
“Il vento muove i ciuffi d’erba sulle dune basse, come fossero barbe, menti di giganti. La piccola baracca che ripara le barche dei pescatori sembra restar su per miracolo, marcia di salsedine e di burrasca. Il sole sta per spuntare, non più notte, non ancora giorno: una luce rosata che illumina i gabbiani, mentre planano placidi a contendersi coi granchi i pesci morti, sfuggiti alle reti, della nottata. Risacca lenta, marea bassa, una nebbia fine nasconde il limite della spiaggia a nord e a sud. Nessuno.”
Q, Luther Blissett
Ogni volta che lascio l’Olanda ne ho subito una grande nostalgia, come se lì fosse una parte di me, cullata pigramente dai canali. Lungo le sponde le case galleggianti sembrano invitarti in atmosfere eleganti e ricercate, accanto a vecchi barconi in disuso da chissà quanto. Ed è quasi romantico sbirciare nelle grandi finestre a pian terreno delle case, dentro salotti gremiti di libri con la bicicletta parcheggiata in un angolo o in enormi cucine che sembra occupino tutto il piano terra.
Amsterdam protesa verso il mondo e porta dell’Europa. Per questo nell’immaginario di molti è sinonimo di libertà e di fuga.
Mangiare vegano ad Asterdam è facilissimo oltre che economico e, soprattutto molto gustoso!
Vi consiglio due ristoranti, molto diversi tra loro ma che si equivalgono in quanto a gusto e qualità del cibo.
Il primo è il “De Vliegende Schotel”, ossia in olandese, il disco volante! Ci troviamo nel Jordaan, il mio quartiere preferito, un tempo turbolento quartiere operaio, adesso una delle zone più pittoresche della città. Ottimo concludere la visita in questo ristorante, tra l’altro aperto solo per cena. Una piccola porticina di vetro vi introduce in una sala piccola, colorata e disordinata: sedie spaiate, vecchi giornali e mobiletti ammonticchiati in un angolo e peluche abbandonati (ho passato tutta la serata a chiedermi chi potesse aver fatto fuori il pinguino).

Vi faranno compagnia tre simpatici gatti che gironzolano tra i tavoli e schiacciano un pisolino sulle sedie vuote.

L’apparecchiatura è essenziale, tovagliette di carta portate al momento. Alle pareti fotografie di soggetti in movimento, molto particolari, danno l’idea di una mostra temporanea più che di un arredamento definitivo.
Vi dico subito che il ristorante non è vegano, ma se chiedete alla ragazza che serve o direttamente al cuoco della cucina che si intravede dietro il bancone, scoprirete che solo due piatti del menu non lo sono, tra cui il goulash, servito con un’abbondante cucchiata di yoghurt.

Per iniziare potete scegliere tra diverse zuppe, dalla classica di miso alla più sfiziosa e deliziosa di arachidi.
I piatti principali sono abbondanti e serviti tutti con insalata fresca. Vi consiglio il cous cous, accompagnato da un misto di patate e fagiolini arricchiti da uvetta e da un’insalata fresca con mele.
L’unico dessert vegano è una superba crema di vaniglia con i frutti di bosco: da ordinare assolutamente!

Sempre nel Jordaan troverete il secondo ristorante di cui vi voglio parlare, De Bolhoed, segnalato da diversi siti come la migliore scelta vegan della città.

Il frontespizio del menu
Eppure anche questo ristorante non è strettamente vegano ma vegetariano. Il De Bolhoed è sempre aperto sia a pranzo che a cena.
Se il Disco Volante vi ha portato in ambientazioni hippy, qui siamo in atmosfere orientali e indiane. I tavoli più grandi sono tutti circolari, la sala in penombra è illuminata da grandi lampadari tiffany. Alle pareti quadri in vendita rappresentanti cantati pop e rock richiamano la musica diffusa nel locale, rock e anni ’60.

I piatti sono prevalentemente vegani, ma il menu riporta accanto ai piatti vegetariani se c’è la possibilitàdi averli in versione vegan. I piatti proposti spaziano dalla cucina messicana alla cucina asiatica passando da quella made in Italy. Accanto alla carte si può scegliere il piatto del giorno. Per la serata si tratta di un mix di gran parte dei piatti presenti in menu. Dalla carta vi consiglio di provare l’Asian Stir Fry, che unisce il tofu marinato e le verdure…alle linguine! Nonostante cerchi di non mangiare mai la pasta italiana all’estero l’abbinamento mi stuzzicava e devo ammettere che il risultato è ottimo: la pasta cotta al punto giusto si amalgamava benissimo agli altri gusti. Anche questi piatti sono accompagnati da insalata fresca.

Le porzioni sono generose, così come generosa è stata la porzione di fetta di torta al cioccolato, vegana chiaramente, che ha chiuso la cena. Morbida e tenera, quasi una mousse. I dessert sono molti, e numerosi quelli vegani.

La cena è stata accompagnata da birra analcolica, biologica, di farro, deliziosa e leggera.
Anche per questa volta spero di aver stuzzicato a sufficienza la vostra curiosità e il vostro appetito!

Buon veganviaggio!

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david
dice:slurp…ci vado
sabrina
dice:🙂
Andy
dice:Da segnalare ad Amsterdam la catena di fast food vegan MAOZ, io per tre gg di fila ci sono andato, c’è un vasto assortimento di verdure e potete farvi creare il panino o una mezza specie di piada ripiegata dove dentro scegliete quello che volete farci mettere.
In più altre cosette, tipo crocchette, germogli etc…
Barbara Primo
dice:Ciao Andy, Maoz c’è anche a Parigi, ma qui non tutto è Vegan, la maggior parte dei prodotti si, si possono mangiare delle fantastiche falafel+un sacco di verdure e salse piccanti, ma alcune cose hanno yogurt o altri derivati del latte, quindi è consigliabile chiedere. Quindi anch’io consiglio questa catena, economica e con prodotti gustosi. 🙂
Eugenia
dice:Stupendo! Vado ad Amsterdam a giugno e queste informazioni mi torneranno proprio utili!
Grazie mille!
sabrina
dice:Sono contenta…fammi sapere cosa è successo al pinguino del Disco Volante 😀