Avevo da poco riempito la ciotola di Milla il beagle e stavo ballando in terrazza. La radio trasmetteva “Sheena is a punk rocker” dei Ramones, uno dei miei pezzi preferiti.
Milla divorava in fretta e furia le sue crocchette, Plutarco il coniglio sgranocchiava beatamente le rondelle di carota che gli passavo di volta in volta. Era una splendida domenica mattina di Febbraio: il sole splendeva e la temperatura era tanto mite da consentirmi di prendere il sole senza dover indossare una giacca. Stavo aspettando il mio fidanzato per una passeggiata nei boschi con tanto di pic nic; il tavolo di vetro del salone era colmo di panini. torte salate e frutta che avremmo infilato nel cesto di vimini che Cristiano avrebbe portato con sé.
Non mi stupii particolarmente al suono del citofono, ma rimasi a bocca aperta quando aprendo la porta trovai Giovanna.
Io e mia sorella ci eravamo perse di vista man mano che gli anni passavano, non eravamo mai riuscite a superare le nostre divergenze. Eravamo diverse anche d’aspetto: laddove io ero piccola e bruna lei era alta e bionda – merito del parrucchiere piuttosto che della natura. La mia pelle era diafana, mentre la sua abbronzata dalle continue lampade solari. Lei era sempre vestita all’ultimo grido, io indossavo i primi vestiti che pescavo dall’armadio. Io amavo studiare e avevo una laurea in psicologia, l’ultima volta che l’avevo vista lei lavorava come pr, lei amava il pop e io il rock.
Ma la differenza più grande era che io non riuscivo a mangiare animali, mentre lei non si faceva scrupoli nonostante le innumerevoli discussioni che avevamo avuto. Fu soprattutto per questo motivo che, quando cinque anni prima ero riuscita a comprare casa, avevo smesso di cercarla. E lei aveva fatto lo stesso.
“Ehi!” Ero davvero sorpresa di vederla, ma non potei impedirmi di essere glaciale con lei. “Cosa ci fai qui?” le chiesi.
“Sorellina,” mi abbracciò soffocandomi col suo profumo, “volevo vedere come ti sei sistemata!” mi sorrise trascinandosi dietro una valigia enorme.
“Dopo cinque anni? Ammirevole da parte tua” replicai ironicamente.
Si accomodò sul divano rosso e prima che potessi impedirglielo scartò uno dei panini. Milla corse in salone incuriosita dal rumore e cominciò a pietire cibo. “Che carino, è un cucciolo vero?” mi domandò accarezzando la testa della cagnetta.
“Si, dovrebbe avere cinque mesi adesso. L’ho trovata al canile, aveva uno sguardo tanto triste da lasciarmi senza parole.” Lei annuiva spensieratamente. “Vuoi un tè, una tisana, un bicchiere d’acqua?” Cercavo un modo per allontanarmi e chiamare Cristiano, non mi andava che conoscesse Giovanna in questo modo, ma non me lo permise.
“No, grazie, sto bene così. Questo panino è buonissimo, cosa ci hai messo dentro?” e le elencai gli ingredienti.
“La tua casa è adorabile, non sapevo che avessi così tanto gusto!” e la ringraziai sorridendo.
“Uh, guarda, un coniglietto!” e le presentai Plutarco, spiegandole che l’avevo incontrato grazie a un annuncio su internet.
“Ma quindi hai internet a casa?” e le risposi che si, ovviamente avevo internet a casa.
Per un tempo indefinito che a me sembrava una giornata intera continuò a farmi domande inutili, interrotta alla fine dall’arrivo di Cristiano.
Mentre andavo ad aprire la porta consideravo che tutto sommato avrei potuto essere più gentile con mia sorella, chiederle qualcosa della sua vita, ma ero piuttosto inquieta dall’ingombrante presenza della valigia. I miei pensieri svanirono non appena lui entrò. Ogni volta che guardavo il mio fidanzato non potevo evitare di rimanere senza fiato per la sua bellezza. Tuttavia la cosa che maggiormente amavo di lui era l’intelligenza. Non stavamo insieme da moltissimo tempo, per ora lui non conosceva i miei genitori e io non avevo mai incontrato i suoi, e avevo sperato davvero che la situazione rimanesse così ancora per un po’. Ma mi trovai costretta dalle circostanze a presentargli mia sorella, la quale gli sorrise ammiccante e lo abbracciò lasciandomi a ribollire di gelosia.
La gita tra i boschi era una scusa eccellente per salutarla, e stavo per ricordare subdolamente a Cristiano di sistemare il cibo nel cestino quando l’arpia domandò “Ragazzi, davvero, non volevo interrompere i vostri piani. Ma giacché sono qui che ne dite di pranzare tutti insieme? Conosco una bisteccheria eccezionale in zona.” Io e lui ci guardavamo, i suoi occhi perplessi, i miei alzati al cielo.
“Giovanna ti ricordi che sono vegetariana, vero?” sussurrai per non scoppiarle a ridere in faccia.
“Si, certo, ma speravo che questa fissazione ti fosse passata.”
Autore: Valentina Buffetti – Redazione di Promiseland.it
Racconto ispirato a un soggetto di Emanuela Morozzi e Valentina Buffetti.

Scegli i prodotti certificati VEGANOK e sostieni così la libera informazione!
