cibo non adatto o in quantità superiore a quella necessaria. Avere cura di questi esserini colorati non è semplice, come non è semplice in generale prendersi cura di una vita, che si tratti di cucciolo di uomo, cane, gatto, pappagallo e così via…
Sarà che forse i pesci non hanno voce essendo dotati di muta tristezza, sarà che non hanno gli stessi occhi carichi di sofferenza che ci procura la vista di un gattino o di un cagnolino e ci commuove tanto, sarà che nessuno si è mai preoccupato più di tanto della questione etico-morale sulla compravendita di pesci, che potremmo chiamare oramai d’appartamento, ma sta di fatto che questo hobby è in continua espansione e che incrementa un mercato crescente, che provoca giornalmente delle morti non necessarie.
Il reato più grande è che spesso le persone vanno nei negozi a comprare questi piccoli amici rossi pensando di avere a che fare con persone che amano gli animali domestici, in realtà hanno a che fare con negozi ovvero punti vendita il cui unico amore è rivolto al profitto!

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Barbara Primo
dice:A me i pesci in acquario, in generale, hanno sempre fatto molta tristezza… 😥 che gusto c’è a tenerli lì così?
kat
dice:io mi sn presa cura di due pesciolini rossi per un anno e mezzo… in altra vita , libera come dite voi giustamente, sarebbero morti sicuramente anche prima … naturalmente mangiati da qualche pesce più grande… ho fatto io differenti pensieri per loro e con loro… li ho curati ogni giorno e non gli è mai mancato il cibo quotidiano… non so… gli acquari esistono e vederli lì tutti ammucchiati mi han fatto ancora più tenerezza… ne ho scelti due e dopo aver scoperto che la sfera di vetro è illegale mi sono atrezzata a comprar loro una vasca più accogliente… ma nulla di patologicamente fanatico… adesso uno di loro e dopo più di un anno è morto.. e quel che è rimasto pare sguazzi ancor con più brio…
kat
dice:“mi son presa cura” di due pesciolini… intenzionale modo di dire errato e consuetudinario che spero renda l’idea ^-^
kat
dice:Mi son presa cura, intenzionale il modo di dire errato e consuetudinario che ho utilizzato affinché possa render maggiormente l’idea! …
zao
dice:Di certo molte osservazioni sono corrette, ma altre sono generalizzazioni simili a dire che gli immigrati ci rubano il posto di lavoro. Convengo che ci sia un business spietato dietro il commercio dei pesci di acquario. Più dell’85% cmq non viene da catture in ambiente naturale (non è un’attenuante). Che ci siano persone che prendono i pesci per massacrarli sarà sicuramente vero, ma non li chiamerei acquariofili. Gli acquariofili ricreano gli ambienti con piante vere, monitorando ph, nitrati, durezza dell’acqua,fosfati, Co2, dimensione della vasca; non conosco nessuno che lo faccia con la pretesa di salvaguardare le specie in estinzione. I bambini degli acquariofili non li toccano i pesci, semmai viene spiegato loro il delicato equilibrio che governa la vita, il ciclo dell’ossigeno-carbonio, azoto. Nonostante queste cure, sicuramente i pesci starebbero meglio nel loro ambiente naturale, mangiati o mangianti, è il ciclo della vita. Ci potrebbero essere hooby meno crudeli? Certamente, ma a ben vedere forse non dovrei neanche scrivere queste poche righe sul computer perché non so da dove viene il coltan con cui è fatto lo schermo e lì ci sono in gioco vite umane.
Marina
dice:Mio dio che orrore!…..Non vendeteli piu’ Vi pregoooooo!
Dalila
dice:E’ vero che non bisognerebbe comprarne e soprattutto non farli vivere in ambienti ristretti, io non avedo pazienza per gestire un acquario non ne ho.
Volevo solo dire che mia nonna ha avuto due pesci rossi, son vissuti uno 13 anni ed uno 14, credo che in natura questo non sarebbe successo, che poi sia un bene o un male non so, io lo considero un bene per loro ^^
Giuseppe
dice:Credo che vivere in libertà nel proprio mondo valga molto di più la pena di vivere una palla o in un prisma.
Marina
dice:Vero, i pesci non si possono lamentare , vittime silenziose dei macellai pascatori e come se non bastasse anche del Isola Del Giglio! …..na vogliamo parlare?
Marina
dice:Scusate!….Volevo dire pesci in generale !!!!!!!!!!!!!……..AIUTATELI !
sal
dice:Sarebbe stato più giusto spiegare anche il loro habitat naturale nessuno mai ne parla .Carassius auratus da wikipedia .il pesce rosso è un animale estremamente esigente in fatto di spazio. Vanno evitate categoricamente le bocce e altre vasche di forma assimilabile e le vaschette di litratura inferiore ai 30 litri.
Fiore di Maracuja
dice:Mi sembra un po’ tanto esagerato ma anche io sono contraria ai pesci rossi nella boccia e altri maltrattamenti simili, tuttavia è un’iperbole dire che i pesci vengono attirati così con cose chimiche o ultrasuoni per attirarli nelle reti. Questo è illegale! La maggior parte dei pesci in commercio proviene da allevamenti, quelli tropicali talvolta vengono presi con trappole ma solitamente chi prende pesci di quel genere, sa come trattarli (anche perché costano parecchio). Penso che si dovrebbero fare più campagne di sensibilizzazione e informazione! Se le persone sapessero come vanno allevati questi animali, rinuncerebbero a comprarli. Io per far vivere bene i miei 4 pesci rossi, ho comprato un acquario da 250 litri e ora, sono passati 8 anni, stanno ancora tutti benissimo. Bisogna ricordarsi che animali come i carassi raggiungono anche i 60cm di lunghezza e possono vivere oltre i 50 anni.
Jaune
dice:…pensate che io sono stato in una discoteca che aveva due grandi acquari! Una discoteca! Con musica che arriva ad essere quasi dannosa anche alle orecchie umane figuriamoci per quelle povere creature rinchiuse in scatole di acqua e vetro pompate continuamente dai bassi dance 🙁 ma come si fa?