A tempo determinato (seconda parte)

Promiseland -

Seconda parte “Nome: Max Girotti.” “Come l’attore…” “Chi?…” “No, niente. Nato a: Roma; il: 4 Luglio 1982” (Cazzo: i mondiali, lo scudetto, la coppa dei campioni! Che tempi per nascere, amico!) \”Una data memorabile…\” \”… Independence day!\” (OK, passiamo oltre…) “Hobbies, passioni particolari?” “Come? Vuole sapere il mio curriculum?” (Mostrare il curriculum? Qui, adesso, davanti […]

Seconda parte

“Nome: Max Girotti.”
“Come l’attore…”
“Chi?…”
“No, niente. Nato a: Roma; il: 4 Luglio 1982”
(Cazzo: i mondiali, lo scudetto, la coppa dei campioni! Che tempi per nascere, amico!)
\”Una data memorabile…\”
\”… Independence day!\”
(OK, passiamo oltre…)
“Hobbies, passioni particolari?”
“Come? Vuole sapere il mio curriculum?”
(Mostrare il curriculum? Qui, adesso, davanti a tutti? Totò non le ha insegnato niente, vero Max?)
“Sì, mi interessa conoscere i suoi studi, la sua formazione. Lei è molto giovane, ma se ha già esperienze lavorative, o più in generale delle propensioni, qualcosa per cui si sente portato…”
“Sono andato all’istituto tecnico sperimentale per il commercio.”
(Bello, suona bene, chissà all’atto pratico in cosa consiste. Meno male che ho i fazzolettini per il naso, comincio a prevedere una mattinata impegnativa, non so perché…)
“E poi?”
“Mi sono iscritto a Economia e Commercio, nel nuovo ordinamento, le lauree brevi.”
“Che tipo di esperienze lavorative le interessano?”
(Domandina facile facile… dai che ce la fai!)

“Io voglio fare il promotore finanziario. Lo studio è importante, ma come si dice, non è mai presto per entrare nel mondo del business…”
“Ah, conosce le lingue?”
(Battuta!)
“Ho fatto Inglese a scuola fino al terzo anno.”
(lasciamo perdere lo humour: per interagire con questo bisogna prenderlo sui riflessi, come un paramecio…)
“Computer o Playstation?”
“Playstation, perché?”
(Visto? Funziona. Verifichiamo, giusto per scrupolo:)
“Che telefonino ha?”
“Nokia 8210, ma devo cambiarlo con quello nuovo.”
“Sa? Credo di aver in mente un lavoro per lei. E’ nell’ambito del promoting, e attualmente abbiamo disponibilità sia nel settore finanziario che in quello immobiliare. Pensa di essere interessato?”
“Fare l’agente? Eccome!”
(Adesso ci capiamo.)
“Lei è auto/motomunito, Mirko?”
“Sì, certo.”
(Domanda stupida, stavolta hai ragione tu.)
“La signorina può darle un elenco delle Agenzie a cui forniamo assistenza; può chiamare direttamente ai numeri verdi delle Agenzie che preferisce, c’è elevata richiesta nei due settori che le ho indicato, e anche le prospettive di guadagno sono promettenti. Le spiegheranno tutto. Se compila la scheda, noi per parte nostra la segnaleremo a tutte le Agenzie nostre clienti. Faccia in modo di trovarsi a casa lunedì in orario di ufficio, perché la cercherà un bel po’ di gente.”

“Mille grazie! Lei è uno psicologo, vero?”

“Sì, perché?”

“E’ come un consulente, lo psicologo del lavoro, uno che capisce la psicologia degli altri per trovargli un lavoro…?”

“Beh, è così.”

“È bravo, sa? Comunque il mio hobby è correre in moto.”

(Non serve più, e poi ormai me lo immaginavo. La velocità, la corsa… Una bella metafora, difficile per me essere più ottimista di così. E scommetto che la tua passione non ha niente a che fare con il futurismo; ma d’altra parte, ai tempi di Depero, il bello del ‘900 era ancora di là da venire: sennò chissà se avrebbe dipinto quella moto di cui ho il poster in camera? Oggi una moto in grado di raggiungere il triplo della velocità massima che serve per strada è una meravigliosa metafora, ma come hobby? Questione di gusti, amico.)

“Davvero? Io ho il motorino.”

“Beh, grazie ancora, e buongiorno.”

“Buon lavoro.”

“Ti ho mai raccontato di quando andavamo al mare in tre in lambretta, io tua nonna e tuo padre?”

“In effetti sì. Nonna aveva paura…”

“…ma come rideva di gusto! Sai, ho visto in televisione una storia di uno che correva in moto ma la fidanzata non voleva…”

(Lì seduto davanti alla TV mi ricorda un capo indiano, una specie di stralunato e placido divinatore. Lui la televisione l’ha vista nascere, l’ha accolta in casa sua ed è convinto che sia una cosa buona, per principio. Nei primi anni della “TV verità” il nonno, appena andato in pensione, scoprì che la TV e sua moglie si tenevano compagnia nei giorni feriali, e di quando in quando lui si univa a loro, discreto. Io, studente universitario, ero andato a prestare la mia faccia e il mio nome per raccontare una storia inventata; lui la vide per caso e poi quando ci incontrammo mi consigliò su come risolvere l’annoso “problema di cuore” – non mio – che avevo confessato a milioni di spettatori. Gli spiegai che si trattava di una storia inventata e lui mi disse senza scomporsi che ero suo nipote, che mi conosceva bene e lo sapeva che era una storia inventata. Adesso passa praticamente tutto il giorno davanti alla televisione, dormicchiando in poltrona. Nei suoi racconti, che sempre più spesso iniziano con “ho visto in TV…”, è impossibile tracciare una linea per separare ricordi, sogni e trasmissioni televisive passate o future. Lui passa attraverso tutto questo in modo sorprendentemente coerente: basta seguirlo.)

“… al punto che lei lo ha lasciato, proprio pochi mesi prima del matrimonio! Allora lui è andato dal presentatore, e ha detto davanti a tutto il pubblico che non andrà più in moto. Racconta che ha vinto la sua ultima gara, ma adesso basta: vuole solo sposare lei. Allora lei è apparsa col vestito da sposa e gli occhi scintillanti e si sono baciati. Ma cosa mi dicevi di quel ragazzino che voleva fare l’agente, morammazzato? Con tutti i risparmi che mi si sono ciucciati ‘sti imbroglioni… comunque, lo hai aiutato?”

“Lui pensa di sì.”

“Perché, tu che pensi?”

“Forse non ha importanza.”

“Forse… mi domandavo se quel ragazzo della moto sotto sotto non avrebbe voluto fare almeno un’altra corsa, magari non subito, ma dopo dieci anni o più… però dopo ho capito: quando ha visto apparire lei era davvero felice, secondo me non gliene fregava niente a quello della moto, e nemmeno a lei. Si sono goduti il momento, che c’è di male?”

“E se uno proprio vuole correre più forte, i soldi per comperare una moto più potente li trova… ciascuno a modo suo. Giusto?”

“Così è se vi pare.”

“Mi pare, nonno. Mi pare.”

(Valutiamo la situazione. Le cose da dire nella prossima telefonata sarebbero due, e si prospettano una più difficile dell’altra. La prima è l’offerta di lavoro: per una settimana ti fai otto/dieci ore al giorno: a prelevare da scatoloni uova di cioccolato, salami, colombe pasquali, bottiglie di spumante e simili; a depositarli in bell’ordine dentro a dei cesti; a incellofanare gli stessi e ad appenderci sopra dei bigliettini con nomi e indirizzi; il tutto per circa settemilacinquecento (vecchie) lire nette l’ora. Poi se hai la macchina ti puoi fare anche la settimana dopo a consegnare i pacchi, a diecimila lire l’uno, senza limiti di orario, se vuoi vai avanti ad esaurimento fino alla mattina di Pasqua. Prendono te perché costi meno dello straordinario, e se crei problemi a noi o alla committenza hai chiuso. Non è una grande offerta, ma stamattina mi sono già allenato a presentarla un po’ meglio di così, e comunque fino ad ora le persone contattate hanno accettato tutte. La seconda cosa da dire è che il vero motivo di questa telefonata è un altro…)

“Pronto?”

“Buongiorno, sono Roberto Blasi dell’agenzia di lavoro interinale… la dottoressa Rossella Scarpulla?”

“Ah, buongiorno… sono io! Qualche novità per me?”

“Novità, sì, ma ci tengo a dirle subito che non si tratta di un lavoro tagliato proprio sul suo profilo professionale.”

(Bravo, l’hai detto. Peccato che messa così sembra una di quelle tecniche di persuasione che insegnano ai giovani manager, tipo “psicologia del contrario”…)

“Mi spieghi meglio…”

“E’ un’offerta temporanea, breve, un lavoro esecutivo presso una grossa catena di distribuzione prevalentemente alimentare.”

(Toh, mi sono messo a fare il mio lavoro…)

“Tipo promozioni… rappresentanza…?”

“Tipo. Si tratta di confezionare pacchi dono pasquali, e in seguito di consegnarli. Due settimane in tutto.”

“Sì, per forza, poi arriva Pasqua. Io veramente pensavo di partire, di scendere dai miei in Sicilia…”

“Se capita la Pasqua alta o un anno buono, dalle sue parti è già primavera…”

“Però, mi lasci pensare…. Quanto è la paga?”

“Circa quaranta Euro al giorno per il confezionamento, e cinque Euro per la consegna di ogni pacco.”

(In Euro suona meglio…)

“Dunque, quaranta per una settimana fa diciamo… duecentocinquanta Euro. Più le consegne, metti dieci pacchi al giorno… accetto.”

(Addio primavere siciliane…)

“Può venire in agenzia domani mattina alle dieci? E’ per la stipula del contratto, e potrà anche conoscere il suo team di lavoro… etcì!”

(Meno male, non sono allergico a lei… ma a me stesso!)

“Alle dieci, va bene.”

“A domani, allora.”

“Arrivederci.”

(… Dunque, vediamo se ho dimenticato qualcosa: qual era la lista delle cose da dire?)

“… E lei?”

“Non so, nonno: non è venuta a firmare il contratto.”

“E tu non l’hai richiamata per domandarle cosa è successo…?”

“La prassi prevede di trovare subito un rimpiazzo, e di segnare la mancata stipula del contratto sulla scheda personale computerizzata, che finisce per così dire tra le riserve dello schedario.”

“Scartata. E così te la sei fatta scappare. Senza una ragione…”

“Avrà avuto le sue ragioni, e poi mi sembra anche comprensibile.”

“E chi parla delle sue ragioni? Io parlo di te. Sei tu che ti comporti come se sapessi qual è il lavoro adatto a lei: un lavoro che guarda caso non hai da offrirle. Così lasci perdere…”

“Lei cerca un buon lavoro: non mi ha mica telefonato per uscire insieme.”

“Questo lo so, e che pretendevi?”

(Fine della discussione. Questo suo talento nel rendere le cose semplici a volte mi fa sentire come uno che bluffa a poker e gli si legge in faccia. Per di più, quando io baro lui se ne accorge prima di me…)

“Ma ti capisco; Roberto… questa storia della domanda e dell’offerta non è affatto semplice, se pensi a quanti mestieri ci sono al mondo!”

(… Ma non stavamo parlando di donne?)

“A proposito, è un po’ che ci guardo, e mi sono accorto che nessuno aiuta gli alberi del vialetto qui di fronte a cambiare corteccia. Perché bisogna che qualcuno lo faccia, lo sapevi?”

“Veramente no. Ne sei sicuro?”

“Come no! Quando ero bambino, nel terreno di mio nonno c’erano dei platani persino più alti di questi qui davanti; quando arrivava la primavera, mio nonno sapeva accorgersi di quali alberi avevano bisogno di aiuto; lui li indicava ai nipoti e noi con un coltellino raschiavamo la corteccia tutt’intorno alla base. Non c’era bisogno di grattare tutta la corteccia fin su in cima al tronco, che sarebbe stato impossibile; bastava solo un po’ di quella scorza che era alla nostra portata. Giocare coi coltellini era divertente all’inizio, anche se poi le dita si indolenzivano. Il meglio però veniva dopo un mesetto, perché quando tornavamo dal nonno gli alberi che avevamo trattato si erano spogliati completamente della vecchia corteccia, avevano cambiato colore e consistenza, e soprattutto avevano le foglie…”

“E secondo te i platani qui davanti hanno bisogno di una raschiatina?”

“Magari qualcuno, bisognerebbe andare a vedere; ma secondo me non c’è nessuno che fa questo lavoro per gli alberi di questo viale; anzi forse non esiste proprio un lavoro simile.”

“Mi fai pensare a quella filastrocca di Rodari:

ho conosciuto un tale, un tale di Macerata

che insegnava ai coccodrilli a mangiare la marmellata;

le Marche però sono posti tranquilli:

marmellata ce n’è tanta… ma niente coccodrilli!”

“E’ un bel mestiere, non trovi? Comunque, pensavo che potremmo andare noi due a dare un’occhiata a quegli alberi…”

“Buona idea; è così tanto tempo che non esci e la primavera sta per arrivare: la prima giornata che fa bel tempo, se te la senti, andiamo.”

“Appena arriva la giornata giusta… io me la sento.”

(Ecco qui: se la sente di uscire di casa. Si è trincerato dietro a un muro invalicabile immaginario per anni, confinato in casa; anche io mi sono abituato a comportarmi come se il muro esistesse, a girarci intorno… finché un bel giorno lui ci passa attraverso, al suo solito. Per grattare la corteccia dei platani.)

Racconto di Maurizio Brasini

Fonte:
La Casa di Gondrano

(Inserito da FS)


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