Diritti umani contro le bombe

Promiseland -

Nella mia qualità di giudice in Canada e di pubblico ministero nei tribunali internazionali per l’ex Jugoslavia (ICTY) e per il Ruanda (ICTR) ho avuto modo di capire bene cosa c’è alla base dei più spontanei atti di umanità, generosità e compassione ed anche cosa si nasconde dietro le più terribili violazioni dei diritti umani. […]

Nella mia qualità di giudice in Canada e di pubblico ministero nei tribunali internazionali per l’ex Jugoslavia (ICTY) e per il Ruanda (ICTR) ho avuto modo di capire bene cosa c’è alla base dei più spontanei atti di umanità, generosità e compassione ed anche cosa si nasconde dietro le più terribili violazioni dei diritti umani.
Alle origini di queste azioni, che si collocano alle estremità opposte dell’interazione umana, c’è spesso la paura.
In generale l’insicurezza è alimentata dal terrorismo, dalla proliferazione e dall’incessante dispiegarsi di conflitti armati e dal persistere di condizioni di estrema povertà e miseria in un mondo di agi e di consumismo per i più fortunati.
La paura è al tempo stesso il migliore e il peggiore dei consiglieri. Fa scattare, come è giusto che sia, l’allarme, ma può produrre una risposta irrazionale e intempestiva.
Al cospetto del terrorismo la politica della paura auspica il completo abbandono della libertà a favore della sicurezza, della segretezza, della casualità, della discriminazione razziale, dei trasferimenti coatti di detenuti e dell’uso della tortura. In un conflitto armato la paura spesso determina una escalation del militarismo, della repressione, dell’indottrinamento e dell’uso dei soldati-bambini.
Al cospetto della povertà estrema, la politica della paura può avere un duplice effetto perverso: fornire ai poveri uno strumento di sopravvivenza inadatto che porta al radicalismo, al banditismo e all’estremismo religioso e anche fornire ai ricchi uno strumento di auto-tutela inadatto, uno strumento che porta all’esclusione, ad una mentalità «chiusa» e alla fuga nel consumismo.
Queste conseguenze della politica della paura si traducono generalmente in razzismo e xenofobia che altro non sono se non ‘paura dell’altro’. La politica della paura si auto-alimenta e porta ad una maggiore paura.
Il quadro internazionale dei diritti umani costituisce un contrappeso alla politica della paura. Garantisce la sola alternativa ragionata e legittima alle reazioni irrazionali determinate dalla paura.
Una risposta all’insicurezza basata sui diritti umani è, al tempo stesso, più equilibrata e più razionale e presenta il singolare vantaggio di smantellare, piuttosto che consolidare, le cause di fondo dell’insicurezza.
I diritti umani non sono un lusso di cui godere una volta conseguiti sviluppo e sicurezza. Sono invece il presupposto dell’uno e dell’altra, sono un antidoto alla politica della paura che perpetua sottosviluppo e insicurezza.
I diritti umani forniscono un quadro di riferimento per risolvere le controversie – anche quelle riguardanti le nostre con convinzioni e i nostri valori più profondi – un quadro che poggia sulla razionalità, sull’imparzialità e sulla ragione piuttosto che sulla forza, sull’intransigenza e l’intolleranza.
Come chiarisce il preambolo della Dichiarazione Universale solo i diritti umani protetti dallo Stato di diritto fanno in modo che i singoli non siano «costretti a fare ricorso, come ultima spiaggia, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione».
I diritti umani garantiscono il venir meno dell’ostilità per fare posto alla dignità e alla libertà. Sono fondamentalmente il riconoscimento dei diritti degli altri. Quando ci viene chiesto di decidere a quanta della nostra libertà siamo disposti a rinunciare per la sicurezza, in realtà ci si chiede quanta della libertà degli altri siamo disposti a sacrificare per la nostra sicurezza: quanti miei compatrioti sono disposto a far trasferire in Paesi dove con ogni probabilità verranno torturati in modo che io possa sentirmi sicuro.
Di quanti stranieri sono disposto a consentire la detenzione a tempo indeterminato senza accuse precise se questo è ciò di cui ho bisogno per sentirmi sicuro.
Ovviamente la domanda non ci viene mai posta in questi termini: sono disposto a sottopormi ad una detenzione arbitraria o al rischio della tortura in modo che il mio vicino si senta più sicuro?
I diritti umani non ostacolano la tutela della sicurezza nazionale; essi sono, quanto meno nelle società democratiche, il fulcro stesso dell’identità nazionale. In realtà, a mio giudizio, un Paese e gli ideali che lo connotano rischiano la distruzione tanto a causa del collasso dei diritti umani e dello Stato di diritto che li tutela quanto a causa dell’esplosione di bombe sul suo territorio.
L’insicurezza più profonda non proviene dalle minacce straniere, ma dalla tentazione interna di consentire l’erosione delle fondamenta su cui poggia l’identità nazionale; può non essere immediata e tangibile come quella scatenata da una bomba, ma è forse più profonda. Combattere l’insicurezza nel quadro dei diritti umani vuol dire combattere con la nostra arma più potente: i nostri valori più profondi.

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Testo di Louise Arbour

Traduzione di Carlo Antonio Biscotto

Tratto da: www.unita.it


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Inserito da: Marcello Paolocci ([email protected])


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