
Il bando permanente e quasi totale dei tre insetticidi neonicotinoidi dannosi per le api, approvato due giorni fa dai Paesi Ue è stato accolto con grande soddisfazione dalla comunità degli ecologisti, con in testa l’ong Greenpeace. Insieme alla maggioranza dei Paesi membri, anche l’Italia tra i voti favorevoli. Una notizia importante per le api, l’ambiente e per l’accrescersi di una attenzione sempre maggiore dell’opinione pubblica per la protezione degli impollinatori. Il bando estende quello parziale per tre neonicotinoidi – l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta, che esisteva già dal 2013. Il loro utilizzo rimane consentito solo all’interno di serre permanenti, ma vietato all’aperto.

I Paesi che hanno votato a favore del divieto insieme all’Italia sono: Francia, Germania, Spagna, Irlanda, Slovenia, Estonia, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Grecia, Portogallo, Cipro, Lussemburgo e Malta che rappresentano il 76,1% della popolazione dell’Unione Europea. I Paesi contrari al divieto: Ungheria, Romania, Repubblica Ceca e Danimarca. Gli astenuti: Slovacchia, Finlandia, Bulgaria, Croazia, Lettonia, Polonia, Belgio e Lituania.

Lo stop a questi tre pesticidi, che entrerà in vigore dalla fine del 2018, arriva dopo due tentativi falliti da parte della Commissione di mettere ai voti questa proposta e due pareri dell’Efsa sui rischi dell’uso di questi principi attivi per le colonie di api. I neonicotinoidi sono sostanze insetticide attualmente molto usate in agricoltura e risultano maggiormente tossiche per gli invertebrati, come gli insetti, che non per mammiferi, o uccelli.

Le reazioni sono state in maggior parte positive: il commissario Ue alla Salute Vytenis Andriukaitis è soddisfatto: “La salute delle api rimane di fondamentale importanza per me poiché riguarda la biodiversità, la produzione alimentare e l’ambiente”. Esulta Avaaz, che da anni raccoglie firme contro l’impiego di queste sostanze: “Finalmente, i nostri governi stanno ascoltando i loro cittadini, l’evidenza scientifica e gli agricoltori che sanno che le api non possono vivere con queste sostanze, e che noi non possiamo vivere senza api”. Coldiretti punta il dito sulla permissività ancora troppo ampia di questo divieto: “Per salvare le api è ora necessario che il divieto riguardi coerentemente anche l’ingresso in Italia e in Europa di prodotti stranieri trattati con i principi attivi sotto accusa”. Slow Food è sulla stessa linea: il divieto non è realmente effettivo poiché i neonicotinoidi si possono ancora utilizzare all’interno delle serre: “Dovrebbero essere vietati, invece, per tutte le coltivazioni e in qualsiasi condizione”.

Oltre a questi 3 neonicotinoidi, ci sono anche altre sostanze che rappresentano una minaccia per le api e altri insetti benefici il cui uso è attualmente permesso in Ue: acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone e altre sostanze quali cipermetrina, deltametrina e clorpirifos. Si teme che adesso i tre insetticidi ora vietati vengano sostituiti con altre sostanze chimiche che potrebbero essere altrettanto dannose per gli insetti impollinatori. A questo proposito alcune associazioni ambientaliste, come Greenpeace, ritiengono che l’Ue debba bandire del tutto l’uso dei neonicotinoidi qualsiasi sia la loro composizione, come la Francia sta già considerando di fare. I danni dei neonicotinoidi, quale che sia la loro composizione, sono incontestabili: hanno falcidiato le popolazioni di api mellifere e gli altri insetti utili. Lasciando che le produzioni in serra utilizzino queste sostanze, infatti, si corre il rischio di contaminazione dell’ambiente esterno e anche di utilizzo illecito. È necessario bandire questi insetticidi e transitare verso una riduzione dell’uso di pesticidi e l’impiego crescente di metodi ecologici di controllo dei parassiti. Oggi come oggi è sempre più importante capire che non è solo quello che mangiamo a determinare un effetto sull’ambiente, ma anche come viene prodotto, e nel caso di chi si alimenta prevalentemente o esclusivamente di alimenti vegetali è necessario che essi provengano da agricoltura biologica, o quanto meno a lotta integrata, per prevenire la morte delle api e la futura fine della biodoversità.
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